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2007, Roma

Bruno Bozzetto

Intervista di Luciano Minerva

Bruno Bozzetto, classe 1938, uno dei più grandi cartoonist del mondo. Lo incontriamo a Roma, nel corso della dodicesima edizione dei Castelli Animati. Giacca sportiva, gran sorriso, Bozzetto ci parla dei suoi lavori più noti, a cui e' fortemente legato. Da "West and Soda", "Vip mio fratello superuomo" a "Allegro non troppo". Si tratta di tre lungometraggi, nati un po' per caso, un po' per incoscienza, come confessa l'autore.
Poi arriva il mitico Signor Rossi. Il personaggio, che risente molto dell'influenza di Bozzetto, si ispira ad una figura reale: il direttore di una manifestazione cinematografica di provincia.
Grande fascino esercita la pubblicità su Bruno Bozzetto che nel corso degli anni ha realizzato numerosi caroselli e spot.
Per il futuro Bozzetto pensa alla 'creazione' di un personaggio umano, che trasmetta qualcosa: gli effetti speciali - sottolinea il cartoonist - non sono fondamentali. E poi, secondo noi, non gli piacciono nemmeno tanto.

Come definirebbe la sua professione, data la vastità del suo lavoro?
Io sono una figura un po’ complessa. Posso dire che sono soggettista, sceneggiatore. Ho fatto tutto.

Lei è ricordato soprattutto per "West and soda", "Vip mio fratello superuomo" e "Allegro non troppo". Ci racconta qualcosa dell’origine di questi suoi lavori?

" West and Soda" nasce da uno spunto che mi ha dato un professore di cinema, Attilio Giovannini. Un giorno eravamo in vacanza insieme, io ero lontanissimo dall'idea di fare un cortometraggio in Italia. Non se ne facevano, non si sapeva assolutamente che tipo di mercato avremmo incontrato. Però la cosa mi ha stimolato. Allora io mi ero chiesto: Walt Disney prendeva Pinocchio, prendeva Cenerentola, prendeva Biancaneve. Io non volevo fare favole perché non mi interessa e non era il tipo di pubblico al quale volevo rivolgermi. E quindi ho pensato che il cinema western fosse una favola moderna: cioè andando a vedere un film western noi sappiamo già dal primo fotogramma chi muore, chi vive , chi vince ecc. ecc.. A mio parere era diventata la dinamica delle favole. Però era moderno. Io adoro il cinema western, per i paesaggi, per la parte estetica che mi riempie il cuore. Quindi ho detto: perché non tentare una parodia del cinema western? Parallelamente stava nascendo Sergio Leone, con la differenza che noi abbiamo iniziato prima, ma abbiamo lavorato due anni e siamo usciti dopo. Comunque siamo usciti nello stesso periodo. Evidentemente abbiamo avuto lo stesso punto di vista. Cioè il vedere il cinema western. La differenza è che nel disegno animato è più facile prendere in giro tutto, mentre dal vero è molto più forte vedere un becchino preso in giro, perché lo si identifica con un personaggio vero.
Poi visto che ha funzionato bene, ho realizzato il secondo film "Vip fratello superuomo" che era in parte la parodia della pubblicità, del lavaggio del cervello, abbastanza in anticipo sui tempi. E poi era una caricatura di un personaggio dei fumetti degli anni quaranta, l'uomo mascherato di Falk, che io leggevo molto, infatti ci sono delle rassomiglianze tra il personaggio e l'uomo mascherato.Però poi ha preso una piega diversa perché sono intervenuti degli americani che volevano coprodurlo, mi hanno dato degli stimoli, degli impulsi.
Dopo dieci anni ho realizzato "Allegro non troppo". Anche lì quasi casualmente nato da un'idea che era partita ascoltando la musica del "Bolero" di Ravel. Mi era piaciuta questa idea e siccome io amavo molto Fantasia ho cominciato ad apprezzare la musica classica proprio dopo averlo visto undici o dodici volte al cinema. Ho pensato che potesse essere il momento giusto per rifare un qualcosa del genere con occhi più moderni, con storie diverse, soprattutto con storie più attuali. E quindi sono nati casualmente tutti, con una grande incoscienza, perché non avevamo né l'idea del futuro, della programmazione, della distribuzione e non sapevmo neppure se ce l'avremmo fatta a finirli. Però ci credevamo. Mio padre, mi ricordo, mi ha fatto una domanda storica: "Se dopo aver prodotto il film non incassi una lira, noi continuiamo a vivere o siamo nei guai?". No. Possiamo vivere. "Allora, fallo". Questa è stata la spinta che mi ha mandato verso il lungometraggio.

