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| Cirami e il legittimo sospetto |
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| 2002 - Colombo: quella legge è incostituzionale |
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Il
21 settembre, nell'udienza centrata sul falso in bilancio,
accusa per la quale unico imputato è il Presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi, tutti si aspettano una richiesta
di non luogo a procedere per la parte 'stralciata' del processo:
la nuova legge sul falso in bilancio, infatti, prospetta scenari
di prescrizione o quanto meno di non luogo a procedere per
annullamento del reato. Ma la Procura di Milano non ci sta
e contrattacca, sollevando una questione di incostituzionalità
della nuova legge. La difesa, da parte sua, precisa : i giudici
non possono comunque decidere prima della decisione della
Cassazione sulle istanze di rimessione dei processi. A prendere
la parola in aula dopo la pausa estiva è il pm Gherardo
Colombo: ''Avrei una eccezione di legittimità costituzionale...'',
attacca leggendo sei pagine firmate anche dalla collega Ilda
Boccassini. A suo avviso ''una prima censura di incostituzionalità
riguarda la disparità di trattamento'': il reato è
perseguibile d'ufficio quando non c'è un danno economico
e solo dietro querela dei soci e dei creditori quando c'è
un danno patrimoniale. Per l'accusa, inoltre, la pena prevista
dalla nuova legge nei casi in cui si procede d'ufficio (contravvenzione)
non è adeguata al reato e viola la direttiva europea
in materia. I due pm sottolineano nel loro documento che con
la nuova norma tutti i processi per falso in bilancio e che
richiedono indagini appena complesse non potranno che terminare
con la prescrizione del reato.
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Un colpo di spugna, insomma, che i pm denunciano attribuendo
alla maggioranza parlamentare che ha approvato la legge, nel
migliore dei casi, scarsa conoscenza della materia: ''il legislatore,
pur consapevole che la struttura del procedimento penale (e,
se è consentito, la carenza dei mezzi posti a disposizione
dell'ordine giudiziario) non permette la pronuncia di una
sentenza definitiva prima del maturare della prescrizione,
introducendo una fattispecie così facilmente prescrittibile
quando i fatti siano solo un poco complessi". Ce n'è
abbastanza per chiedersi se la legge "abbia effettivamente
rispettato il canone dell'adeguatezza previsto dalla direttiva
comunitaria''. Per questi motivi la Procura chiede ai giudici
di trasmettere gli atti alla Consulta e, in via subordinata,
di ricorrere alla Corte di giustizia europea perché
dichiari che la nuova legge ''non è adeguata a sanzionare
i fatti di falso in bilancio, dai quali sia derivato danno,
commessi anteriormente all'entrata in vigore del decreto''.
La replica della difesa non tarda.
L'avv. Niccolò Ghedini, premette che il tribunale di
Milano non è legittimato a emettere sentenza ''fino
a quando non si siano pronunciate le sezioni unite della Cassazione''
sulle istanze di rimessione dei processi Imi-Sir/Lodo Mondadori
e Sme. Quanto alla questione della illegittimità sollevata
dal pubblico ministero, essa è ''manifestamente irrilevante,
inammissibile e infondata. Questa legge tutela assolutamente
le problematiche del falso in bilancio perché prevede
sanzioni interdittive e sanzioni pecuniarie che sono molto
più efficaci di una misura cautelare che poi nel concreto
non andava mai applicata''. Poi, la stoccata: ''E' singolare
che la Procura della Repubblica si ponga questo problema,
guarda caso in un processo in cui è imputato Silvio
Berlusconi''.
Il 5 novembre, un altro processo in corso a Milano, quello
sulla cessione del calciatore Gianluigi Lentini dal Torino
al Milan, vede la seconda sezione penale del tribunale di
Milano respingere l'eccezione di legittimità costituzionale
della legge sul falso in bilancio, presentata sempre dal pm
Gherardo Colombo il 9 ottobre. Un precedente che potrebbe
pesare.
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Nessuna
tangente
Ma torniamo al processo IRI-Sme. Il 23 settembre la difesa dell'ex
presidente del tribunale di Roma Filippo Verde interviene con
le sue carte. Per dimostrare che il conto "incriminato"
5335, usato secondo l'accusa per ricevere da Attilio Pacifico
200 dei 500 milioni dati a quest'ultimo da Barilla non era intestato
a Filippo Verde, ma al figlio. E non risultano Versamenti in
contanti di quella entità, ma cifre minori, legate, fra
l'altro, ad operazioni relative alla squadra di basket di cui
era presidente. |
Offerta
incongrua
Il 27 settembre il professor Paolo Iovinitti, docente alla Bocconi,
è chiamato in causa dalla difesa di Silvio Berlusconi
per smontare una consulenza tecnica della parte civile Cir (ovvero
di De Benedetti): l'offerta fatta nell' '85 da Buitoni-Cir era
incongrua. L'accordo, ricorda Iovinitti, conteneva alcune condizioni:
per esempio il riacquisto da parte di Iri del 12% delle azioni
Sme per un valore di 100 miliardi di lire e un finanziamento,
sempre da parte di Iri, di 30 miliardi in tre anni a interessi
del 5%. Il consulente, inoltre, evidenzia che la cifra dell'accordo
(poco piu' di 497 miliardi di lire per l'acquisto del 64% del
capitale azionario di Sme) non conteneva i premi di maggioranza
di quotazione e l'holding discount e che il pagamento sarebbe
avvenuto in modo dilazionato, in un anno e mezzo senza interessi.
Insomma, l'offerta di De Benedetti includeva alcuni sconti che
la rendeva assolutamente non conveniente per IRI. Per questo
non esiste un danno subito da Cir e quindi il risarcimento di
8mila miliardi di lire chiesti dalla stessa Cir, è privo
di fondamento. I due ispettori dello Sco Bardeu e Ragone (quelli
della registrazione al bar Mandara), intanto, fanno sapere al
tribunale per iscritto che in caso di interrogatorio, si avvarranno
della facoltà di non rispondere. Ma perché, chiede
il pm Bocassini a Iovinitti, Berlusconi appoggiò la cordata
Iar? Perché, risponde Iovinitti, Barilla e Ferrero erano
''migliori clienti'' rispetto ad altri in quanto abituali acquirenti
di pubblicità sulle tv Fininvest. In ogni caso, insiste
Iovinitti, l'offerta Iar per la Sme (600 miliardi di lire) oltre
ad essere ''più convincente'', era più ''semplice''
di quella fatta da Cir. |
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| A novembre del 99 il gup del Tribunale
di Milano rinvia a giudizio Silvio Berlusconi, Cesare
Previti, Attilio Pacifico, Renato Squillante ... |
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| Lo scontro fra la Procura e la
difesa è durissimo fin dalle prime udienze del
dibattimento, con il rigetto del tribunale dell'istanza
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Il 3 aprile 2001 Renato Squillante,
l'ex capo dei Gip di Roma, torna sotto i riflettori.
I suoi legali ricusano i giudici del tribunale di Milano
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| L'anno si apre nel segno della polemica
politica: al centro delle numerosissime dichiarazioni
di esponenti dei partiti, il caso Brambilla... |
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| Con il processo temporaneamente
sospeso in attesa della decisione della Cassazione sulla
richiesta di rimessione per legittimo sospetto presentata
dai legali... |
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