I sindacati contestano, oltre alla modalità per
approvare la legge delega (assenza di reale dialogo con le parti
sociali, fiducia
senza dibattito in Parlamento) sostanzialmente 4 aspetti:
1) il mantenimento di un profondo squilibrio tra lavoro dipendente
ed autonomo in termini di aliquote contributive (17% il lavoro autonomo,
32% il lavoro dipendente);
2) l'innalzamento dell'età da 57 a 60 anni, che in alcuni casi
(coloro che arrivano a 57 anni nel 2008), possono comportare il prolungamento
dell'attività lavorativa per altri quasi 5 anni, per via dell'innalzamento
a 61 anni dal 2010 e delle ridotte finestre per il pensionamento;
3) pur essendo favorevoli alla destinazione
del Tfr alla previdenza complementare, non si condivide la possibilità di
parificare i fondi pensione contrattuali (ossia chiusi) e aperti
(ossia di banche
e assicurazioni) con i piani previdenziali individuali;
4) non si affronta con chiarezza il
tema della totalizzazione dei contributi previdenziali versati alle
differenti gestioni (attualmente
chi è stato dipendente e poi autonomo non può accedere
alla pensione, poiché non è prevista la ricongiunzione
dei contributi versati alle varie casse previdenziali).