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Che cosa si intende per povertà

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L'Italia è diventata più povera?'



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5 Marzo 2004

La povertà in Italia

Gli italiani sono diventati più poveri?

Se lo sono chiesto in molti negli ultimi tempi, anche per effetto dell'aumento dei prezzi legato all'euro.
Secondo i dati dell'Istat, che considerano poveri coloro che in due hanno meno di 825 euro al mese (vedi comunque quesito qui a fianco), i poveri non sono aumentati negli ultimi anni, essendo sempre oltre 7 milioni di cittadini, riuniti in quasi 2,5 milioni di famiglie, che rappresentano circa il 12% della popolazione italiana.

Si tratta di una percentuale apparentemente non elevata, ma certo significativa per un paese che si situa tra quelli più avanzati.

La presenza di cittadini poveri è resa però più grave dalla povertà assoluta (è proprio il caso di dirlo) dello Stato italiano, che con i suoi 1.380 miliardi di euro di debito pubblico (pari al 106% del Pil), non ha più possibilità per assicurare nel lungo termine servizi sociali e livelli contenuti di tassazione.

Basti pensare che il debito di tutti i paesi poveri del mondo (Pvs) è, secondo i dati della Banca d'Italia, di circa 2.200 miliardi di dollari, e rappresenta in media il 40% del loro Pil.

Come ridurre allora le sacche di povertà presenti nel nostro paese?

Apparentemente vi sono solo due strade, che andrebbero percorse insieme.

La prima strada è assicurare una crescita economica, e quindi una maggiore occupazione, che però difficilmente potrà assumere le dimensioni di un "miracolo ", visto che il grado di sviluppo del nostro paese è già elevato, e quindi sono improbabili grandi nuovi investimenti e tanti nuovi consumi.

Certo, c'è la possibilità che nuovi sviluppi tecnologici possano costituire un'opportunità di sviluppo, come potrebbe accadere per esempio con le auto a idrogeno, ma va notato che i recenti salti tecnologici (diffusione di computer e telefonini) non hanno visto l'Italia tra i protagonisti (ecco perché è importante investire in ricerca e tecnologie).

La seconda strada è una migliore distribuzione del reddito, che in pratica vuol dire togliere risorse a chi ne possiede molte per darle a chi ne possiede poche (proprio come faceva Robin Hood).

In questo modo, oltre a migliorare la condizione dei cittadini più svantaggiati, vi sarebbe un aumento dei consumi, che, se rivolto a prodotti italiani, potrebbe costituire il volano per una maggiore crescita.

Recentemente però la riforma fiscale, pur avviando iniziative positive verso i redditi bassi, prevedendo una loro esenzione totale dalle tasse (no tax area), ha anche diminuito sensibilmente le tasse ai redditi più alti, proseguendo sulla strada già intrapresa con l'eliminazione delle tasse sulle successioni dei grandi capitali.

La misura in sé non è necessariamente sbagliata, ma lo diventa nel caso italiano quando lo Stato è molto povero, avendo un debito che definire enorme è poco (vedi ultimo quesito).

Infatti, la riduzione strutturale delle entrate fiscali (al di là della provvisoria crescita dovuta ai condoni) mina le possibilità di erogare in futuro servizi pubblici con tariffe limitate.

D'altronde, per i cittadini svantaggiati a nulla serve non pagare le tasse quando poi per accedere ai servizi di istruzione, sanità, trasporti locali, ed altri devono pagare tariffe alte, non essendo sufficienti le risorse pubbliche a coprire i loro costi.

 

 


Video

Massimiliano Di Pace,
economista,
intervistato da Tiziana Di Giovannandrea
[video]

 
Su Internet
I siti istituzionali

Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Banca Mondiale


I siti degli istituti di ricerca

Eurispes
Istat


 
Documenti
Il documento dell'Istat sulla povertà 1

Il documento dell'Istat sulla povertà 2
(analisi a livello regionale)


L'indagine dell'Eurispes sulla povertà

 
 
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