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"Il governo è del popolo e di chi lo rappresenta, non di
chi avendo vinto un concorso ha indossato una toga e ha soltanto
il compito di applicare la legge", aggiunge Berlusconi in
un video realizzato nella sua villa di Arcore senza contraddittorio
con i giornalisti. "Oggi - spiega il premier - sono in gioco
i principi della Costituzione e della divisione dei poteri,
è in gioco il funzionamento delle istituzioni che hanno garantito
al Paese una sana alternanza di forze diverse alla guida dello
Stato, è in gioco la collocazione ferma del nostro Paese nella
coalizione mondiale per le libertà e contro il terrorismo,
è in gioco una giustizia davvero uguale per tutti e davvero
amministrata in nome del popolo italiano e non in nome e per
conto di una parte politica". "In una democrazia liberale
nessuno è al di sopra della legge e dunque le sentenze si
rispettano come si rispetta la presunzione d'innocenza degli
imputati. In una democrazia liberale i giudici applicano la
legge, non fanno politica e soprattutto non fanno 'resistere'
'resistere' 'resistere' a chi è stato scelto dagli elettori
per governare".
"In una democrazia liberale - aggiunge - la magistratura
non si giudica da sé e non si autoassolve in ogni sede disciplinare,
penale e civile, così come avviene oggi in Italia. In una
democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli
elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari
di Stato, solo dai suoi pari, dagli eletti del popolo, perché
la consuetudine e le leggi di immunità e garanzia lo mettono
al riparo del rischio della persecuzione politica per via
giudiziaria. Succede così nel mondo ma non nel nostro Paese".
"C'è tuttavia qualcosa - sottolinea Berlusconi nella dichiarazione
ad Arcore - che non appartiene all' imputato Berlusconi e
nemmeno al presidente del Consiglio Berlusconi: questo qualcosa
è il mandato degli elettori a governare nell' interesse della
sicurezza e della libertà degli italiani". "Per queste ragioni
- aggiunge - farò fino in fondo, fino in fondo - ripete -
il mio dovere di presidente del Consiglio, senza tradire mai
il mandato dei miei elettori".
Un attacco durissimo, che minaccia di trasformarsi in conflitto
istituzionale. Francesco Rutelli considera "un errore" le
dichiarazioni di Berlusconi , definite dal segretario dei
Ds Piero Fassino "arroganti e minacciose". Il capogruppo di
Forza Italia al Senato, Renato Schifani, esprime invece il
suo sostegno al premier, mentre per Umberto Bossi, nel caso
di una condanna di Berlusconi si dovrà andare a nuove elezioni.
Preoccupate anche le reazioni della magistratura e dell'organo
di autogoverno dei giudici, che fa quadrato sulla decisione
della Cassazione. In molti invocano un intervento forte del
Capo dello Stato, che presiede anche l'Associazione nazionale
magistrati, per ristabilire gli equilibri di ruoli e competenze.
Se ne fa portavoce Nino Abbate, sostituto procuratore generale
in Cassazione, che chiede un intervento diretto di Carlo Azeglio
Ciampi "per riportare quel clima di serenità indispensabile
per affrontare le riforme che sono allo studio di Parlamento
e governo".
Sullo sfondo, l'irrisolto rapporto fra magistratura e politica
nella stagione del dopo tangetopoli, la minaccia di ricorso
anticipato alle urne, di reintroduzione dell'immunità
dei parlamentari nell'ordinamento giuridico italiano. In un
clima di aperto conflitto fra centrodestra e centrosinistra
che sembra allontanare le prospettive di riforme istituzionali
bipartisan. Il processo Sme, intanto, va avanti: l'11 marzo
a Londra viene ascoltato David Mills, il creatore del sistema
off-shore che, secondo la Procura di Milano, Fininvest avrebbe
utilizzato per gestire fondi neri all'estero, con i quali
pagare i giudici corrotti.
Mills racconta di aver incontrato Silvio Berlusconi una
sola volta, ad Arcore, nel 1995, per parlare non di società
della Fininvest, ma ''di aspetti legali di un altro progetto
che non si è mai concretizzato''. Quanto alle società
off-shore, l'avvocato inglese ha sottolineato che i suoi rapporti
professionali con la Fininvest sono iniziati ''nel 1989 o
1990''. I suoi interlocutori erano ''diversi manager della
Fininvest''. Mills ha fatto alcuni nomi: Giorgio Vanoni, Candia
Camaggi, Giovanni Romagnoni, Carlo Bernasconi, Giancarlo Foscale,
Livio Gironi, e ha citato anche alcune società: All
Iberian, German Developments, Horizon, Norbury. Al pubblico
ministero Gherardo Colombo, Mills ha chiarito il ruolo della
All Iberian: ''Fungeva da tesoreria per le altre. I soldi
le venivano prestati dalla Silvio Berlusconi Finanziaria a
Lussemburgo''.
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