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maggio 2008

Geraldine Brooks: I libri, il vero ponte tra le culture
di Luciano Minerva

Che effetto le fa trovarsi tra tutti questi libri antichi e rari?

E' quasi un desiderio fisico per me. Mi sento quasi persa quando vedo questi bellissimi libri. E' molto eccitante,perche' mi portano a pensare al passato e ad immaginare le mani che li hanno prodotti, quelle degli intarsiatori, dei miniaturisti, degli scribi.

Come ha scoperto la Haggadah di Sarajevo, il vero libro raro che e’ al centro della storia de I custodi del libro?

“Lavoravo come corrispondente durante l'assedio della citta' e a un certo punto tra i giornalisti si era diffusa una voce sul destino di un antico manoscritto ebraico, che e' il grande tesoro della biblioteca del museo bosniaco: nessuno sapeva che fine avesse fatto. Si diceva che era stato distrutto o che era stato portato in Israele dal Mossad o che il governo musulmano l'aveva venduto per comprare armi. In seguito ho scoperto la verita' che era perfino piu' incredibile dei pettegolezzi. La verita' era che un bibliotecario musulmano, durante i primi giorni del bombardamento di Sarajevo, aveva rischiato la sua vita per portare in salvo questo libro e nasconderlo in un luogo sicuro.

Il cambiamento, ecco il vero nemico”, scrive raccontando la storia di questa Haggadah. Come e’ possibile lavorare sui libri antichi senza che ci siano cambiamenti?

E' per questo che sono tanto pochi i libri che sopravvivono ed e' per questo che i libri antichi sono cosi' rari, perche' non sono stati conservati nelle condizioni ideali, cioe' una temperatura costante e una luce non eccessiva. Naturalmente questop e’ accaduto nel corso dei secoli: sono stati conservati in gelidi palazzi di pietra, sono passati di mano in mano, hanno viaggiato a cavallo , si sono bagnati. La pergamena in realta’ e' pelle tirata ed essiccata con cura per potervi scrivere, ma se si bagna rischia di distruggersi molto facilmente: e' questo che ora rende questi libri cosi' rari per noi.

In tutti i suoi libri, fin dalle prime pagine si trova un’attenzione a qualcuno che sa legegre nonostante non dovrebbe saper leggere per situazioni sociali e circostanze (una donna umile nel Seicento, una schiava in Virginia, e cosi’ via). I libri sono tra i protagonisti dei suoi libri. Come mai?

Lei mi ha dato uno spunto che non avevo ancora colto. Effettivamente i libri sono un tema ricorrente nelle mie opere. Uno dei protagonisti deve superare grandi difficolta' per imparare a leggere. La lettura e' molto importante e, ora che mi ci fa pensare, vedo che per me una delle piu' grandi disgrazie e' l'impossibilita' di leggere e l'essere esclusi dal mondo dei libri. Suppongo che quando hai un incubo ricorrente nella tua mente, se pensi alla cosa peggiore che potrebbe accaderti e devi creare un personaggio che affrontera’ delle difficolta', naturalmente torni su questo punto che rappresenta per me un'enorme difficolta' che il mio personaggio deve riuscire a superare nel suo viaggio.

Lei e’ stata corrispondente di guerra. Quanto le sono stati utili i libri per lavorare nelle varie aree geografiche dove e’ stata?

Sono nata, cresciuta e ho studiato in Australia. La storia europea in quel paese e' molto recente. La storia degli indigeni, al contrario, e' molto antica, ma sono cresciuta in una societa' che preferisce guardare avanti anziche’ indietro.
Nel 1987 sono arrivata al Cairo come corrispondente, ma ho scoperto che l'informazione non era importante per le persone intorno a me, cio' che per loro era importante erano gli eventi del settimo secolo. Improvvisamente ho dovuto adottare un nuovo punto di vista per fare informazione, perche' se non riuscivo a capire cosa animava le passioni intorno a me, non avrei potuto fare un buon lavoro e spiegare il perche' di cio' che stava accadendo. Cosi' ho iniziato un intenso progetto da auto-didatta per imparare non solo la storia ma anche la mentalita' di societa' la cui personalita' si basa sul rapporto che hanno con il loro passato. Questo concetto non mi apparteneva, come australiana.