Il personaggio da lei creato più famoso per noi italiani è il Signor Rossi. Come è venuto fuori questo personaggio?
Il Signor Rossi nasce da un fatto vero. Cioè il primo film si intitola "Un Oscar per il signor Rossi". Ed è la storia di un cineasta appassionato che lavora tantissimo per fare un piccolo film. Distrugge la casa, la dipinge, usa la moglie come attrice. Fa veramente un grosso lavoro. Lo manda a un festival e viene rifiutato. Allora dalla rabbia prende la pellicola, la rompe, la sporca, la calpesta, poi la getta in segno di disprezzo del festival. E vince l'Oscar con quel film. E questa è una storia abbastanza vera. Cioè, io abitavo a Bergamo. A Bergamo c'era un festival. Si chiamava il festival dell'arte in cui partecipavano molti stranieri e mandavano tanti disegni animati. Io avevo fatto un disegno animato, che poi ha preso parecchi premi all'estero. L’ho mandato e non me lo hanno accettato. Però in questo festival ho visto dei film orrendi. Cioè quelli disegnati su pellicola, ma non alla McLaren che era un genio, disegnati su pellicola, strafalcioni, pellicole sporche pur di colpire la gente e già da lì mi è nata la poca simpatia verso il film astratto, il film di pura ricerca.
Allora nel raccontare questa storia mi è venuto istintivo copiare il direttore di questo festival. Ho fatto una sua caricatura. Quindi il Signor Rossi racconta una storia vera. Intendiamoci, psicologicamente un personaggio risente molto dell'autore: nel Signor Rossi c'è molta parte di me, di mio padre, di mia madre, cioè delle persone che conosco, però esteticamente assomiglia a questo direttore del festival. Poi visto che funzionava, abbiamo continuato, poteva funzionare come italiano medio e non lo abbiamo mai abbandonato.

Bozzetto e la pubblicità.
La pubblicità è quella che ci ha permesso di realizzare i lungometraggi. Cioè con i soldi della pubblicità io ho prodotto cortometraggi e lungometraggi. Li ho investiti in quello che credevo fosse la strada più interessante. Quindi non guardavo molto al possibile guadagno. Mi interessava fare delle cose e l'indipendenza era tutto. Poter gestire liberamente un film è molto importante anche oggi. Nel senso che l'intervento di altre persone può essere utile se le persone sono competenti, altrimenti può essere anche pericoloso perché sviano dalla strada. Ho iniziato quando si lavorava direttamente con il cliente. E mi piaceva perché era un lavoro creativo in cui mi veniva posto un problema e io dovevo risolverlo. Man mano che le agenzie pubblicitarie sono cresciute, il nostro è diventato più che altro un lavoro esecutivo. Cioè le idee arrivavano già realizzate dalle agenzie e a noi chiedevano la realizzazione. E quindi diventava effettivamente il lavoro di una casa di produzione. Allora mi son detto: ho dei bravissimi collaboratori, passo a loro questo tipo di lavoro e io mi dedico alla parte spettacolare e piano piano mi sono ritirato. Però il mio studio ha continuato a produrre. quindi abbiamo fatto tantissimi film, , sigle televisive, poi ho fatto quasi cento film con Piero Angela, educativi, un altro filone interessante.

Cosa ha fatto Bozzetto negli ultimi anni? E cosa ha in mente per il futuro?
Ultimamente ho fatto molti film con il software “flash” perché mi davano una libertà di esprimere quel che volevo in quanto con flash io e il musicista potevamo fare un film. Però erano piccole cose. Ho fatto delle serie televisive con l'animation band. ho fatto 26 film di mezz'ora l'uno: la famiglia Spaghetti. e un'altra serie per bambini. Adesso ne sto facendo uno per la Rai che si chiama Psicovip, in 3d. E poi ho fatto tanti altri di carattere educativo, ad esempio per la provincia di Bergamo, ne ho fatti sullo sport, sul bullismo, sui pericoli della velocità e tanti altri che non ricordo nemmeno più.
Cercherò ancora di raccontare delle storie semplici, ma che mi interessa coinvolgano lo spettatore, cioè in qualche modo lo rendano partecipe delle storie. Quindi non tante cose eclatanti, effetti speciali, mi interessa il lato umano, cioè un personaggio che deve diventare un attore, deve comunicare con il pubblico. Questa è la parte più difficile, ma anche la più entusiasmante perché quando si è creato un personaggio, questo resta.

 

 

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