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| Rifugiati: un popolo in fuga |
| APPROFONDIMENTI |
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| GLI AIUTI UMANITARI |
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Servono
530 miliardi di lire per far fronte, per i prossimi sei mesi, all'emergenza
profughi in Afghanistan e nei paesi limitrofi. E' il conto presentato
dall'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati(Unhcr), Ruud Lubbers,
ai paesi donatori. Secondo le stime dell'Unhcr potrebbero muoversi
dall'Afghanistan un milione e mezzo di profughi. L'organizzazione
si sta preparando per fronteggiare il "possibile flusso di un milione
di rifugiati in Pakistan, 400 mila in Iran, 50 mila in Tajikistan
e 50 mila in Turkmenistan". L'Unhcr sta predisponendo programmi
di assistenza per 500 mila persone all'interno dell'Afghanistan
e è pronta a mobilitare uno staff di 700 persone, in aggiunta alle
500 già operative, nei paesi confinanti. Il piano di emergenza prevede
la costruzione e la manutenzione di campi, l'acquisto e il trasporto
di 80.000 tende, centinaia di migliaia di kit sanitari e igienici.
Questo piano operativo è per l'organismo dell'Onu, il più massiccio
dalla crisi del kosovo. L'Europa ha stanziato 4 milioni di Euro
(circa 8 miliardi di lire). L'Italia ha sborsato 15 miliardi e sta
inviandosei voli umanitari che trasporteranno 265 tonnellate di
aiuti alimentari (sufficienti per nutrire un milione di persone
per un giorno) nei paesi confinanti con l'Afghanistan. Per quanto
riguarda gli Stati Uniti Bush ha stanziato 100 milioni di dollari
per i profughi del Pakistan e si sta valutando l'idea di paracadutare
casse di aiuti per le popolazioni che si trovano in Afghanistan.
Nei giorni scorsi Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Danimarca
e Grecia, avevano già donato una cifra pari a 12 milioni di dollari.
E una donazione di due miliardi di lire è stata fatta anche dall'attrice,
premio Oscar, Angiolina Jolie. Il Pakistan si è offerto di prestare
oltre 300.000 tonnellate di grano alle Nazioni unite. Al Programma
alimentare in Afghanistan sono rimaste scorte per nutrire 3 milioni
800.000 persone soltanto per tre settimane, dopo l'incursione di
lunedì a Kandahar, in cui i Talebani hanno requisito gli uffici
e 1.400 tonnellate di cibo.
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| PROFUGHI: PRIMA E DOPO IL
CONFLITTO |
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Abbiamo visto migliaia di profughi accalcarsi ai confini con l'Afghanistan.
In fuga dalla minaccia di una nuova guerra. Gente disperata, con
pochi stracci al seguito. Ma questo stato di cose si è solo acuito
dopo i bombardamenti. Sono anni che, le guerre prima, la guerra
civile poi, la siccità e la povertà che ne consegue, l'Afghanistan
alimenta un moto perpetuo di profughi. In un rapporto del Vaticano,
durante il Gioubileo, questo paese figurava al secondo posto (prima
la Palestina) della classifica degli stati che hanno prodotto il
maggior numero di profughi: 2 milioni e 622 mila. Mentre sono da
1 a 1,5 i milioni di persone che migrano da una regione all'altra
all'interno del paese. Già da mesi le agenzie dell'Onu gridano aiuto
per la situazione dei campi profughi. In un territorio dove le temperature
scendono fino ai 40 gradi sotto zero. Nello scorso febbraio morirono,
nel campo profughi di Herat, 110 persone, in gran parte donne e
bambini, in una sola dannata notte, in cui la temperatura era scesa
sotto ai 25 gradi. Il campo di Herat si trova in territorio controllato
dai Taliban e ospita 80.000 persone fuggite dai territori di guerriglia.
Il 20 febbraio il coordinatore dell'Onu per gli affari umanitari,
Kenzo Oshima, mise il dito nella piaga: "La carestia minaccia almeno
un milione di afghani. Centinaia di migliaia di persone vivono in
condizioni di incredibile miseria. Senza un intervento rapido si
rischia una catastrofe umanitaria". Mentre Oshima lanciava il suo
appello, chiedendo lo stanziamento di 229 milioni di dollaari, 500
mila afghani lasciavano le proprie case, 170 mila entravano in Pakistan
e molti altri varcavano la frontiera dell'Iran. Dopo qualche mese,
siamo a marzo, muoiono altri 260 profughi per la fame e il freddo.
Il 12 marzo Kofi Annan, il segretario generale dell'Onu, durante
una visita, promette aiuti per i 50 mila afghani che "sopravvivono"
nel campo profughi di Shamshatu, nel nord del Pakistan. Ma non può
raggiungere l'inferno: una visita al campo di Jalozai viene sconsigliata
dalle stesse autorità Pakistane perchè la sua sicurezza "non poteva
essere garantita". Lì ci sono 80 mila rifugiati senza cibo, medicine
acqua. "L'unica cosa in abbondanza sono gli attrezzi per scavare
le fosse e i teli per coprire i cadaveri", come recita un macabro
cartello all'ingresso del campo. L'Alto commissariato dell'Onu per
i rifugiati scrive che Jalozai potrebbe diventare un "campo della
morte".
