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Con il processo temporaneamente sospeso in attesa della decisione
della Cassazione sulla richiesta di rimessione per legittimo
sospetto presentata dai legali della difesa, l'anno si apre
con uno scoop di Panorama: in una deposizione a Brescia in
qualità testimone, il gip milanese Alessandro Rossato
sostiene di essere stato indotto in errore. E' una dichirazione
non irrilevante, perché Rossato è il magistrato
che l'11 marzo 1996 firmò l'ordinanza di custodia cautelare
che avrebbe portato in carcere l' ex capo dei gip romani Renato
Squillante.
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Il gip aveva scritto di aver ''verificato la corrispondenza
del contenuto degli atti con gli originali''. Ma, scrive Panorama,
non avvenne così per l' intercettazione al bar Mandara
di Roma di un colloquio tra Squillante e l' allora magistrato
Francesco Misiani. Il famoso nastro al centro di un' inchiesta
condotta dalla procura di Perugia a carico di due funzionari
dello Sco che eseguirono l' intercettazione, accusati di irregolarità
nell' operazione. Il perito di incaricato, con la formula
dell' incidente probatorio, di esaminare la cassetta depositerà
le sue conclusioni il 15 febbraio.
Ma Rossato, che aveva definito l' intercettazione al bar
Mandara la ''chiave di volta per illuminare la vicenda'',
la prova che ''chiudeva il cerchio'' aperto dalle dichiarazioni
di Stefania Ariosto, ''una sorta di confessione mediata di
amplissimo contenuto'', ammette a distanza di anni di non
aver verificato la bobina: ''al momento in cui scrivevo l'
ordinanza - dichiarato in tribunale Rossato - avevo una convinzione
assoluta, avevo nella mia mente questo quadro: due persone
parlano, un' altra trascrive e registra''. E aggiunge: ''mi
vedo scritto che la conversazione è stata anche registrata,
quindi immagino di essere di fronte a un' intercettazione''.
Mesi più tardi, nel settembre del 1996, quando i giornali
insinuano dubbi sull'esistenza stessa della registrazione,
Rossato ricorda di aver esclamato: ''Ma che è questa
roba?''.
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