8 Febbraio 2012 ore 13:07 CET (GMT +01:00)
RAINEWS24.IT - INCONTRI
Prima pagina
Tutti gli autori
Versioni originali
Scrivici

Libri, la rubrica
Rai, i siti culturali

A proposito di Incontri...
In collaborazione con...
Grazie a...

Tutti i file audiovisivi sono codificati a 100 Kbps

1999, Roma

Eduardo Galeano: la visione capovolta
di Luciano Minerva

Eduardo Galeano invita a guardare questo mondo alla rovescia. Perche’ alla rovescia, che cosa si vede di diverso?
Questo mondo è messo alla rovescia, la testa in basso e l’ombelico sulle spalle, la sinistra alla destra. È un mondo che castiga il lavoro e ricompensa la speculazione, un mondo dove l'onestà non ha più alcun prestigio e la mancanza di scrupoli invece è sempre più ricompensata, un mondo dove chi ha nelle mani la custodia della pace sono i paesi che fanno gli affari con la guerra, e le aziende che più avvelenano il pianeta, l’aria, l'acqua, la terra, sono quelle che guadagnano di più. Il migliore degli affari dal punto di vista del denaro è il peggior affare dal punto di vista del mondo.
Siamo strumenti dei nostri strumenti, questo è un mondo dove noi stessi, piccole persone, siamo programmati dai computer, comprati dai supermercati, guidati dall'automobile, guardati dal televisore.


Guardando il mondo alla rovescia Galeano da’ voce a quelli che non ce l’hanno e. E quelli che non hanno voce come vedono, attraverso lo sguardo di Galeano, l’economia mondiale?

In realtà tutti hanno la voce. Il problema è che sono pochi quelli che possono essere ascoltati. Questo è un mondo dove il diritto alla comunicazione si è trasformato in un privilegio, ma tutti abbiamo la voce, tutti abbiamo qualcosa da dire agli altri, qualcosa che merita di essere perdonato o lodato dagli altri. Il problema non è l’assenza di voce. Il problema è che ci sono meccanismi che impediscono che queste voci si ascoltino. Il mondo è molto sordo alle voci che valga la pena ascoltare e queste voci che vale la pena ascoltare e queste sono di solito le voci delle vittime di un ordine mondiale che è nemico della natura e della gente.
Io voglio essere un portavoce, l'interprete che ascolta i non ascoltati e che cerca di non dare loro in qualche modo espressione. L’ordine economico mondiale è inesplicabile, … un enigma, l'economia come scienza occulta. I quattro paesi economicamente più importanti dell'America latina, Argentina, Brasile, Messico e Cile, dieci anni fa hanno privatizzato tutto per pagare il debito esterno. Tutto o quasi tutto tranne l'aria, che in un qualunque momento sarà privatizzata. Perché gli economisti diranno: “chi respira senza pagare non merita di respirare, perché non da’ valore a quello che respira”. Hanno privatizzato tutto per pagare i debiti e dieci anni dopo devono il doppio. E’ come se io, braccato dai creditori, vendessi tutto quello che ho in casa, compresi i gioielli della nonna e la stessa nonna. Ho venduto tutto e ho il doppio dei debiti. Guida Guinness, l'economia è un tema per la Guida Guinness.


Con gli occhi di chi arriva dal Sudamerica come si vedono i processi in corso in Europa?
Ci sono paure universali, quelle da cui non si salva nessuno. Ha paura quello che perde il lavoro e chi non trova lavoro. E questo non è solo un dramma latino-americano. Anche in Europa ci si domanda: cosa si fa coi disoccupati, li si manda sulla luna? Ossia, in questo ordine globalizzato, che si suppone funzioni d'accordo con le necessità umane, lavorare è un miracolo, come del resto è un miracolo respirare e camminare. I grandi simboli del progresso, le città costruite perché la gente si incontri con la gente, la festa della comunicazione umana, ora si sono trasformate in immensi garage dove le macchine si incontrano con le macchine. Respirare e camminare, i due diritti più elementari, sono diritti che è ormai quasi impossibile realizzare: non si può respirare, non si può camminare e la-vo-ra-re. Il lavoro vale meno della spazzatura.


Nel suo libro a testa in giu’ cita come problema molto particolare, e come una metafora importante, la privatizzazione delle carceri.

Le carceri sono trasformate in un affare, in un grande affare soprattutto negli Stati Uniti che sono il modello universale che poi si applica alle altre parti del mondo. Si privatizza tutto e quindi anche le carceri. E io credo che questa sia una metafora del mondo prigioniero perché il mondo è carcerato: non solo quelli che stanno dietro le sbarre, con le uniformi da carcerati. Siamo carcerati tutti, chi non è prigioniero della fame è prigioniero della necessità o della paura, è un mondo di carcerati.


In questo mondo di carcerati ci sono poi piccole grandi iniziative che vanno in controtendenza. Che sbocchi potranno avere?