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| MINE SULLA VIA DELL'ESODO |
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Milioni
di mine: mine antiuomo, mine anticarro che ogni mese in Afghanistan
fanno più di cento tra morti e feriti. Sono l'ennesimo orrore in
agguato sulle strade dei profughi, sui valichi di montagna, sui
sentieri impervi che allontanano dalle citta', verso confini che
offrono il miraggio della salvezza ma che ancora restano irremovibilmente
chiusi. ''Ce ne sono a milioni in Afghanistan, questa è una delle
regioni del mondo piu' colpite da questa piaga'', dicono gli operatori
di Human Rights Watch. La maggior parte sono mine sovietiche, interrate
durante i dieci anni dell'occupazione che si concluse con il ritiro
di Mosca nel 1989. Ma anche i Taliban, durante la guerra civile
che li ha portati a controllare piu' del 90 per cento del territorio
afghano, hanno disseminato ordigni dovunque. Ora centinaia di migliaia
di civili sono nuovamente in marcia e in molti casi le vie di transito
sono sempre le stesse, quelle costellate di mine, dove quotidianamente
si raccolgono morti e feriti mutilati, in gran parte bambini. Secondo
le ultime stime dell'Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite),
il timore della preannunciata rappresaglia americana fara' presto
raddoppiare il numero degli sfollati all'interno dell'Afghanistan:
ora sono piu' di un milione quelli che hanno abbandonato le loro
case per poverta', disperazione e guerre recenti, presto saranno
due milioni e duecentomila. Con l'inverno alle porte la situazione
si avvia a trasformarsi in catastrofe umanitaria, con 7-8 milioni
di senzatetto da assistere, nutrire, curare. E questo, solo in Afghanistan.
In Pakistan, dove gli afghani sono gia' due milioni, i campi profughi
non sono in condizioni molto migliori, anche se qui - dove non c'e'
bisogno del permesso dei Taleban - una volta trovati, gli aiuti
umanitari possono arrivare a destinazione. Medicine non ce ne sono
quasi. E l'acqua sta a 300 metri di profondita' ed e' probabilmente
a rischio, i viveri vanno trasportati su sterrati impervi dove e'
in agguato anche l'incognita delle mine. Chi sta tentando di mettere
in piedi nuovi campi di accoglienza lavora ma non puo' evitare parole
di sconforto. ''E' come costruire un campo profughi sulla luna.
Anzi, li' probabilmente sarebbe piu' facile''.
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| I PROFUGHI DEL TAMPA: STORIE
DI "ORDINARIA INDIFFERENZA" |
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La sorte dei profughi afghani è comune a quella di altri popoli
che fuggono dalle loro terre. Tra la fine di agosto e l'inizio di
settembre una vicenda paradossale di "ordinaria indifferenza" coinvolse
poco meno di 500 persone e il governo dell'Australia. Eccone un
resoconto.
26 AGOSTO La nave mercantile norvegese Tampa soccorre un
gruppo di 438 profughi, quasi tutti provengono dall' Afghanistan
(alcuni vengono da Sri Lanka e Indonesia), la cui imbarcazione,
un vecchio peschereccio indonesiano, stava andando alla deriva a
circa 150 chilometri da Christmas Island, che fa parte dell' Australia,
ma da cui si trova distante circa 1.400 chilometri.
27 AGOSTO I profughi tentano di dirottare il Tampa, chiedendo
di essere sbarcati sull'isola di Christmas. Il governo australiano
rifiuta pero' l'ingresso nelle acque territoriali.
29 AGOSTO Un commando di teste di cuoio australiane abborda
la nave, entrata senza autorizzazione in acque australiane e giunta
a quattro miglia da Christmas Island.
30 AGOSTO Malgrado le frenetiche trattative, Australia, Norvegia
e Indonesia rifiutano di assumersi la responsabilita' per i profughi.
31 AGOSTO A Ginevra, una riunione dell' Unhcr propone una
soluzione la cui precondizione resta pero' l'autorizzazione allo
sbarco nell' isola da parte del governo australiano. Timor Est offre
il suo aiuto.
1 SETTEMBRE Nuova Zelanda e Nauru, un' isola-stato del Pacifico,
sembrano disponibili ad accogliere i clandestini. Un giudice federale
australiano emette un'ordinanza che vieta al Tampa di lasciare le
acque territoriali australiane.
2 SETTEMBRE Si annuncia che i passeggeri del Tampa saranno
presi a bordo di una nave da trasporto della marina australiana,
la Manoora, e portati in Papua Nuova Guinea prima di essere consegnati
a Nuova Zelanda e Nauru. 3 settembre - La Corte federale australiana
da' il suo consenso al piano negoziato dal premier John Howard per
il trasferimento dei clandestini verso Papua Nuova Guinea. I profughi
vengono trasferiti sulla nave australiana che fa rotta verso Papua
Nuova Guinea. Prima tappa prima di essere portati poi in Nuova Zelanda
e nel minuscolo stato-isola di Nauru, nel Pacifico.
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