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| Cirami e il legittimo sospetto |
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| SME: UNA PRIVATIZZAZIONE A OSTACOLI |
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L'accordo Prodi -
De Benedetti, tuttavia, contiene una clausola - trappola per
l'Ingegnere: l'esecuzione del contratto dipende dall'ok del
Cda dell'IRI, che arriva il 7 maggio '86 "salvo l'autorizzazione
dell'autorità di governo". Ma il 24 maggio arriva
all'IRI un'altra proposta di acquisto della Sme: la presenta
l'avv. Italo Scalera, che non rivela il committente, e la cifra
offerta è maggiore, 550 miliardi. Appena 3 giorni dopo,
il 27, il Comitato Interministeriale per il coordinamento della
Politica Industriale delibera a favore della privatizzazione
della Sme e detta le condizioni per la sua cessione: garanzia
della non alienazione a gruppi stranieri della partecipazione
"per un congruo numero di anni", rispetto dei programmi
di investimento e dei livelli occupazione definiti dal governo.
Inizia una settimana cruciale per l'avvenire della Sme, che
in Borsa viene sospesa a più riprese dalla Consob: dal
29 maggio al 6 giugno l'IRI riceve 3 nuove offerte per la Sme.
La prima è della Iar: una società costituita da
Barilla, Ferrero, Berlusconi, Conservitalia. La seconda è
della Cofima, società di imprenditori campani guidata
dal napoletano Fimiani. La terza è della della Lega delle
Cooperative. Scalera esce di scena.
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| Il 6 giugno, il ministero delle
Partecipazioni statali chiede all'IRI di approfondire
tutte le offerte ricevute e di comunicare il suo orientamento
entro il 13 giugno... |
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20 giugno 1985: la Buitoni contrattacca,
l'affare sta sfumando. De Benedetti chiede al tribunale
di Roma il sequestro cautelativo delle azioni Sme in
mano all'IRI. 24 giugno 1985...
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| La Sme, intanto, è più
sana: già nell' '86 è tornata in utile per
70,5 miliardi di lire. Nell' '87 si raggiungono i 78,2
miliardi di utile e i 3719 miliardi di fatturato.... |
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