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| «L'attualità
economica spiegata in modo chiaro e sintetico con dati e fatti» |
In Tv "Economia in chiaro" è un approfondimento quindicinnale in onda il giovedì alle 19:12 su Rai News 24 e il venerdì in chiaro su Rai3 alle 7:42 |
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4 febbraio 2004 La riforma fiscale Circa un anno fa (aprile 2003) è stata approvata la legge delega 80/2003, che prevede di accorpare tutte le tasse in 5 gruppi così denominati: - IRE: si tratta dell'imposta
sui redditi delle persone fisiche, e sostituisce la vecchia Irpef;
la novità principale è data dal fatto
che si prevedono solo 2 aliquote (23% per i redditi fini a 100.000 euro,
e 33% per la parte di reddito che eccede i 100.000 euro), invece delle
attuali 5 aliquote (vedi primo quesito anche per le altre novità); E' previsto anche che l'IRAP venga gradualmente eliminata, cominciando con una riduzione della base imponibile (escludendo il costo del lavoro). La riforma fiscale dovrebbe essere attuata entro la primavera 2005, poiché così prevede la legge delega 80/2003, ma vi sono molti dubbi sulla reale entrata in vigore di tutta la riforma, in quanto essa ridurrebbe il gettito fiscale di oltre 20 miliardi di euro l'anno, a cui si aggiungerebbero i 25-30 miliardi di euro l'anno se fosse definitivamente eliminata l'Irap (in totale -15% del gettito). Tenuto conto dell'elevato debito pubblico italiano (1.380 mld di euro, pari al 106% del Pil), e della possibilità che i tassi di interesse possano crescere (ogni punto percentuale di aumento dei tassi comporta un maggior fabbisogno di 14 miliardi di euro per incremento della spesa per interessi sul debito pubblico) è da considerare improbabile la completa realizzazione della riforma fiscale. Infatti per ora è stata attuata solo l'IRES, che riguarda le società, che ha sostanzialmente un impatto zero sul gettito fiscale. Se da una parte è condivisibile lo sforzo di semplificare la struttura delle imposte, dall'altra bisogna prendere consapevolezza (cosa che non avviene in Italia) che le condizioni delle finanze pubbliche, caratterizzate dall'enorme debito pubblico, non consentono in modo strutturale di ridurre le tasse, al di là dei tentativi di breve periodo effettuati per raccogliere il consenso politico, se non accettando drastiche (e drammatiche) riduzioni dei servizi pubblici (sanità, istruzione, previdenza, trasporti locali, sicurezza, ecc.). E' una dura verità, ma è una verità non smentibile. Il problema dunque non è la riduzione delle tasse (come già detto non si possono ridurre), ma come distribuire l'elevato carico fiscale. A questo riguardo ci stanno due possibili soluzioni: L'attuale riforma opta per la seconda impostazione, riducendo le aliquote da 5 a 2, e riducendo quella più alta dal 45% (che scatta da 70.000 euro in su) al 33% (che scatta da 100.000 euro in su). Se è giusto o meno spetta ai cittadini stabilirlo (purché siano informati). |
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