2004, Mantova
Susan
Vreeland: i quadri che raccontano storie
Intervista di Luciano Minerva
Nella nota introduttiva a La passione di Artemisia lei
scrive: "Come un pittore che veste le figure dei secoli
passati secondo la foggia del suo tempo, anch'io ho cercato
di rendere la figura di Artemisia.” E anche negli altri
suoi c'è il riferimento all'azione dello scrittore come
pittore. Che rapporto c'è tra queste attività.
I miei colori sono le mie parole*. I colori sono parole
e io cerco di combinarli in modo che mostrino le emozioni che
stanno
dietro il quadro e i personaggi del quadro. Ogni dipinto ha dietro
di sé una storia silenziosa e noi dobbiamo esaminare con
calma e con attenzione il quadro per vedere quale può essere
quella storia. Poi esercitiamo la nostra immaginazione per concepire
i personaggi, il dramma, la storia, l'interazione tra i personaggi
e anche l'interazione tra lo spettatore e il quadro e con il
lettore di un passaggio che riguarda un quadro.
Qual è l'origine di questo suo interesse per
il rapporto tra scrittura e pittura?
Quando ero piccola mi regalarono un libro di poesie di Robert
Louis Stevenson e ogni pagina aveva una poesia e un disegno.
Fin da bambina mettevo in collegamento la letteratura e l'arte.
Poco dopo lessi il libro di Heidi, che era ambientato in Svizzera,
e ogni pagina aveva una figura , un acquerello, che rappresentava
la scena. Così mi aspettavo sempre di avere una figura
collegata alla storia o immaginare il mio quadro personale o
una scena collegata a quello che leggevo.
La nostra è un'epoca visiva, è "il
tempo dell'immagine" cinematografica, televisiva, quello
in cui il senso della vista prevale su tutte. Ma la pittura
era un'immagine silenziosa . Quali sono le profonde differenze
tra la nostra e le altre epoche da questo punto di vista?
Con la pittura bisogna immaginare il movimento e la storia che
c'è dietro. I film ci danno tutto, ma io credo che per
tenere viva l'immaginazione che ha un bambino dobbiamo leggere
più che guardare i film. Quando immaginiamo, abbiamo un
ruolo attivo nella comunicazione tra un artista o uno scrittore
e chi guarda o il lettore. Dobbiamo mantenere questa attività vibrante,
le parole vibranti o quel linguaggio che è splendido e
capace di stimolare il pensiero. Allo stesso modo il quadro stimola
il pensiero.
I suoi primi due libri sono ambientati uno in Olanda
e l'altro in Italia, quindi in un ambiente europeo, il terzo
si svolge tra Inghilterra, Canada e Francia. Da dove nasce
il suo grande interesse per la cultura europea che non è così diffuso
nella cultura americana?
Molti dei valori e della cultura degli Stati uniti sono separati
dall'Europa, ma negli Stati uniti c'è molta gente come
me, che trova che un romanzo ambientato in Europa abbia
quasi il mistero e le qualità esotiche che non abbiamo
nei romanzi ambientati nel nostro Paese. E poi una scrittrice
come me può esplorare
altre epoche storiche. Io credo che gli americani abbiano sete
di conoscenza sull'Europa, ma preferiscono trovarla nella narrativa,
in un romanzo, piuttosto che in un libro di storia, che percepiscono
come troppo povero. Amano di più le storie drammatiche,
cercano il dramma, il conflitto, il personaggio e il romanzo
può dargli tutto questo, presentandogli allo stesso tempo
la ricca cultura dell'Europa.
Tutti i suoi protagonisti, che sono pittori, vogliono
essere in qualche modo eterni e lei li aiuta a restare eterni
attraverso questi libri. Che cos'è questa ricerca di
eternità e cos'è la sua ricerca su chi voleva
restare eterno?
Credo che la mia missione sia quella di portare delle vite del
passato nel presente. Nel presente la gente vede i personaggi
del passato, che hanno vissuto alcune delle stesse sfide che
noi affrontiamo oggi. Così ci può essere un collegamento
tra diverse epoche. Mi pare che in America si faccia attenzione
solo a tutto ciò che è contemporaneo e la mia missione è cercare
di portare le persone al di là di questo, a esplorare
altri periodi, altre culture, per avere una comprensione umana
di tipo fraterno.
