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In che cosa consiste la riforma fiscale

Quando sarà attuata la riforma fiscale

Perché c'è bisogno di una riforma fiscale?

Ma perché bisogna pagare molte tasse?

Ma è possibile diminuire le tasse?

 
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4 febbraio 2004

La riforma fiscale

Anche se pochi lo sanno, è prevista una radicale riforma fiscale, che riguarda tutte le tipologie di imposte, ossia dirette (quelle sui redditi, Irpef e Irpeg), e indirette (Iva, imposte di registro, bollo).

Circa un anno fa (aprile 2003) è stata approvata la legge delega 80/2003, che prevede di accorpare tutte le tasse in 5 gruppi così denominati:

- IRE: si tratta dell'imposta sui redditi delle persone fisiche, e sostituisce la vecchia Irpef; la novità principale è data dal fatto che si prevedono solo 2 aliquote (23% per i redditi fini a 100.000 euro, e 33% per la parte di reddito che eccede i 100.000 euro), invece delle attuali 5 aliquote (vedi primo quesito anche per le altre novità);
- IRES: si tratta dell'imposta sui redditi delle persone giuridiche, ossia società di capitali (Spa, Srl, Cooperative), e sostituisce la vecchia Irpeg; la novità principale è data dal fatto che l'aliquota è scesa dal 34% al 33% (vedi primo quesito anche per le altre novità);
- IVA: è l'imposta sul valore aggiunto, la cui disciplina verrà modificata solo per alcuni aspetti, quali la possibilità di detrarre l'imposta, i regimi speciali e la semplificazione degli adempimenti;
- Imposta sui servizi: assorbirà una serie di imposte, quali quelle di registro, ipotecarie, catastali, di bollo, concessioni governative, sui contratti di borsa, sulle assicurazioni, sugli intrattenimenti;
- Accise: sono pagate su benzina e altri prodotti petroliferi, energia elettrica, sigarette e tabacco, prodotti alcolici (escluso il vino), e dovranno essere riformulate, per tenere conto della normativa comunitaria.

E' previsto anche che l'IRAP venga gradualmente eliminata, cominciando con una riduzione della base imponibile (escludendo il costo del lavoro).

La riforma fiscale dovrebbe essere attuata entro la primavera 2005, poiché così prevede la legge delega 80/2003, ma vi sono molti dubbi sulla reale entrata in vigore di tutta la riforma, in quanto essa ridurrebbe il gettito fiscale di oltre 20 miliardi di euro l'anno, a cui si aggiungerebbero i 25-30 miliardi di euro l'anno se fosse definitivamente eliminata l'Irap (in totale -15% del gettito).

Tenuto conto dell'elevato debito pubblico italiano (1.380 mld di euro, pari al 106% del Pil), e della possibilità che i tassi di interesse possano crescere (ogni punto percentuale di aumento dei tassi comporta un maggior fabbisogno di 14 miliardi di euro per incremento della spesa per interessi sul debito pubblico) è da considerare improbabile la completa realizzazione della riforma fiscale.

Infatti per ora è stata attuata solo l'IRES, che riguarda le società, che ha sostanzialmente un impatto zero sul gettito fiscale.

Se da una parte è condivisibile lo sforzo di semplificare la struttura delle imposte, dall'altra bisogna prendere consapevolezza (cosa che non avviene in Italia) che le condizioni delle finanze pubbliche, caratterizzate dall'enorme debito pubblico, non consentono in modo strutturale di ridurre le tasse, al di là dei tentativi di breve periodo effettuati per raccogliere il consenso politico, se non accettando drastiche (e drammatiche) riduzioni dei servizi pubblici (sanità, istruzione, previdenza, trasporti locali, sicurezza, ecc.).

E' una dura verità, ma è una verità non smentibile.

Il problema dunque non è la riduzione delle tasse (come già detto non si possono ridurre), ma come distribuire l'elevato carico fiscale.

A questo riguardo ci stanno due possibili soluzioni:
1) distribuire il carico fiscale in funzione della capacità contributiva (ossia della ricchezza): in tal caso si ha un regime fiscale caratterizzato dalla progressività, ossia da aliquote sul reddito che crescono con il crescere del reddito, e da imposte indirette più alte per i beni di lusso;
2) distribuire il carico fiscale in modo sostanzialmente uguale tra i cittadini e gli operatori economici: in questo caso le aliquote sul reddito sono poche, e molto vicine le une alle altre, così come le imposte indirette non variano in funzione della necessità o meno del bene o servizio.

L'attuale riforma opta per la seconda impostazione, riducendo le aliquote da 5 a 2, e riducendo quella più alta dal 45% (che scatta da 70.000 euro in su) al 33% (che scatta da 100.000 euro in su).

Se è giusto o meno spetta ai cittadini stabilirlo (purché siano informati).


Video

Massimiliano Di Pace,
economista,
intervistato da Laura Borla

[video]

 
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