Molti dei libri che i suoi personaggi leggono fanno da ponte tra la varie culture. Quale bisogno c’e’ oggi di questi ponti?

Ancora una volta torno a parlare della mia infanzia in Australia, un luogo fortunato in cui crescere, perche' quando cresci in un luogo cosi' distante dal punto di vista geografico dal resto del mondo, e' necessario essere aperti nei confronti del mondo per capirlo. La societa' australiana e' estremamente multietnica e multiculturale, recentemente si sono aggiunte le culture degli immigrati. Sono cresciuta in una strada che somigliava molto alle Nazioni Unite: c'erano persone provenienti da tutto il mondo. Credo che siamo cresciuti con una grande apertura verso il resto del mondo. Ora vivo negli Stati Uniti e credo che purtroppo per molti americani non sia cosi'. Gli Stati Uniti sembrano essere un paese molto introspettivo perche' i suoi problemi sono estremamente vasti e coinvolgenti, quindi l'energia delle persone e' concentrata all'interno del paese. Questo spiega forse perche' la politica estera americana e' cosi' piena di errori e passi falsi, perche' non ci si preoccupa di come il mondo vede determinati problemi, ci si concentra su un punto di vista introspettivo.

La Haggadah e’ il racconto della fuga degli ebrei dalla schiavitu’ in Egitto, L’idealista ha la schiavitu’ in Virginia come tema centrale.
Quanto e’ attratta dal tema della schiavitu’?


Credo che lei abbia ragione. Ci sono diversi tipi di schiavitu': quella che priva le persone della loro umanita', dignita' e liberta', ma ci sono anche altri tipi di schiavitu' oggi. Come corrispondente straniero in molti paesi ho potuto notare che era abbastanza comune che una parte della societa' privasse l'altra di alcuni diritti. Credo che sia necessario consiederare anche il contesto storico, perche' ci sono grandi dilemmi morali che riguardano come, in periodi diversi, ci siano state persone in grado di andare oltre l’ideologia della propria epoca. Sono questi i personaggi che mi interessano di piu', quelli che riescono a guardare oltre e a cogliere l'umanita' che condividiamo.

Qual e’ stata l’influenza del suo lavoro di corrispondente di guerra sulla sua scrittura. Le e’ servito anche per fuggire dalle realta’ che doveva raccontare?

Ho sempre imparato molto dalle mie esperienze, anche oggi, anche se faccio un altro lavoro. Credo che quando vedi come gli esseri umani affrontano una catastrofe, puoi attingere dalla tua parte migliore o dalla tua parte peggiore, questo si puo' capire solo quando si e' messi veramente alla prova. Io posso parlare dei conflitti in Medio Oriente, nei Balcani, in Africa, in cui ho visto persone capaci di grandi atti di gentilezza e di coraggio di fronte alle peggiori crudelta'. Per questo credo che il cuore umano sia in grado di andare in entrambe le direzioni. Questo e' uno degli elementi che ho poi inserito nei miei romanzi. Un altro aspetto e' legato al fatto che in Medio Oriente ho visto donne che crescono con la convinzione che la loro vita sara' circoscritta alle mura domestiche e che, quando sono colpite da una catastrofe in cui perdono i loro uomini, riescono a tirare fuori il coraggio, a portare la loro famiglia in salvo, attraverso le montagne, ad organizzare piccole forme di civilta' nei campi profughi. Vedere persone capaci di simili cambiamenti mi ha reso tanto coraggiosa da permettere ai miei personaggi di cambiare nel corso del romanzo e di trovare in se stessi qualita’ che non sapevano di avere. Non credo che la finzione sia un elemento totalmente estraneo a un corrispondente di guerra. Ho smesso di fare la corrispondente di guerra per una sola ragione: sono diventata mamma e per me i due lavori erano incompatibili.

Un’altra caratteristica comune ai suoi libri e’ che le donne protagoniste sono infermiere, due infermiere reali, l’altra e’ come uin’infermiera dei libri. Anche questo e’ un problema che le sta molto a cuore.