NelvIl mondo di carcerati è un mondo di prigionieri dei debiti: siamo tutti indebitati e pertanto siamo prigionieri dei nostri creditori. Non tutti. Per esempio gli Stati Uniti hanno un debito che è tre volte quello di tutto il cosiddetto terzo mondo. Però nessuno va a dare ordini agli Stati Uniti, nessuno va a dire a Clinton: “questo è il programma economico che devi applicare”. Invece nei paesi del sud del mondo i creditori decidono non solo la politica economica, ma anche la frequenza delle piogge, il volo delle mosche, l'amore degli amanti, tutto. E di fronte a questo succedono alcune cose importanti, che sono espressione dell'energia della società civile, quelli che io chiamo i “muscoli segreti”, che è il meglio di quello che la società contiene, un’energia segreta. In Messico ad esempio il movimento il Barcon, che non è conosciuto fuori del Messico stesso. Cominciarono in pochi: alcuni creditori delle banche che si unirono per proteggersi perché volevano difendere il loro piccolo terreno e la casa e la macchina, che rischiavano di essere espropriati dalle banche e di fronte all'usura delle banche sono uniti: erano alcune centinaia, poi sono diventati mille, ora sono più di un milione. Erano molto pochi ma erano contagiosi. I governi dovrebbero apprendere dalla gente, il vertice dovrebbe apprendere dalla base, ascoltare la voce dei non ascoltati e, per esempio, quando si riuniscono i presidenti latino- americani per pronunciare discorsi e ripetere luoghi comuni e posare per le foto ricordo, potrebbero anche unirsi per confrontarsi con lo strapotere bancario come fanno quelli del movimento del Barcon.


Un altro dei simboli a cui lei attribuisce particolare importanza e’ quello di Mc Donald’s.
La emme di Mc Donald's è, oggi, come la croce di fine secolo. La stessa importanza che ha avuto la croce nella storia dell'umanità l'ha oggi il doppio arco di Mc Donald's, che é il perfetto simbolo della fine del secolo e della fine del millennio. E' un simbolo molto rivelatore poiché l'universalizzazione di Mc Donald's implica in primo luogo un crimine culturale contro l'autodeterminazione della cucina. Il diritto alla diversità della cucina. La bocca è una delle porte dell'anima: dimmi come mangi e ti dirò chi sei. Il meglio che il mondo contiene è la quantità di mondi che il mondo contiene. Siamo diversi … meno male. Così non moriremo ne’ di fame ne’ di noia. E l'altro crimine è un crimine sindacale. Mc Donald's impedisce che i suoi lavoratori si sindacalizzino. In nome della democrazia si impone un modello di impresa che viola impunemente due secoli di lotte operaie, le conquiste realizzate dai sindacati attraverso tanti anni di sacrifici vengono buttate nella spazzatura in questi ultimi minuti del secolo come se il lavoro umano non valesse niente.


Con quale sguardo e con quali speranze lei guarda al passaggio del secolo e del millennio?

Tra poco, molto poco, saremo tutti gente del secolo passato e ancora peggio saremo gente del passato millennio. Il tempo si burla delle frontiere e che inventiamo gli mettiamo per credere nella favola che lo possiamo dominare. Lui continua la sua camminata per l’eternità, per il mistero e non si cura di noi… ma chi si libera della tentazione? Questo è il tempo delle grandi perorazioni, dei discorsi infiammati, delle minacce degli apocalittici che predicono la fine del mondo, la fine di tutto. E secondo me può essere una buona opportunità per esercitare il diritto di sognare, il diritto al delirio, il diritto di guardare al di la’ dell’infamia per immaginare un altro mondo possibile. E il diritto di credere che in quest'altro mondo possibile sarà possibile lavorare per vivere invece di vivere per lavorare, che la giustizia e la libertà, gemelle siamesi nate per vivere unite spalla contro spalla, smettano di andare per eliminare divorziate per il mondo, la giustizia da una parte la libertà dall’altra. Sarà possibile, credo, spero, che i bambini di strada non siano trattati come se fossero spazzatura, perché non ci saranno più bambini di strada e che i bambini ricchi non siano trattati come se fossero denaro perché non ci saranno più bambini ricchi. E l’educazione non sarà più privilegio di chi se la può permettere. E la polizia non sarà più la maledizione di chi non la può comprare. E dovremo aggiungere un undicesimo comandamento che Dio aveva dimenticato di mettere nelle tavole di Mose’. Dirà: “amerai la natura di cui tu fai parte”. E ci bulrleremo tutti delle frontiere dello spazio e del tempo, e potremo essere veramente fratelli di tutti coloro che hanno volontà di bellezza e volontà di giustizia, in qualunque posto siano nati e in qualunque tempo siano vissuti.
Non è male sognare, delirare. Se non fosse per quest’acqua chiara, che ne sarebbe dei diritti umani che nel mondo di oggi sono stati ridotti solo a tre: il diritto di vedere, di sentire e di tacere. Cominciamo a esercitare il diritto di sognare, perché veramente ogni notte possa essere vissuta come se fosse l’ultima, ogni giorno come se fosse il primo.


L’intervista e’ stata realizzata a Roma. Grazie, per la revisione della traduzione, a Maria Claudia Origlia.



[torna indietro]


I più recenti

Simonetta Agnello Hornby
Hoda Barakat
Salwa Al Neimi
Erri De Luca
Silvia Pérez-Vitoria
Hugh Thomas
Chimamanda Ngozi Adichie
Eduardo Galeano
Nicole Krauss
Bernardo Atxaga
Enzo Bianchi
Eric-Emmanuel Schmitt
Jonathan Safran Foer
Mehmet Yashin
scrivi alla redazione | credits