I
militari italiani, pur fra mille polemiche politiche, restano
nella città irachena, con la scadenza elettorale di
gennaio che aumenta il rischio attentati.
A Roma, alla cerimonia per ricordare i caduti, ci saranno anche
Alessia e Marco Intravaia. Quella mattina del 12 novembre,
un anno fa, una mattina come tante, erano a scuola, quando
una violentissima esplosione investì la base italiana
uccidendo 12 carabinieri, quattro soldati dell'esercito e due
civili.
Fra questi anche il loro papà, Domenico, appuntato,
46 anni. “Ho già le valigie pronte”, aveva
detto nell’ultima telefonata ai familiari. La sua missione
era finita, doveva rientrare in Italia entro poche ore.
Sono le 10.45 locali. Un camion accelera in prossimità del
posto di blocco all'entrata della base italiana e acquista
velocità. I carabinieri e i soldati di guardia hanno
pochi secondi per reagire, sparano ma non riescono a fermare
la corsa del camion, che investe la palazzina di tre piani.
Ma si tratta solo dell’ariete: dietro, irrompe nella
sparatoria un’auto. Sui due mezzi, quattro terroristi
suicidi hanno caricato 300 chili di esplosivo.
La base italiana è quasi completamente distrutta. Eppure
l’intelligence aveva avvertito, si dirà poi. Reti,
filo spinato e ostacoli a terra erano insufficienti, accusa
qualcuno. Ma è troppo tardi. L’impatto della tragedia
sull’opinione pubblica italiana è enorme.
Esponenti di rilievo del governo, dell’opposizione di
centrosinistra e della maggioranza di centrodestra invitano
gli italiani ad esporre la bandiera nazionale “fuori
alle case ed ai palazzi delle istituzioni, al di là di
ogni differenza politica, per rappresentare al meglio il sentimento
di dolore che unisce il Paese in questi giorni".
L’immagine
delle bare avvolte nel Tricolore nei funerali di Stato nella
basilica di San Paolo commuove anche il presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi, mentre il cardinal Ruini, nell’omelia,
afferma: “L’Italia intera ha manifestato un affetto
e una riconoscenza, una solidarietà che vengono dal
cuore del nostro popolo e che esprimono profonda unità e
consapevolezza del suo comune destino. Non fuggiremo davanti
ai terroristi assassini, li fronteggeremo con coraggio, energia,
determinazione. Ma non li odieremo".