E in questa ricerca e motivazione lei dà un grande
ruolo alle donne che vogliono superare gli ostacoli della loro
epoca. Che cosa raccontano queste donne alle donne del nostro
tempo?
In passato queste donne avevano molte limitazioni e ostacoli
da superare per riuscire ad esprimere se stesse. C'erano molti
limiti su come avrebbero potuto raggiungere i loto obiettivi
e far parte del mondo artistico. Credo che oggi per le donne
sia importante vedere le donne del passato lottare contro questi
ostacoli, che ora non sono più presenti, perché esse
stesse realizzino tutta la loro potenzialità e traggano
vantaggio dalle opportunità che ci sono oggi. Ricevo molte
lettere da lettori che mi ringraziano per aver fatto conoscere
Artemisia o Emily Carr e perché hanno potuto vivere nella
pelle o, come dite in italiano, essere nei panni delle altre
donne. I lettori trovano energia e ispirazione a perseguire i
loro obiettivi, i loro sogni e provano un senso di liberazione.
Questo è ciò che ha fatto di Artemisia un tesoro
al di là del tempo.
Lei richiama il passato ma poi dice anche "Non
ricordarti dei mali" e ricorda che la parola "amnesia"e "amnistia" hanno
la stessa radice. Qual è la parte di passato che dobbiamo
dimenticare?
Credo che non si tratti semplicemente di dimenticare, ma di perdonare
le ferite che nel passato ci hanno generato i nostri nemici,
i nemici collettivi di una nazione e quelle causate individualmente
da altri individui. Se siamo capaci di perdonare, se siamo capaci
di piangere per gli errori e le sofferenze dei nostri nemici,
loro smettono di esserci nemici e nello stesso tempo possiamo
far evolvere un po' la razza umana. Nel caso di Emily Carr, lei
doveva perdonare i critici che l'avevano giudicata negativamente
come pittrice perché non avevano capito l'arte moderna,
non erano d'accordo sul fatto che i suoi quadri celebrassero
i nativi, gli indigeni come degni di essere rappresentati. Doveva
perdonare la sorella che era stata critica sul suo modo di vivere
e sulla scelta dei suoi soggetti artistici. Artemisia doveva
perdonare suo padre per aver reso pubblico il suo stupro, che
produsse lo scandalo che dovette affrontare per il resto della
sua vita; ma solo quando imparò a perdonare suo padre
Orazio fu realmente libera di essere in pace. E credo che Orazio
lo sapesse e per questo chiese il suo perdono, alla fine del
mio romanzo. Così è una scelta assolutamente individuale
quella di liberarsi dalle ferite che abbiamo subìto, per
ritrovare la pace dentro noi stessi. E lo stesso vale per le
storie collettive: occorre perdonare i nemici del passato per
le loro azioni. Non c'è un'altra strada per tornare alla
nostra guarigione, alla guarigione universale.
Collegato al tema del perdono c'è il tema di
quanto amore diamo e quanto amore riceviamo. Tutti i suoi personaggi
hanno l'impressione di ricevere poco amore e poi si rendono
conto che devono darne di più?
Sembra che tutti questi personaggi, i pittori, non solo le donne,
non solo Emily Carr e Artemisia , ma lo stesso Vermeer aveva
la sensazione di sacrificare qualcosa che quelli che non sono
artisti hanno: e questa era l'intimità con qualche uomo
o donna, o con una amante o con la moglie. Prima viene sempre
l'arte e Vermeer in particolare era consapevole che, anche quando
con sua moglie avrebbe avuto quell'intimità, avrebbe sempre
pensato a quel quadro da finire o a quello che avrebbe dipinto
dopo. Così c'era in lui un senso di incompiutezza, sebbene
fosse sposato e avesse undici figli. Ma questo ci suggerisce
il costo terribile, per questi pittori e per chi viveva intorno
a loro, che ha comportato produrre quell'arte che è tutta
l'eredità che ci hanno lasciato e che ci può ancora
insegnare tanto. Così dobbiamo essere loro grati per tutti
i loro sacrifici.
Lei parla di questo problema ma probabilmente come artista
lo vive anche lei. Come lo affronta?
Ho un marito meraviglioso e sostiene la mia arte tutti i giorni in tanti modi.
Lavoriamo come una squadra: è lui che cura il mio sito personale. Sono
molto fortunata.
* le parole in corsivo sono in
italiano.
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