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24 giugno
2004
La finanza locale e federalismo fiscale
Le recenti elezioni amministrative
e le discussioni sulla finanza pubblica in occasione della predisposizione
del Dpef portano alla ribalta il tema del finanziamento delle spese pubbliche,
sia dello Stato, sia degli enti locali.
In questo quadro si innesta il tema della finanza locale e la questione
collegata del federalismo fiscale.
Per federalismo fiscale si intende la
possibilità per le Regioni
e gli enti locali (Province e Comuni) di imporre tasse per finanziare
le proprie spese.
Questo già avviene in quanto le Regioni incassano l'addizionale
regionale dell'Irpef e l'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive.
Allo
stesso modo le Province incassano un'imposta propria la Ipt, l'imposta
provinciale sui trasporti, così come
i Comuni che possono contare sull'Ici, l'imposta comunale sugli immobili
e sull'addizionale comunale
dell'Irpef.
Il problema per gli amministratori locali è dato
dalla riduzione dei trasferimenti dallo Stato, derivante sia dallo
sforzo di ridurre
i deficit, sia dall'impegno di riduzione delle tasse preso dal Governo.
Gli enti locali si trovano dunque nella situazione di dover scegliere
tra una riduzione dei servizi da loro erogati, oppure un aumento dell'imposizione.
Basti
pensare che le necessità di
Regioni, Comuni e Province sono rispettivamente pari a 160, 80 e 8
miliardi di euro.
In conclusione, se da una parte molti
reclamano la riduzione delle tasse, dall'altra resta aperto il problema
del finanziamento della spesa pubblica,
sia a livello centrale che locale, per cui tale riduzione delle tasse
a livello centrale deve trovare una contropartita o nell'aumento dell'imposizione
degli enti locali, che già da tempo godono di una certa autonomia
fiscale, o in una riduzione dei servizi pubblici (con danno evidentemente
per la popolazione con un reddito più basso).
Va
però tenuto conto che se si procede con decisione sulla strada
del federalismo fiscale si potrebbero registrare significative differenze
sul piano della tassazione fra le varie aree del paese, con conseguenti
distorsioni nella collocazione delle attività produttive tra le
varie aree del paese (che si rivolgerebbero laddove la tassazione è più bassa),
così come un diverso livello quantitativo e qualitativo dei servizi
pubblici (che dipenderà dalla ricchezza del territorio, da cui
dipende il gettito fiscale), in una parola una frammentazione dell'omogeneità dei
servizi e della presenza pubblica nel territorio nazionale, che
costituisce
il processo inverso dell'unificazione europea.
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