11 Marzo 2010 ore 12:27 CET (GMT +01:00)
RAINEWS24.IT - INCONTRI
Prima pagina
Tutti gli autori
Versioni originali
Scrivici

Libri, la rubrica
Rai, i siti culturali

A proposito di Incontri...
In collaborazione con...
Grazie a...

Tutti i file audiovisivi sono codificati a 100 Kbps

2007, Ostia

Alberto Manguel: ragazzi, non apprendete la stupidità
Intervista di Luciano Minerva

“Voi siete tutti esseri intelligenti ma la società vuole che voi diventiate stupidi. E la stupidità deve essere imparata. Rifiutate di imparare questa stupidità". Si conclude così l’incontro dello scrittore argentino Alberto Manguel con i ragazzi di una scuola media di Ostia, presso la biblioteca Elsa Morante. L’occasione era l’uscita del libro “biografico” su Iliade e Odissea appena pubblicato in Italia. E Manguel, che ha già scritto tra l’altro due libri originalissimi come “Storia della lettura” e “Diario di un lettore”, sembra il più adatto a scrivere la biografia dei due poemi classici greci a cui si fa risalire l’origine di tutta la nostra cultura scritta.
Ma subito il tema dell’incontro si allarga, dall’Iliade e l’Odissea, al ruolo dei classici, all’incontro tra il libro e i suoi lettori, sempre pronti a trasformarlo nelle diverse epoche e per le diverse sensibilità. Lui, che nell’adolescenza a Buenos Aires ha letto ad alta voce per quattro anni tutti i libri che Borges gli chiedeva, ha rivestito di libri, di lettura e di scrittura tutta la sua esperienza di vita. Ma quando si trova davanti a giovanissimi, parla per un quarto d’ora e poi ascolta e risponde alle domande. All’uscita dell’incontro con gli studenti lo intervistiamo, a partire dai temi che ha trattato a confronto con i giovanissimi. Tra le motivazioni della necessità di leggere, questa, tratta sempre dall’incontro di Ostia:
Siamo in una società che dice che quello che dovete fare è guadagnare i soldi, fare qualcosa di rapido e pratico. L’unica cosa che posso dirvi è: non credete a queste bugie. Queste sono le cose che la società ci dice per trasformarci in schiavi, in quelli che vanno a lavorare per gli altri.

Ha trattato l’Iliade e l’Odissea come fossero delle persone. Ne ha fatto delle biografie. E insieme come fossero un libro sacro, un libro senxa autore, dove è il testo che conta e non l’autore. E’ così?
E’ pericolosissimo parlare di letteratura come testo sacro, perché è esattamente il contrario. Un testo sacro non deve cambiare. Invece la letteratura, opere letterarie come l’Iliade e l’Odissea cambiano ad ogni lettura. Diventano cose diverse da come sono state scritte: L’Odissea, nata forse come un secondo capitolo dell’Iliade, diventa quell’avventura dell’uomo libero e soggetto all’ingiustizia degli dei come hanno capito ad esempio, James Joyce o Margaret Atwood , quando scrivono dell’Ulisse contemporaneo

A proposito di Ulisse, lei sembra averne seguito le tracce, nel senso che dal ’68 in poi ha detto che non sarebbe mai vissuto nello stesso posto per più di due anni: Poi invece, da alcuni anni, ha deciso di stabilirsi in Francia e di non muoversi più.
E’ vero, questo è un cambiamento nella mia vita. Sono sempre andato da un posto all’altro e adesso sono in Francia e credo che morirò in questa casa dove c’è la mia biblioteca. Non mi sento un Ulisse: Ulisse è condannato al viaggio, io ho scelto il viaggio come adesso ho scelto la mia casa.
Ora sono in Francia e morirò in questa casa. Non mi sento un Ulisse. Ho scelto il viaggio come ho scelto la mia casa.

Nella sua casa, nella scorsa intervista con noi si era paragonato a una tartaruga. Lei oggi descrive il piacere di essere a casa tra i suoi libri.
E’ vero, perché finalmente posso mettere tutti i miei libri in un solo posto. La mia biblioteca è il mio luogo di vita, dove leggo ma anche dove scrivo, lavoro, mi trovo bene. Mi sembra che questo sia qualcosa che viene con l’età. Da giovane l’idea di essere in un solo posto, anche con i miei libri, mi pareva una prigione. Adesso invece lo stesso luogo è luogo di libertà assoluta.

