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Droga
Oppio: beffa alle Nazioni Unite
Un esperto finanziere, capace di saper gestire il mercato con incisivi piani industriali, di saper modulare i prezzi con interventi mirati su domanda e offerta. Con una visione strategica di medio e lungo termine. Non stiamo parlando dell'amministratore delegato di una multinazionale, ma del pluriricercato Osama bin Laden. E dopo aver potuto verificare l'abilità della sua Al Queda (La Base) nel trarre profitto dagli atti terroristici, ora saggiamo la sua capacità nel gestire il commercio della droga. 
Il "grande bluf" tirato all'occidente dal Mullah Omar e da bin Laden prende le mosse dal piano dell’Undcp, il programma antidroga delle Nazioni Unite. Piano costato un mare di polemiche al responsabile dell'ufficio, Pino Arlacchi. L'Afghanistan è stato fino a pochi anni fa il numero uno nella produzione del papavero d'oppio, con i suoi 90 mila ettari che forniscono la materia prima per la produzione del 75% dell'eroina che gira per l'intero pianeta. Territori situati nel territorio controllato dai Taliban. Beh nel 1998 parte la "svolta": con il corano in mano, i funzionari dell'Undcp chiedono chiesto ai Taliban di promulgare una "Fatwa" (sentenza) che bandisse la produzione d'oppio. Omar accetta, in cambio di cospiqui finanziamenti (erogati direttamente ai contadini, spiegano all'Onu) necessari per riconvertire a grano la produzione. La sentenza viene emessa. Nel febbraio scorso i funzionari del braccio operativo dell'Onu alla lotta al narcotraffico, si arrampicano sui monti afghani del "quadrilatero d'oro"e stendono il loro rapportino: al posto dei papaveri ci sono sterminati campi di grano e ortaggi. Vittoria. Vittoria apparente. Mentre i funzionari scendono per i duemilaottocento metri i due pokeristi Omar e bin Laden hanno già rastrellato il piatto. Nella "Fatwa" c'è una crepa. Un cavillo. Si parla di produzione, ma non di vendita. Difatti l'oppio delle piantagioni è già stato stoccato in magazzini situati in bunker nascosti nelle montagne lungo il confine. E le raffinerie funzionano a pieno ritmo, sfornando tonnellate d'eroina. Nel frattempo l'Afghanistan ha chiuso i rubinetti e per la legge della domanda e dell'offerta i prezzi vanno alle stelle. All'Onu esultano: "i magazzini del Tajikistan stanno per esaurire le scorte. I prezzi salgono. Fra poco la droga che circola per il mondo subirà una drastica riduzione". Calcolo errato. I rubinetti riaprono. Quest'anno, secondo i calcoli dell'Onu, i Taliban incasseranno dalla vendita dell'eroina ben 10 miliardi di dollari, il triplo rispetto all'anno scorso. Circa 20 mila miliardi di lire, una mini-finanziaria. Tutti soldi che finanziano la Jihad. E ora, con la guerra, non c'è nulla che possa impedire ai Taliban di rimettere in soffitta il grano e riseminare a papavero.
Eroina: il petrolio dei Talebani
Resiste al freddo, all'usura, al tempo ai bombardamenti, perfino alle crisi di mercato. È più preziosa dell'oro e del petrolio. Si chiama eroina ed è il volano dell'economia Afghana. La scoprirono i mujaheddin durante la guerra contro la Russia. Mentre i bombardieri radevano al suolo i campi coltivati e i sistemi d'irrigazione della povera (allora) economia afghana i guerriglieri si resero conto che avevano un tesoro con cui finaziare la guerra: quei papaveri che facevano arrampicare avidi mercanti su per i monti. Iniziarono a barattare sacchetti di polvere bianca con i kalashnikov.


Ed era il più devoto dei ribelli, Gulbuddin Hekmatyar, appoggiato dai signori di Teheran, ad usare con maggiore spregiudicatezza quest’arma micidiale. Fingeva di dimenticare che nel Corano la droga è vietata. Al di là del confine i registi della guerriglia erano i generali dell'Isi, il servizio segreto del dittatore pakistano, Zia. Uno Stato nello Stato, benedetto dall’alleanza con la Cia. I camion della National Logistic Cell si arrampicavano sui monti pieni di armi e di rifornimenti americani, per poi riscenderne zeppi di oppio che i generali imbarcavano per l'Occidente. Tutti sapevano, ma Washington pensava che l’occasione per inchiodare l’Urss a quel Vietnam montagnoso non doveva essere gettata. Solo un guerriero rifiutò di sposare questo modo sporco di fare la guerra, il comandante Massud. E forse non è un caso che sia stato ucciso a tradimento da un commando di finti giornalisti poco prima che partisse questa nuova guerra.


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