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Il 18 gennaio l'on Previti
interviene in diretta telefonica alla trasmissione RAI Sciuscià
dedicata ai temi della giustizia. ''In circa un anno e mezzo
di dibattimento ci sono state circa 60 udienze e sono stati
sentiti 80 testimoni - argomenta - un processo quindi che
è proceduto, sotto il profilo temporale, in modo normale,
anzi anormale. Nei più celebrati processi di mafia
- ha spiegato Previti - non c'è questa media''. A chi
lo accusa di tattica ostruzionistica, Previti ricorda che
c'è stata una ''stasi di circa tre mesi dopo l' uscita
della sentenza della Corte costituzionale. Il tribunale ha
ritenuto di prendersi questo tempo per avere modo di esorcizzare
la sentenza''. L'altro periodo di sospensione è stato
dovuto ad una sua malattia: ''Una malattia sulla quale - dice
rivolgendosi a Santoro - nella sua trasmissione si è
fatta anche ironia e per accertare la quale sono stato sottoposto
a due visite fiscali conclusesi con una prescrizione di convalescenza
più lunga di quella che mi aveva dato il mio medico''.
Concetti ribaditi dall'on. Previti anche a Porta a Porta.
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False registrazioni
Il 10 gennaio 2002 nuovo colpo di scena: la registrazione
dell'intercettazione eseguita al Bar Mandara di Roma, una
delle prove 'pesanti' in mano all'accusa, depositata agli
atti, per l'avv. Niccolò Ghedini ''non sarebbe l'originale''.
La procura di Perugia sta conducendo un' inchiesta sui due
agenti dello Sco che eseguirono la registrazione di un colloquio
compromettente tra l' allora capo dei gip di Roma, Renato
Squillante, e il pm Francesco Misiani. A Perugia, nell'aula
del tribunale, Ghedini spiega che l'anomalia nella registrazione
risulta da un esame eseguito dal suo consulente di parte,
per il quale il nastro agli atti ''non può essere l'originale.
L'originale - sostiene - deve essere una microcassetta. Agli
atti ne abbiamo invece una 'C46', grande. Il nostro consulente
ci dice quindi che quella indicata come originale, originale
non è".
Il 21 maggio, a Milano, Ghedini chiede ai giudici di acquisire
gli atti dell'incidente probatorio conclusosi a Perugia sulle
intercettazioni ambientali al bar Mandara. La perizia disposta
dai giudici di Perugia sulla cassetta delle intercettazioni
delle conversazioni tra il giudice Renato Squillante e l'ex
magistrato Francesco Misiani, entrambi imputati a Milano,
ha dimostrato che la registrazione è ''falsa e manipolata.
'Questa prova fonica non genuina - aggiunge - si riverbera
e inficia tutto il processo''. ''Abbiamo una prova che la
manipolazione sarebbe avvenuta alla Procura di Milano - rincara
la dose l'avv. Alessandro Sammarco, difensore di Cesare Previti
- dove la bobina è stata consegnata. Come si può
accettare un processo con la manipolazione delle prove?".
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