In questa libertà assoluta lei riprende in mano alcuni libri, come l’Iliade e l’Odissea e ne riscopre cose anche diverse da quelle che aveva trovato da giovane
Sì, questo è il piacere della rilettura. Quando siamo giovani cerchiamo quello che è nuovo, quello che è originale. Vogliamo essere quelli che scoprono un mondo nuovo, dei Robinson Crusoè, quelli che scoprono tutto da capo. Adesso che sono vicino ai 60 anni mi piace di più quello che conosco già, i libri che ho amato, gli amici che sono vecchi amici, le cose che ho già provato, la novità non mi interessa più. Dunque quello che succede nella rilettura è che il libro diventa nuovo, ma sempre restando una vecchia conoscenza. Questo mi piace.

Tra le varie, tante citazioni che fa nel suo “Diario di un lettore” c’è n’è una di Seneca, che parla della possibilità, attraverso i propri libri, le letture e le riletture, di farsi la propria famiglia.
Seneca è uno degli autori ai quali mi sento più vicino, è per me un amico come Stevenson, come Calvino. Seneca ci dice che non abbiamo l’obbligo di avere i genitori che ci sono stati dati, che la nostra biblioteca propone degli antenati qualsiasi e che possiamo indicare Platone e, Seneca non li cita, ma io direi Milton e Cervantes. Posso sceglierli come miei antenati e di questo sono molto orgoglioso.

E questi antenati li fa incrociare e incontrare in modi molto diversi, attraverso epoche diverse. Anche in questo libro su Iliade e Odissea ne incrocia molti scoprendo l’uno alla luce dell’altro.
E’ che la letteratura non è monogama. La letteratura permette una poligamia intellettuale, amorosa che è ricchissima e generosa. Per me questo è il potere più grande della letteratura per dire che in ogni luogo e in ogni secolo ci sono gli stessi uomini e donne che dicono le stesse cose e e questo dialogo mi pare appassionante.

Nel “Diario di un lettore” lei scrive che “i giornalisti danno per scontato che esista un pubblico afflitto da smemoratezza che ha costantemente bisogno dello spettro dell’evento”. Lei come definisce oggi l’evento?
L’evento è una bugia, perché l’evento è quello che noi crediamo sarà la Storia con la esse maiuscola, quello che sarà la Storia di domani. Invece non sappiamo cos’è questo fiume di tempo che va in avanti anche verso il passato e lì dentro gli eventi sono di piccola importanza. Quello che è importante invece è la riscoperta delle grandi passioni, di ciò che ci fa essere umani.

Lei incontra spesso giovani e giovanissimi. Che rapporto vede tra i giovani e i libri?
Credo che ci siano molti più lettori giovani di quelli che pensiamo. Abbiamo sempre una falsa nostalgia nel dire: “quando io ero giovane tutti leggevamo”, ma non è vero: nella mia classe eravamo due o tre che avevamo i libri, gli altri giocavano al calcio o facevano altre cose. Ci saranno sempre dei giovani che scoprono un libro. Quello che mi pare si debba dire ai giovani è che in biblioteca c’è sempre un libro che è stato scritto per loro, per loro individualmente e se passeranno del tempo a leggere scopriranno un giorno questa riga, questa pagina che parla dei loro più profondi segreti. Questo farà di loro dei lettori.

Tra le sue citazioni c’è questa di Chateaubriand: “L’invisibilità è per me la condizione dell’eleganza”. La ritiene sempre valida?
Questa è anche la grande idea di Oscar Wilde: non si deve vedere come si costruisce qualcosa. Non possiamo dire come è stata costruita la letteratura più forte. Somerset Maugham scriveva che per scrivere un buon romanzo ci vogliono tre cose, ma fortunatamente nessuno sa quali sono.

Per restare nel tema dell’invisibilità, oggi forse sarebbe impensabile che un autore come Omero non scrivesse la sua autobiografia.
Non so, ci sono tanti autori che non seguono questa idea di essere loro stessi il centro del mondo. Io credo che questo venga da una certa tendenza degli anni 60 di occultare l’io che parla. Poi è diventato alla moda non parlare che di “io”. Ma ci sono tanti autori che parlano di altre cose diverse dall’io e che fortunatamente rimangono invisibili perché il lettore possa mettersi al centro del libro.

Oggi, alla luce della sua grande biblioteca e del lungo percorso di lettore che ha fatto, come sceglie il prossimo libro da leggere?
Lascio che il libro scelga me.

[torna indietro]


I più recenti

Simonetta Agnello Hornby
Hoda Barakat
Salwa Al Neimi
Erri De Luca
Silvia Pérez-Vitoria
Hugh Thomas
Chimamanda Ngozi Adichie
Eduardo Galeano
Nicole Krauss
Bernardo Atxaga
Enzo Bianchi
Eric-Emmanuel Schmitt
Jonathan Safran Foer
Mehmet Yashin
scrivi alla redazione | credits