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| «L'attualità
economica spiegata in modo chiaro e sintetico con dati e fatti» |
In Tv "Economia in chiaro" è un approfondimento quindicinnale in onda il giovedì alle 19:12 su Rai News 24 e il venerdì in chiaro su Rai3 alle 7:42 |
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27 febbraio 2004 LA COMPETITIVITA' DEL SISTEMA ITALIANO A giudicare dai dati sulla bilancia commerciale forniti dalla Banca d'Italia si direbbe di sì. Infatti il saldo positivo della bilancia commerciale per le merci è sceso dai 32,5 mld di euro del 1998 ai 17,3 nel 2002, mentre sul fronte dei servizi si è passati da un attivo di 4,4 mld di euro ad un passivo di - 3,7. Ed è bene ricordare che i saldi della bilancia commerciale non sono influenzati né dalla crisi dell'economia internazionale (poiché rappresentano la differenza tra export e import), e che l'apprezzamento dell'euro ha avuto luogo a partire dal 2003 (per cui i dati del 2002 non risentono di questa circostanza). Ma basta guardarsi in giro per rendersi conto che il made in Italy stenta a trovare successo anche a casa nostra: le strade sono piene di macchine prodotte in altri paesi, i supermercati sono di catene estere, i prodotti nei negozi sono spesso di marche straniere. L'economia italiana regge ancora per il successo di alcuni settori tradizionali del made in Italy, quali l'industria leggera (tra cui i macchinari) e il tessile/abbigliamento. Ma quanto potrà durare, visto che questi settori sono presi di mira dai paesi di recente industrializzazione, quali la Cina e altri paesi asiatici, il cui costo del lavoro è di molto inferiore al nostro? Come già ricordato in altre puntate, nell'economia non vi sono risposte facili e tanto meno slogan, come lascia invece intendere lo studio del Ministero delle attività produttive (scaricabile qui a destra). La strada principale da percorrere per avere successo nei mercati internazionali è ormai una sola: lavorare bene. Sono quindi strategiche le risorse umane. E le risorse umane non si formano in poco tempo, ma ci vogliono anni. Occorre dunque un impegno nuovo sul fronte della scuola e dell'università, che non significa riforme, bensì impostare i corsi in funzione anche (sebbene non solo) delle esigenze del mondo dell'economia. Come paese sviluppato vi è poi il dovere di un maggior sforzo, in termini finanziari e umani, sul fronte della ricerca, visto poi che i cervelli in Italia non mancano. Per fare questo occorrono risorse pubbliche, che non sono però disponibili visto il processo di riduzione delle tasse voluto dalla maggioranza degli italiani. Ma anche altre misure possono aiutare a contribuire allo sviluppo economico: si fa riferimento al mantenimento della legalità (il cui mancato rispetto danneggia gli operatori economici seri), alla credibilità internazionale (minata sia dai scandali sia da battute infelici di persone pubbliche), utile per gli inevitabili accordi con partners internazionali. E' bene quindi riflettere su quello che si sta facendo, incluse le scelte di acquisto, spesso ingiustificatamente ispirate a mode esterofile.
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