Cirami e il legittimo sospetto
Diamo i numeri
SME: LE BATTAGLIE (PERSE) DI DE BENEDETTI torna a SME >>>
20 giugno 1985: la Buitoni contrattacca, l'affare sta sfumando. De Benedetti chiede al tribunale di Roma il sequestro cautelativo delle azioni Sme in mano all'IRI.

24 giugno 1985: altro affondo di Buitoni, che chiede al Tar del Lazio di sospendere l'efficacia del decreto Darida.

25 giugno 1985: il tribunale di Roma respinge la richiesta di sequestro delle azioni Sme

10 luglio 1985: anche il Tar dà torto a De Benedetti, respingendo la richiesta di sospensiva del decreto Darida. I legali dell'Ingegnere decidono allora per l'attacco frontale, e il 19 luglio 1985 citano l'IRI davanti al tribunale di Roma: chiedono che sia dichiarato valido il contratto firmato da Prodi e De Benedetti per l'acquisto della Sme.

L'11 dicembre 1985 il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giuliano Amato, e il presidente dell'IRI Romano Prodi affermano in un comunicato congiunto che il documento firmato con Buitoni era un'intesa preliminare, non un contratto vero e proprio vincolante per le parti. Manca, infatti, l'autorizzazione del ministro.

13 marzo 1986, sentenza della Corte di Cassazione: sulla vicenda Sme è competente il tribunale civile e ''si deve convenire nell'assunto della Buitoni che non esisteva e non esiste disposizione di legge che preveda il potere di autorizzazione nei confronti dell'IRI (fatta eccezione per le partecipazioni ex Egam)". Un punto a favore di De Benedetti, dunque, anche se la palla passa la tribunale di Roma, che dovrà dire ''se all'esigenza di autorizzazione ministeriale ai fini dell'esecuzione del contratto si debba riconoscere natura di condizione pattizia. Ovvero, se il via libera del governo alla cessione della Sme sia indispensabile.

19 luglio 1986: la prima sezione del tribunale civile di Roma dà ragione all'IRI: non si può attribuire all'intesa del 29 aprile 1985 "valore di proposta contrattuale, posto che essa non costituiva (…) per nessuno dei firmatari manifestazione di impegno negoziale e lo stesso ing.De Benedetti dichiara in detto documento una semplice disponibilità a procedere al rilievo delle azioni Sme". Di più, "il fatto che non vi sia stato un definitivo incontro di volontà fra IRI e Buitoni non sembra quindi imputabile all'IRI". Prodi, d'altra parte, raggiunto l'accordo con De Benedetti, si "era impegnato a sottoporre con il proprio parere favorevole all'approvazione del Cda l'operazione", "subordinando comunque la conclusione del contratto alla preventiva autorizzazione dell'autorità governativa".

De Benedetti, naturalmente, ricorre in Appello, ma nel marzo 1987 anche la sentenza di secondo grado gli dà torto: presupposto del contratto definitivo per la cessione della Sme è l'autorizzazione del governo. Secondo i giudici del tribunale di Roma, infatti, l'IRI, come tutti gli altri enti di gestione, è destinataria" degli indirizzi programmatici vincolanti espressi dall'autorità di governo attraverso CIPE e CIPI". Per vendere la Sme, ci vuole l'ok dell'esecutivo.

PRIVATIZZAZIONE
L'accordo Prodi - De Benedetti, tuttavia, contiene una clausola - trappola per l'Ingegnere: l'esecuzione del contratto dipende dall'ok del Cda dell'IRI...
LE OFFERTE
Il 6 giugno, il ministero delle Partecipazioni statali chiede all'IRI di approfondire tutte le offerte ricevute e di comunicare il suo orientamento entro il 13 giugno...
QUANTO VALE?
La Sme, intanto, è più sana: già nell' '86 è tornata in utile per 70,5 miliardi di lire. Nell' '87 si raggiungono i 78,2 miliardi di utile e i 3719 miliardi di fatturato....
 
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