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| «L'attualità
economica spiegata in modo chiaro e sintetico con dati e fatti» |
In Tv "Economia in chiaro" è un approfondimento quindicinnale in onda il giovedì alle 19:12 su Rai News 24 e il venerdì in chiaro su Rai3 alle 7:42 |
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19 Dicembre 2003 L'euro, due anni dopo: è stata
solo inflazione? In questa puntata ci occupiamo del primo tema, ossia dell’aumento dei prezzi con l’arrivo dell’euro. Primo punto da chiarire: gli aumenti effettivamente ci sono stati. E’ esperienza comune che acquistare un capo di abbigliamento, andare a mangiare una pizza o bere un aperitivo al bar, andare a fare la spesa al supermercato, tenere un conto corrente, affittare una casa, costa oggi di più, e a volte anche molto di più. Come viene spiegato in una delle faq qui a fianco, l’Istat non ha rilevato la dimensione degli aumenti sostanzialmente per motivi tecnici (vedi risposta al quesito). Secondo punto: la responsabilità di questi aumenti non è della moneta, ma degli operatori economici, e per alcuni aspetti anche dei consumatori. Sono sicuramente responsabili in primo luogo quegli operatori economici che hanno aumentato in modo ingiustificato i prezzi al momento della conversione dei listini, approfittando della scarsa consapevolezza dei consumatori, alle prese con una nuova valuta. Va anche però riconosciuto che un ruolo più attivo dei consumatori, per esempio con una ricerca più attenta delle offerte migliori, e magari anche con una limitazione dei consumi di quei beni non strettamente necessari e che hanno sperimentato seri rincari (es. le cene ai ristoranti), avrebbero forse contenuto l’intensità del fenomeno dell’aumento dei prezzi. E’ chiaro però che non tutti i consumatori possono ridurre i consumi, e ancora meno impegnarsi in ricerche delle offerte migliori (es. persone a basso reddito, anziani). Non bisogna però dimenticare che ci troviamo in un’economia di mercato, dove per definizione i prezzi sono liberi, e non possono essere bloccati per legge (si ricordi il provvedimento di blocco delle tariffe Rca auto che è stato bocciato dall’Unione europea). Allora come fare per contenere i rincari? Va subito detto che non ci sono bacchette magiche per risolvere il problema, e probabilmente il contrasto al carovita passa per due vie: 1) accrescere l’informazione
ai consumatori, attraverso guide, opuscoli, programmi che spiegano
come
destreggiarsi tra le numerose offerte
che comunque esistono; Dovrebbe spettare alle associazioni dei consumatori intensificare la loro attività, già meritoria, e da parte dello Stato favorirla mediante un sostegno in termini di accesso gratuito ai canali di informazione, partecipazione alle spese per la realizzazione e la stampa di guide, per l’organizzazione di giornate informative (es. nei centri commerciali, nei mercati), mentre le associazioni di categoria (es. Confcommercio, Confesercenti) potrebbero comunque collaborare all’organizzazione di queste attività. Solo in questo modo, con consumatori più attenti i venditori che hanno aumentato i prezzi, vendendo di meno, probabilmente decideranno di ridurre i prezzi. Spetta poi ai negozi, supermercati e fornitori di servizi che vogliono aumentare la clientela, attirarla con offerte promozionali basate sulla riduzione dei prezzi. In quanto all’euro va ricordato che la sua introduzione ha consentito non solo di ridurre del 5% i costi delle esportazioni (e importazioni) provenienti dagli altri paesi dell’euro, ma anche di dotarci di una moneta forte, che non si svaluta in occasione di crisi nazionali ed internazionali, ed è questo il miglior servizio che una moneta può offrire a propri cittadini.
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