Cirami e il legittimo sospetto
Diamo i numeri
2003 - Berlusconi:andrò fino in fondo,c'è rischio persecuzione

Il 29 gennaio, il giorno dopo la sentenza di rigetto con la quale la Corte di Cassazione ha respinto le richieste di rimessione dei processi milanesi che, solo per la vicenda IRI-Sme, lo vedono coinvolto, il premier Silvio Berlusconi riaccende i toni dello scontro politico: "Mi difenderò fino in fondo - dice - perché sono in gioco principi costituzionali. In magistratura esistono correnti politicizzate". E ancora: "Il rischio è quello della persecuzione politica, sono certo di non aver commesso reati".

2003 - SOMMARIO

Rossato ci ripensa

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Un'apparizione
Berlusconi in aula
La replica di Prodi

"Il governo è del popolo e di chi lo rappresenta, non di chi avendo vinto un concorso ha indossato una toga e ha soltanto il compito di applicare la legge", aggiunge Berlusconi in un video realizzato nella sua villa di Arcore senza contraddittorio con i giornalisti. "Oggi - spiega il premier - sono in gioco i principi della Costituzione e della divisione dei poteri, è in gioco il funzionamento delle istituzioni che hanno garantito al Paese una sana alternanza di forze diverse alla guida dello Stato, è in gioco la collocazione ferma del nostro Paese nella coalizione mondiale per le libertà e contro il terrorismo, è in gioco una giustizia davvero uguale per tutti e davvero amministrata in nome del popolo italiano e non in nome e per conto di una parte politica". "In una democrazia liberale nessuno è al di sopra della legge e dunque le sentenze si rispettano come si rispetta la presunzione d'innocenza degli imputati. In una democrazia liberale i giudici applicano la legge, non fanno politica e soprattutto non fanno 'resistere' 'resistere' 'resistere' a chi è stato scelto dagli elettori per governare".

"In una democrazia liberale - aggiunge - la magistratura non si giudica da sé e non si autoassolve in ogni sede disciplinare, penale e civile, così come avviene oggi in Italia. In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, dagli eletti del popolo, perché la consuetudine e le leggi di immunità e garanzia lo mettono al riparo del rischio della persecuzione politica per via giudiziaria. Succede così nel mondo ma non nel nostro Paese". "C'è tuttavia qualcosa - sottolinea Berlusconi nella dichiarazione ad Arcore - che non appartiene all' imputato Berlusconi e nemmeno al presidente del Consiglio Berlusconi: questo qualcosa è il mandato degli elettori a governare nell' interesse della sicurezza e della libertà degli italiani". "Per queste ragioni - aggiunge - farò fino in fondo, fino in fondo - ripete - il mio dovere di presidente del Consiglio, senza tradire mai il mandato dei miei elettori".

Un attacco durissimo, che minaccia di trasformarsi in conflitto istituzionale. Francesco Rutelli considera "un errore" le dichiarazioni di Berlusconi , definite dal segretario dei Ds Piero Fassino "arroganti e minacciose". Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani, esprime invece il suo sostegno al premier, mentre per Umberto Bossi, nel caso di una condanna di Berlusconi si dovrà andare a nuove elezioni. Preoccupate anche le reazioni della magistratura e dell'organo di autogoverno dei giudici, che fa quadrato sulla decisione della Cassazione. In molti invocano un intervento forte del Capo dello Stato, che presiede anche l'Associazione nazionale magistrati, per ristabilire gli equilibri di ruoli e competenze. Se ne fa portavoce Nino Abbate, sostituto procuratore generale in Cassazione, che chiede un intervento diretto di Carlo Azeglio Ciampi "per riportare quel clima di serenità indispensabile per affrontare le riforme che sono allo studio di Parlamento e governo".

Sullo sfondo, l'irrisolto rapporto fra magistratura e politica nella stagione del dopo tangetopoli, la minaccia di ricorso anticipato alle urne, di reintroduzione dell'immunità dei parlamentari nell'ordinamento giuridico italiano. In un clima di aperto conflitto fra centrodestra e centrosinistra che sembra allontanare le prospettive di riforme istituzionali bipartisan. Il processo Sme, intanto, va avanti: l'11 marzo a Londra viene ascoltato David Mills, il creatore del sistema off-shore che, secondo la Procura di Milano, Fininvest avrebbe utilizzato per gestire fondi neri all'estero, con i quali pagare i giudici corrotti.

Mills racconta di aver incontrato Silvio Berlusconi una sola volta, ad Arcore, nel 1995, per parlare non di società della Fininvest, ma ''di aspetti legali di un altro progetto che non si è mai concretizzato''. Quanto alle società off-shore, l'avvocato inglese ha sottolineato che i suoi rapporti professionali con la Fininvest sono iniziati ''nel 1989 o 1990''. I suoi interlocutori erano ''diversi manager della Fininvest''. Mills ha fatto alcuni nomi: Giorgio Vanoni, Candia Camaggi, Giovanni Romagnoni, Carlo Bernasconi, Giancarlo Foscale, Livio Gironi, e ha citato anche alcune società: All Iberian, German Developments, Horizon, Norbury. Al pubblico ministero Gherardo Colombo, Mills ha chiarito il ruolo della All Iberian: ''Fungeva da tesoreria per le altre. I soldi le venivano prestati dalla Silvio Berlusconi Finanziaria a Lussemburgo''.

 

1999
A novembre del 99 il gup del Tribunale di Milano rinvia a giudizio Silvio Berlusconi, Cesare Previti, Attilio Pacifico, Renato Squillante ...
2000
Lo scontro fra la Procura e la difesa è durissimo fin dalle prime udienze del dibattimento, con il rigetto del tribunale dell'istanza ...
2001

Il 3 aprile 2001 Renato Squillante, l'ex capo dei Gip di Roma, torna sotto i riflettori. I suoi legali ricusano i giudici del tribunale di Milano ...

2002
L'anno si apre nel segno della polemica politica: al centro delle numerosissime dichiarazioni di esponenti dei partiti, il caso Brambilla...
2003
Con il processo temporaneamente sospeso in attesa della decisione della Cassazione sulla richiesta di rimessione per legittimo sospetto presentata dai legali...
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