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| Cirami e il legittimo sospetto |
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| 2002 - Processo politico e politica nel processo |
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''L'onorevole Berlusconi non è indagato in quanto
uomo politico. Non è vero che le indagini su di lui
sono state promosse dopo che è diventato un leader
politico. Non è affatto vero. Anzi si potrebbe dire
il contrario: che Berlusconi è entrato in politica
anche perché era indagato'', dichiara a metà
gennaio 2002 a radio Rai Massimo D'Alema. "Nel caso dello
Sme si tratterebbe della corruzione di magistrati, cioè
che un imprenditore per ottenere ragione in tribunale rispetto
ad un suo competitore, a proposito di mercato e di liberismo...
avrebbe fatto corrompere il magistrato. Non so - precisa D'Alema
- se sia vero o no, ma cosa c'entra la politica in tutto questo?
Non è che il processo riguarda le opinioni di Berlusconi
o di Previti o il loro
impegno politico e sociale''. Le dichiarazioni del presidente
dei Ds, ''sono erronee in fatto e in diritto per tutto ciò
che attiene il procedimento in corso a Milano'', replica a
stretto giro di posta Ghedini,
avvocato del premier ma anche deputato di Forza Italia: ''Non
è assolutamente vero che i processi siano iniziati
prima della discesa in campo politico dell'on. Berlusconi
ma è esattamente il contrario. I processi milanesi
sono iniziati, e con noti effetti, dopo che Berlusconi nel
1994 aveva vinto le elezioni. In particolare il processo Sme-Ariosto
è iniziato come indagine a metà del 1995. E'
quindi falso ed estremamente grave che l'on. D'Alema abbia
pubblicamente affermato che Berlusconi abbia concepito il
suo impegno politico per difendersi dalle accuse giudiziarie".
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Dallo scontro non si sottrae Gerardo D' Ambrosio, capo della
Procura di Milano, ovvero dell'ufficio che sostiene l'accusa
nel processo Sme-Ariosto. ''Non c'è alcuna norma -
dice - che prevede che una persona nei cui confronti sia stata
esercitata l'azione penale non possa presentarsi come candidato
alle elezioni politiche ed essere eletto. Nel nostro Paese
vige il principio della presunzione di innocenza fino a condanna
definitiva, che arriva dopo il terzo grado di giudizio. Non
vedo perché, quindi, un parlamentare condannato in
primo grado debba dimettersi dagli incarichi che ha assunto.
Se poi si fa un ragionamento di carattere politico, di opportunità,
si tratta di una diversa valutazione che non spetta alla magistratura''.
In caso di condanna nel processo, insomma, su Berlusconi non
graverebe nessun obbligo di legge a dimettersi. Dalle pagine
del Financial Times, è lo stesso presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi a escludere la possibilità di una
sua condanna: ''Escludo la possibilità che ciò
possa avvenire - dice - Non c'è un briciolo di prova
contro di me''. ''Berlusconi dice che è innocente,
e siccome è presidente del Consiglio, io come cittadino
italiano voglio sperare che se dice che è innocente
lo sia davvero - commenta qualche giorno dopo Piero Fassino,
segretario dei Ds - Perché sarebbe molto grave che
il nostro Paese fosse diretto da un cittadino il quale, sapendo
di essere colpevole, dicesse il contrario".
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| A novembre del 99 il gup del Tribunale
di Milano rinvia a giudizio Silvio Berlusconi, Cesare
Previti, Attilio Pacifico, Renato Squillante ... |
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| Lo scontro fra la Procura e la
difesa è durissimo fin dalle prime udienze del
dibattimento, con il rigetto del tribunale dell'istanza
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Il 3 aprile 2001 Renato Squillante,
l'ex capo dei Gip di Roma, torna sotto i riflettori.
I suoi legali ricusano i giudici del tribunale di Milano
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| L'anno si apre nel segno della polemica
politica: al centro delle numerosissime dichiarazioni
di esponenti dei partiti, il caso Brambilla... |
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| Con il processo temporaneamente
sospeso in attesa della decisione della Cassazione sulla
richiesta di rimessione per legittimo sospetto presentata
dai legali... |
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