1999, Roma
Eduardo
Galeano:
la visione capovolta
di Luciano Minerva
Eduardo Galeano invita a guardare questo mondo alla rovescia.
Perche’ alla rovescia, che cosa si vede di diverso?
Questo mondo è messo alla rovescia, la testa in basso e l’ombelico
sulle spalle, la sinistra alla destra. È un mondo che castiga il lavoro
e ricompensa la speculazione, un mondo dove l'onestà non ha più alcun
prestigio e la mancanza di scrupoli invece è sempre più ricompensata,
un mondo dove chi ha nelle mani la custodia della pace sono i paesi che fanno
gli affari con la guerra, e le aziende che più avvelenano il pianeta,
l’aria, l'acqua, la terra, sono quelle che guadagnano di più. Il
migliore degli affari dal punto di vista del denaro è il peggior affare
dal punto di vista del mondo.
Siamo strumenti dei nostri strumenti, questo è un mondo dove noi stessi,
piccole persone, siamo programmati dai computer, comprati dai supermercati, guidati
dall'automobile, guardati dal televisore.
Guardando il mondo alla rovescia Galeano da’ voce a quelli che non ce l’hanno
e. E quelli che non hanno voce come vedono, attraverso lo sguardo di Galeano,
l’economia mondiale?
In realtà tutti hanno la voce. Il problema è che sono pochi quelli
che possono essere ascoltati. Questo è un mondo dove il diritto alla comunicazione
si è trasformato in un privilegio, ma tutti abbiamo la voce, tutti abbiamo
qualcosa da dire agli altri, qualcosa che merita di essere perdonato o lodato
dagli altri. Il problema non è l’assenza di voce. Il problema è che
ci sono meccanismi che impediscono che queste voci si ascoltino. Il mondo è molto
sordo alle voci che valga la pena ascoltare e queste voci che vale la pena ascoltare
e queste sono di solito le voci delle vittime di un ordine mondiale che è nemico
della natura e della gente.
Io voglio essere un portavoce, l'interprete che ascolta i non ascoltati e che
cerca di non dare loro in qualche modo espressione. L’ordine economico
mondiale è inesplicabile, … un enigma, l'economia come scienza occulta.
I quattro paesi economicamente più importanti dell'America latina, Argentina,
Brasile, Messico e Cile, dieci anni fa hanno privatizzato tutto per pagare il
debito esterno. Tutto o quasi tutto tranne l'aria, che in un qualunque momento
sarà privatizzata. Perché gli economisti diranno: “chi respira
senza pagare non merita di respirare, perché non da’ valore a quello
che respira”. Hanno privatizzato tutto per pagare i debiti e dieci anni
dopo devono il doppio. E’ come se io, braccato dai creditori, vendessi
tutto quello che ho in casa, compresi i gioielli della nonna e la stessa nonna.
Ho venduto tutto e ho il doppio dei debiti. Guida Guinness, l'economia è un
tema per la Guida Guinness.
Con gli occhi di chi arriva dal Sudamerica come si vedono i processi
in corso in Europa?
Ci sono paure universali, quelle da cui non si salva nessuno. Ha paura quello
che perde il lavoro e chi non trova lavoro. E questo non è solo un dramma
latino-americano. Anche in Europa ci si domanda: cosa si fa coi disoccupati,
li si manda sulla luna? Ossia, in questo ordine globalizzato, che si suppone
funzioni d'accordo con le necessità umane, lavorare è un miracolo,
come del resto è un miracolo respirare e camminare. I grandi simboli del
progresso, le città costruite perché la gente si incontri con la
gente, la festa della comunicazione umana, ora si sono trasformate in immensi
garage dove le macchine si incontrano con le macchine. Respirare e camminare,
i due diritti più elementari, sono diritti che è ormai quasi impossibile
realizzare: non si può respirare, non si può camminare e la-vo-ra-re.
Il lavoro vale meno della spazzatura.
Nel suo libro a testa in giu’ cita come problema molto particolare, e come
una metafora importante, la privatizzazione delle carceri.
Le carceri sono trasformate in un affare, in un grande affare soprattutto negli
Stati Uniti che sono il modello universale che poi si applica alle altre parti
del mondo. Si privatizza tutto e quindi anche le carceri. E io credo che questa
sia una metafora del mondo prigioniero perché il mondo è carcerato:
non solo quelli che stanno dietro le sbarre, con le uniformi da carcerati. Siamo
carcerati tutti, chi non è prigioniero della fame è prigioniero
della necessità o della paura, è un mondo di carcerati.
In questo mondo di carcerati ci sono poi piccole grandi iniziative che vanno
in controtendenza. Che sbocchi potranno avere?
NelvIl mondo di carcerati è un mondo di prigionieri dei debiti: siamo
tutti indebitati e pertanto siamo prigionieri dei nostri creditori. Non tutti.
