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"Economia in chiaro" è un approfondimento quindicinnale in onda il giovedì alle 19:12 su Rai News 24 e il martedì in chiaro su Rai3 alle 7:42
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FAQ

Quali sono i nuovi paesi dell'Ue

Quali sono i requisiti per entrare nell'Ue

Quali saranno i prossimi paesi aderente all'Ue

Quali sono gli effetti positivi dell'allargamento

Quali sono i possibili svantaggi dell'allargamento

Cosa cambia per i cittadini con l'allargamento

Quali sono le future tappe dell'Ue dopo l'allargamento

 
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30 aprile 2004

Gli effetti dell'allargamento dell'Ue

Il 1° maggio 2004 10 nuovi paesi entrano nell'Ue: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Ungheria, Slovenia, Malta, Cipro.

Si tratta di una data storica, in quanto, dopo circa 60 anni dagli accordi di Yalta (a cui avevano partecipato Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti), che avevano dato l'avvio alla divisione del continente europeo in due aree, una sotto l'ala protettiva degli Stati Uniti, l'altra nell'orbita del regime sovietico, l'Europa è veramente riunita, per di più di propria iniziativa, sotto un'unica organizzazione sovranazionale, appunto l'Ue.

Come tutti gli eventi storici, anche l'allargamento dell'Ue presenta vantaggi, ma anche possibili difficoltà.

Tra i vantaggi si annoverano senz'altro il fatto che il mercato unico diventa più grande, comprendendo ora circa 450 milioni di consumatori, circostanza che costituisce una ulteriore occasione di sviluppo per le imprese e una fonte di vantaggi per i consumatori, in termini di maggiore scelta dei prodotti e dei servizi che si possono acquistare (e anche di prezzi più bassi per la maggiore concorrenza).

Un altro vantaggio è dato dal fatto che una Unione europea a 25 membri ha tutte le caratteristiche per assumere un ruolo a livello mondiale più importante di quello finora giocato, con maggiori possibilità di influenzare le decisioni delle organizzazioni internazionali (Onu per le questioni internazionali, Wto per gli scambi commerciali, Fmi per le questioni economiche).

A fronte di questi vantaggi, non va negato che l'entrata di paesi più poveri (ossia con un reddito pro capite più basso), comporterà per i paesi membri esistenti, fra cui l'Italia, il trasferimento di minori fondi comunitari per lo sviluppo delle aree svantaggiate (obiettivo 1 e 2), per le risorse umane (obiettivo 3), per l'agricoltura, per la ricerca, ecc..

Un secondo svantaggio riguarda le possibili difficoltà nei processi decisionali degli organi comunitari. Infatti l'impostazione dell'Ue è stata pensata con un numero ristretto di paesi membri, ma ora che il numero è sensibilmente cresciuto (da 15 a 25), si impone l'accettazione di un grado maggiore di rinuncia alla sovranità nazionale, con l'eliminazione totale del principio dell'unanimità.

Infine, va riconosciuto che le imprese italiane dovranno affrontare una concorrenza agguerrita da parte delle imprese dei nuovi paesi membri, che potranno contare su un minor costo del lavoro.

E in futuro cosa altro bisogna aspettarsi?

La prima tappa è costituita senz'altro dalla firma della nuova costituzione europea, che costituisce uno strumento indispensabile per assicurare un corretto funzionamento all'Unione europea.

La seconda tappa sarà costituita dalla completa integrazione di questi 10 nuovi paesi dell'Ue, sotto il profilo economico (miglioramento delle loro condizioni economiche), e sotto il profilo normativo. In particolare questi paesi dovranno aderire prima o poi (anche se non è obbligatorio) agli accordi di Schengen (eliminazione delle frontiere) e dell'Uem (moneta unica).

La terza tappa sarà presumibilmente la ripetizione del processo di integrazione europeo in altre aree del mondo: si stanno infatti rafforzando altre organizzazioni simili alla Cee, come il Mercosur, il Nafta, l'Asean.

Parallelamente, il processo di liberalizzazione del commercio mondiale dovrebbe procedere con ritmi sempre più sostenuti, e perverrà, presumibilmente sotto l’egida del Wto, alla sua completa realizzazione.

I legami fra le varie zone del mondo saranno quindi sempre più stretti, anche per effetto della diffusione capillare delle tecnologie dell’informazione, che consentiranno ai vari insediamenti umani di agire come neuroni di un unico grande e complesso cervello: il pianeta.

A quel punto, grazie anche allo sviluppo tecnologico che si sarà realizzato nel frattempo, si sarà pronti per affrontare “The last challenge”.


Video

Massimiliano Di Pace,
economista,
intervistato da Franco Stampacchia
[video]

 
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