Cirami e il legittimo sospetto
Diamo i numeri
La teste Omega Stefania Ariosto
Stefania Ariosto''Credo che, per un cittadino onesto come io mi reputo essere, sette anni di testimonianze e aule giudiziarie siano troppi. Ho partecipato a 300-400 udienze per questo processo, per quelli attivati dopo le mie querele per diffamazione a mezzo stampa, ed è davvero dura continuare''.

Stefania Ariosto, quando ripensa al terremoto giudiziario-politico-istituzionale scatenato dalle sue dichiarazioni, non ha dubbi: "Oggi non lo rifarei", ha detto più volte. Distinta, la quarantina passata da alcuni anni, l'antiquaria si lega a Vittorio Dotti, civilista Fininvest che seguirà la discesa in campo di Silvio Berlusconi entrando in politica come deputato di Forza Italia. Un rapporto, quello con Dotti, stravolto dalle rivelazioni sui presunti episodi di corruzione dei magistrati romani.

La fonte Olbia, poi teste Omega, sembra non reggere alla pressione di un evento che negli anni assume i contorni dell'affaire più clamoroso, forse, della Seconda Repubblica. Non si tratta di finanziamento illecito ai partiti, come ai tempi di Tangentopoli, ma di corruzione in atti giudiziari in vicende che, dalla cessione della Sme alla vendita della Mondadori, fino ai processi IMI, allungano un'ombra pesante sul presente politico. L'11 gennaio 2002, nell'aula del tribunale di Milano, Ariosto esce di scena: accusa e difesa hanno rinunciato ad interrogarla, riservandosi di farlo al termine dell'escussione degli altri testimoni. Per lei parleranno gli atti del processo Imi-Sir, di cui il Tribunale ha disposto l' acquisizione. Paradossalmente, la sua deposizione, le parole della grande accusatrice di Cesare Previti e dei giudici romani, ora non servono più.

In mesi e mesi di battaglia giudiziaria, la Ariosto ha dovuto fronteggiare accuse gravi e allusioni pesanti, ha reagito con una raffica di querele e richieste di risarcimento miliardarie. Ha rilasciato interviste e impedito la pubblicazione di un video con il suo interrogatorio negli uffici della procura di Milano. Per i legali di Previti, ha cominciato a collaborare con la Procura di Milano non nel luglio del '95 ma alcuni mesi prima. Forse, nell'estate del '95, era già fonte abituale dei servizi. Ma nel marzo 2002 il Procuratore generale di Milano, Francesco Saverio Borrelli, ribatte: ''La collaborazione di Stefania Ariosto con la Procura di Milano è iniziata nel luglio del 1995. Ho letto sui giornali di questa polemica, ma credo che sostanzialmente non cambi assolutamente nulla''.

L'11 gennaio 1998, d'altra parte, era stato l'Avanti a pubblicare ampi stralci di un rapporto datato 30 aprile 1988 della Questura di Roma. Dal documento risultava che la Ariosto era collaboratrice dei servizi segreti dal 1988. La pubblicazione avviene in concomitanza con la data fissata per il 12 gennaio '98, in cui il Parlamento avrebbe dovuto pronunciarsi sulla richiesta del gip di Milano di arresto di Previti. Le indagini della procura di Roma accertarono che il dossier era falso e che era stato portato in redazione dal giornalista Gabriele Ratini che lo aveva avuto da Angelo Demarcus, ex ufficiale della Marina. Il 13 gennaio 1998 vennero sequestrate a Demarcus un falso rapporto di polizia giudiziaria, copie di falsi verbali di interrogatori del pm romano Antonino Vinci e di Stefania Ariosto, e false note informative del Sisde e della procura di Roma: tutti documenti sulla presunta appartenenza della Ariosto ai servizi segreti. Atti raccolti in un dossier con stampato all'interno del primo foglio l'indirizzo di Cesare Previti ripetuto per quattro volte. Nell'interrogatorio del 24 aprile 1998 davanti ai pm Monteleone e Salvi, l'onorevole Previti non negò di avere consegnato alcuni documenti (ma non il falso rapporto) a Demarcus. Li aveva ricevuti, raccontò, da fonti anonime. Al fango del falso rapporto si aggiunge, negli anni, la scarsa stima mostrata in aula da suo ex compagno Vittorio Dotti.

Davanti al tribunale di Milano, Dotti racconta che alla base della decisione dell'Ariosto di rivolgersi alla Procura, c'era la convinzione che il gruppo Fininvest aveva avuto ''un atteggiamento ostile contro di lei''. Stefania Ariosto, spiega l'avv. Dotti, non era stata risarcita dai Lloyd's per una rapina che aveva subito e accusava di questo mancato risarcimento persone legate alla Fininvest.

''Io - ha detto Dotti - avevo cercato sempre di frenarla, di tenerla tranquilla. Lei ce l'aveva con tutti, con Previti ma non con Berlusconi, e attribuiva il mancato indennizzo al gruppo''. Tra loro la relazione sentimentale era cominciata nel settembre '88. Ma la Ariosto, racconta Dotti, conosceva Previti da molto tempo e prima di lui. La relazione con la Ariosto andava avanti, racconta Dotti in aula, e in parallelo emergevano notizie sul disstroso passato di lei nel campo degli affari, con ''il fallimento della società che aveva costituito per realizzare il Golf club di Tolcinasco''. Il rapporto con Dotti comincia nel dicembre 1988, racconta la Ariosto in tribunale, e incrinò quello con Previti che ''non si fidava più di me''. Previti d'altra parte, la Ariosto lo conosceva bene, per una relazione sentimentale tra lo stesso Previti e sua sorella, Carla, ''una relazione che doveva essere vissuta con discrezione, cominciata nel 1983 e finita nel 1986''.

E la roulette? E' vero che la Ariosto giocava decine di milioni al casino? A Campione d' Italia, dal 1991 al '93, racconta lei stessa ai giudici ''giocavo tutte le sere, era un' ossessione. Ma non ero un vero giocatore perché io ero preda degli strozzini''. ''Chi la minacciava, Signora?'' le chiedono i magistrati. ''Persone che praticavano l'usura - è la risposta della Ariosto - alle quali mi ero rivolta. Comunque ho stabilito con loro dei piani di pagamento, in conformità a quanto io potrò fare. Pagherò tutti come in parte ho già fatto. Le minacce le ho avute da questo usurai. Poi, si sono sospese per un certo periodo di tempo''.

Testimone d'accusa "falso, fabbricato in laboratorio, pagata per calunniare...'' per Cesare Previti, che eviterà un procedimento per diffamazione solo grazie al 'no' della Camera per "insindacabilità delle opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari". In 68 pagine dei verbali con le deposizioni dall'estate del '95 al 12 febbraio '96, sintetizzate in una cassetta video che Panorama intendeva diffondere in edicola nel settembre '97 (il settimanale venne bloccato dal Tribunale di Milano su esposto della stessa Ariosto) la teste Omega emerge come personaggio dai molteplici interessi e dai mille ripensamenti, a suo agio negli ambienti mondani e al tempo stesso a disagio con le richieste di pignoramento dei suoi mobili e titolare di un negozio di antiquariato in via Montenapoleone a Milano nonché di tre Società registrate a suo nome.
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