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Il presidente russo Vladimir Putin

Ottavio Cinquanta, presidente della
Federzione del pattinaggio su ghiaccio, parla con l'ex-presidente
del Cio Juan Antonio Samaranch, a destra

Sarah Hughes, Usa, medaglia d'oro
del pattinaggio di figura

La coppia canadese Jamie Sale e David
Pelletier, in alto, e la coppia russa Elena Berezhnaya e Anton
Sikharulidze

I canadesi Jamie Sale e David Pelletier,
medaglie d'oro del pattinaggio di figura
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Il presidente della Repubblica Russa parla di fallimento
dell'attuale governo del Cio. Ed è polemica a Salt Lake City:
la delegazione russa si mantiene sulle posizioni di ieri,
vuole chiarimenti concreti da parte del Comitato Olimpico
Internazionale, sulle decisioni di giurie federazioni internazionali
e dello stesso Cio ai danni dei propri atleti.
Putin, all'indomani della decisione di cambiare l'ordine
di arrivo, dopo tre giorni dalla conclusione della gara di
pattinaggio di figura a coppia, costringendo d'imperio gli
atleti russi a dividere l'oro con i canadesi, ha inviato a
Salt Lake il proprio vice presidente Valentina Matvienko.
La motivazione ufficiale è quella di tener alto il morale
degli atleti, ma di fatto la Matvienko ha fatto sentire le
propie ragioni al governo dello sport mondiale. Ieri a Casa
Russia si è svolta una colazione dove i vertici dello sport
russo e la Matvienko hanno invitato Jacques Rogge.
"Nulla di strano" commenta Smirnov, vice presidente
del Cio, "è tradizione che il presidente del Comitato olimpico
internazionale faccia visita alla nostra delegazione. Una
tradizione iniziata nel 1992 con Samaranch" ovvero quando
per la prima volta la Russia ha mandato una propria delegazione,
dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Certo questa non sembra
essere una visita di cortesia, ma piuttosto un tentativo di
ricucire una situazione che è sfuggita di mano.
Jacques Rogge, eletto a Mosca a luglio dello scorso
anno, in questi suoi primi Giochi da presidente ha avuto il
suo bel da fare per districarsi tra opinione pubblica, pressione
dei media, reclami delle delegazioni. Un lavoro delicato di
sottili equilibri che non è ancora terminato. Dopo la colazione
a porte chiuse, Rogge ha fatto buon viso a cattivo gioco dichiaradosi
soddisfatto della conversazione avuta.
Valentina Matvienko invece è stata molto più esplicita, innanzitutto
ha chiesto a Rogge un incontro ufficiale con l'esecutivo e
solo dopo aver ottenuto i chiarimenti richiesti deciderà quale
posizione prendere. "Noi siamo un paese responsabile, e per
questo rispettiamo lo spirito olimpico, ma vogliamo risposte
concrete".
Ottavio Cinquanta, il presidente dell'ISU, la federazione
del ghiaccio, aveva sottolineato fin dall'inizio la pericolosità
di rivedere un risultato deciso dalle giurie. Le medaglie
fotocopiate, aveva dichiarato, aprono la strada dela contestazione.
"Se fosse dipeso da me, ha dichiarato ieri, "non avrei rivisto
la classifica neanche morto! Chi mi dice che il giudice non
sia stato pagato per delegittimare il giudizio degli altri?".
L'inchiesta dell'Isu prosegue, perché Cinquanta
vuole andare fino in fondo alla questione La Gougne,
il giudice francese che ha rivelato di aver avuto pressioni
per avvantaggiare i russi; vuole poter verificare tutte le
versioni e, solo ad aprile, nella riunione del consiglio della
federazione internazionale, prenderà una decisione anche su
eventuali squalifiche.

Svaniti i sogni di gloria per Karen Putzer, che torna
comunque a casa con un prezioso bronzo nello Slalom Speciale.
Ieri nel Gigante si è classificata solo decima nella gara
vinta da Janica Kostelic. La croata entra nella storia
per essere stata la prima atleta ad aver vinto quattro medaglie
in una stessa Olimpiade. E' anche l'unica donna ad aver vinto
tre ori, risultato ottenuto solo da Jean Claude Killy e da
Toni Sailer tra gli uomini.
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