Per esempio gli Stati Uniti hanno un debito che è tre volte quello di
tutto il cosiddetto terzo mondo. Però nessuno va a dare ordini agli Stati
Uniti, nessuno va a dire a Clinton: “questo è il programma economico
che devi applicare”. Invece nei paesi del sud del mondo i creditori decidono
non solo la politica economica, ma anche la frequenza delle piogge, il volo delle
mosche, l'amore degli amanti, tutto. E di fronte a questo succedono alcune cose
importanti, che sono espressione dell'energia della società civile, quelli
che io chiamo i “muscoli segreti”, che è il meglio di quello
che la società contiene, un’energia segreta. In Messico ad esempio
il movimento il Barcon, che non è conosciuto fuori del Messico stesso.
Cominciarono in pochi: alcuni creditori delle banche che si unirono per proteggersi
perché volevano difendere il loro piccolo terreno e la casa e la macchina,
che rischiavano di essere espropriati dalle banche e di fronte all'usura delle
banche sono uniti: erano alcune centinaia, poi sono diventati mille, ora sono
più di un milione. Erano molto pochi ma erano contagiosi. I governi dovrebbero
apprendere dalla gente, il vertice dovrebbe apprendere dalla base, ascoltare
la voce dei non ascoltati e, per esempio, quando si riuniscono i presidenti latino-
americani per pronunciare discorsi e ripetere luoghi comuni e posare per le foto
ricordo, potrebbero anche unirsi per confrontarsi con lo strapotere bancario
come fanno quelli del movimento del Barcon.
Un altro dei simboli a cui lei attribuisce particolare importanza e’ quello
di Mc Donald’s.
La emme di Mc Donald's è, oggi, come la croce
di fine secolo. La stessa importanza che ha avuto la croce nella
storia dell'umanità l'ha oggi il doppio arco di Mc Donald's,
che é il perfetto simbolo della fine del secolo e della
fine del millennio. E' un simbolo molto rivelatore poiché l'universalizzazione
di Mc Donald's implica in primo luogo un crimine culturale contro
l'autodeterminazione della cucina. Il diritto alla diversità della
cucina. La bocca è una delle porte dell'anima: dimmi come
mangi e ti dirò chi sei. Il meglio che il mondo contiene è la
quantità di mondi che il mondo contiene. Siamo diversi … meno
male. Così non moriremo ne’ di fame ne’ di
noia. E l'altro crimine è un crimine sindacale. Mc Donald's
impedisce che i suoi lavoratori si sindacalizzino. In nome della
democrazia si impone un modello di impresa che viola impunemente
due secoli di lotte operaie, le conquiste realizzate dai sindacati
attraverso tanti anni di sacrifici vengono buttate nella spazzatura
in questi ultimi minuti del secolo come se il lavoro umano non
valesse niente.
Con quale sguardo e con quali speranze lei guarda al passaggio del secolo e
del millennio?
Tra poco, molto poco, saremo tutti gente del secolo passato e ancora peggio
saremo gente del passato millennio. Il tempo si burla delle frontiere e che
inventiamo gli mettiamo per credere nella favola che lo possiamo dominare.
Lui continua la sua camminata per l’eternità, per il mistero e
non si cura di noi… ma chi si libera della tentazione? Questo è il
tempo delle grandi perorazioni, dei discorsi infiammati, delle minacce degli
apocalittici che predicono la fine del mondo, la fine di tutto. E secondo me
può essere una buona opportunità per esercitare il diritto di
sognare, il diritto al delirio, il diritto di guardare al di la’ dell’infamia
per immaginare un altro mondo possibile. E il diritto di credere che in quest'altro
mondo possibile sarà possibile lavorare per vivere invece di vivere
per lavorare, che la giustizia e la libertà, gemelle siamesi nate per
vivere unite spalla contro spalla, smettano di andare per eliminare divorziate
per il mondo, la giustizia da una parte la libertà dall’altra.
Sarà possibile, credo, spero, che i bambini di strada non siano trattati
come se fossero spazzatura, perché non ci saranno più bambini
di strada e che i bambini ricchi non siano trattati come se fossero denaro
perché non ci saranno più bambini ricchi. E l’educazione
non sarà più privilegio di chi se la può permettere. E
la polizia non sarà più la maledizione di chi non la può comprare.
E dovremo aggiungere un undicesimo comandamento che Dio aveva dimenticato di
mettere nelle tavole di Mose’. Dirà: “amerai la natura di
cui tu fai parte”. E ci bulrleremo tutti delle frontiere dello spazio
e del tempo, e potremo essere veramente fratelli di tutti coloro che hanno
volontà di bellezza e volontà di giustizia, in qualunque posto
siano nati e in qualunque tempo siano vissuti.
Non è male sognare, delirare. Se non fosse per quest’acqua chiara,
che ne sarebbe dei diritti umani che nel mondo di oggi sono stati ridotti solo
a tre: il diritto di vedere, di sentire e di tacere. Cominciamo a esercitare
il diritto di sognare, perché veramente ogni notte possa essere vissuta
come se fosse l’ultima, ogni giorno come se fosse il primo.
L’intervista e’ stata realizzata
a Roma. Grazie, per la revisione della traduzione, a Maria Claudia
Origlia.
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