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NASSIRIYA
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Un anno dopo

12 novembre 2003, l'attentato al contingente italiano

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12 NOVEMBRE 2004 NASSIRIYA UN ANNO DOPO

Un anno dopo, Nassirya.

I militari italiani, pur fra mille polemiche politiche, restano nella città irachena, con la scadenza elettorale di gennaio che aumenta il rischio attentati.
A Roma, alla cerimonia per ricordare i caduti, ci saranno anche Alessia e Marco Intravaia. Quella mattina del 12 novembre, un anno fa, una mattina come tante, erano a scuola, quando una violentissima esplosione investì la base italiana uccidendo 12 carabinieri, quattro soldati dell'esercito e due civili.
Fra questi anche il loro papà, Domenico, appuntato, 46 anni. “Ho già le valigie pronte”, aveva detto nell’ultima telefonata ai familiari. La sua missione era finita, doveva rientrare in Italia entro poche ore.
Sono le 10.45 locali. Un camion accelera in prossimità del posto di blocco all'entrata della base italiana e acquista velocità. I carabinieri e i soldati di guardia hanno pochi secondi per reagire, sparano ma non riescono a fermare la corsa del camion, che investe la palazzina di tre piani. Ma si tratta solo dell’ariete: dietro, irrompe nella sparatoria un’auto. Sui due mezzi, quattro terroristi suicidi hanno caricato 300 chili di esplosivo.

La base italiana è quasi completamente distrutta. Eppure l’intelligence aveva avvertito, si dirà poi. Reti, filo spinato e ostacoli a terra erano insufficienti, accusa qualcuno. Ma è troppo tardi. L’impatto della tragedia sull’opinione pubblica italiana è enorme.
Esponenti di rilievo del governo, dell’opposizione di centrosinistra e della maggioranza di centrodestra invitano gli italiani ad esporre la bandiera nazionale “fuori alle case ed ai palazzi delle istituzioni, al di là di ogni differenza politica, per rappresentare al meglio il sentimento di dolore che unisce il Paese in questi giorni".
L’immagine delle bare avvolte nel Tricolore nei funerali di Stato nella basilica di San Paolo commuove anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, mentre il cardinal Ruini, nell’omelia, afferma: “L’Italia intera ha manifestato un affetto e una riconoscenza, una solidarietà che vengono dal cuore del nostro popolo e che esprimono profonda unità e consapevolezza del suo comune destino. Non fuggiremo davanti ai terroristi assassini, li fronteggeremo con coraggio, energia, determinazione. Ma non li odieremo".

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