Ho sempre tratto ispirazione dalle storie delle donne. Quando sono andata in Medio Oriente come corrispondente, il mio lavoro era fare informazione ma io ho scelto di farlo attraverso gli occhi delle donne della regione perche' il loro punto di vista era sempre stato ignorato e, trascorrendo del tempo in ambienti chiusi alle donne, sono riuscita ad avere qualche indizio in piu' sull'ascesa dei movimenti islamici che hanno acquisito maggiore forza a partire dalla fine degli anni ottanta. Nei miei romanzi ho cercato di parlare delle storie ignorate delle donne. Solo recentemente gli storici della guerra civile hanno iniziato a considerare il ruolo delle donne in quella guerra e un’illustre storica della guerra civile e' diventata la prima presidente donna dell'universita' di Harvard. Il sud alla fine ha dovuto arrendersi perche' le donne del sud erano quelle che hanno detto basta, non possiamo andare avanti, deve finire!

Un altro tema e’ quello del ruolo della religione e i modi diversi in cui viene vista la religione. Anna dice : Mi hanno mostrato il mondo in luci ed ombre. Ma i suoi personaggi loi vedonoin modo diverso Qual e’ la sua esperienza diretta?

La religione ci porta grandi bellezze ma anche le piu' incredibili bruttezze. Amo il cuore e il linguaggio della preghiera, questo mi attrae verso la religione, mentre odio la capacita' della religione di separarci in piccoli gruppi di persone terribili e piene di odio e rabbia reciproca. La mia preoccupazione fondamentale e': cosa fa la fede per noi? E cosa fa a noi?

Lei sente il bisogno come antica lettrice di Piccole donne di ricostruire la figura del padre delle piccole donne. Come e’ nata questa idea?

Dopo essere stata corrispondente estera in Medio Oriente e in Europa, mi sono trasferita con mio marito negli Stati Uniti, il suo paese e abbiamo vissuto in Virginia, uno stato ancora intriso della storia della guerra civile. Come molti americani, mio marito aveva degli antenati che avevano combattuto nella guerra civile. Inizialmente pensavo che questa sorta di ossessione fosse estremamente noiosa, odiavo quando mi portava in giro a vedere questi noiosi campi di battaglia. Poi ho iniziato a provare interesse verso un aspetto della guerra civile: l'idea che fosse una guerra di ideali, che alcune persone, abolizionisti appassionati, abbiano deciso di andare in guerra per porre fine alla schiavitu'. Mi chiedevo cosa succedesse a questi giovani uomini quando si trovavano sommersi dalle esigenze di una vera e propria guerra, dove gli ideali vengono repressi dalla brutalita' degli eserciti che commettono atrocita'. Pensavo ad un idealista che andava in guerra, a quello che poteva succedergli e improvvisamente mi e' capitato di scoprire che avevo gia' trovato degli strumenti per esplorare questa idea, perche' in Piccole Donne ci viene detto che il padre non c'e' perche' e' al fronte con le truppe e sappiamo dalle ragazze che la famiglia ha sentimenti abolizionisti. Improvvisamente avevo il mio uomo e visto che Louisa May Alcott aveva attinto a suo padre e alle sue sorelle per creare i personaggi di Piccole Donne, io ho pensato che potevo osservare il personaggio del padre e vedere se potevo usare qualcosa di lui per aiutarmi a creare il mio personaggio. In quel momento ho incontrato uno dei piu' grandi idealisti del pensiero americano vittoriano. Uno dei recensori del mio libro ha espresso questa idea meglio di me: ha detto che Thoreau ed Emerson erano le stelle cadenti dell'idealismo americano; Bronson Alcott era la materia grigia da cui hanno tratto energia.

Ci sono secondo lei delle eta’ dell’oro? Lei parla ad esempio della Convivencia come una delle epoche in cui convivevano pacificamente varie religioni. Lei e’ ottimista riguardio al nostro futuro?

Non si sicura che possa esserci un'età dell'oro per le donne. Non credo credo in realta', come donna, di averne vissuta una per piu' di una settimana. Forse il Rinascimento o il Quattrocento italiano potrebbe andare bene per una settimana, ma poi penso che mi piacerebbe tornare all'epoca post-femminista.

Per quanto riguarda l'ottimismo, quale alternativa abbiamo?
Dobbiamo essere ottimisti anche nei periodi piu' bui.

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