2003, Mantova
Zygmunt
Bauman: il teorico della
società liquida
Intervista di Luciano Minerva
Siamo nel centro di Mantova, una città che nel Rinascimento è stata
costruita guardando a quell'ideale di perfezione che lei
ricorda più volte nei suoi libri. Che impressione
le fa stare una città con queste forme che ancora
ci parlano?
Non ho avuto modo di esplorare Mantova nei particolari, ma
la mia impressione è di vedere un documento vivo,
molto potente dell'ideale dialettico di perfezione. L'ideale
di perfezione è sempre davanti, di pollici o di miglia,
di centimetri o chilometri. Avere davanti a noi questa prospettiva è una
benedizione, è il sogno di una possibilità di
riconciliare le contraddizioni, di avere una perfetta coesione,
una perfetta coerenza, una totalità, una condizione
in cui, diceva Leon Battista Alberti, ogni ulteriore cambiamento
non può che andare verso il peggio. Si raggiunge una
sorta di beata tranquillità. D'altra parte la vista
di questa città mostra anche quanto è relativo,
provvisorio ogni ideale di perfezione, perché è sempre
in avanti, perché non puoi mai afferrarlo, è un
concetto superato. Mantova è una raccolta di diverse
idee di perfezione, in tempi diversi. Quando si realizza
un'opera, è subito osservata criticamente e sostituita
da qualcos'altro che guarda al di là dello stato raggiunto.Così c'è una
contraddizione interna nell'idea di perfezione, è quella
che Sigmund Freud chiamava "l'azione
di Thanathos", l'istinto di morte. Vuoi finire il movimento,
vuoi arrivare al punto finale, e questa sarebbe la fine della
storia. D’altra parte, avere questa idea è un fattore
illuminante che porta a muoverti perché sei costantemente
alla ricerca. Questa è la dialettica della nostra civiltà occidentale:
avere un'idea in contraddizione con il progresso, sperimentare
l'abilità di cambiare, di criticare, per porre fine al
cambiamento e alla critica. Usare la libertà per rendere
la libertà superflua è l'aspetto mortale della
nostra civiltà, mentre l'aspetto vitale, la sua forza, è che
questo obiettivo per fortuna non si può mai raggiungere.
Nei suoi libri si trovano molti riferimenti alla letteratura
e alle arti figurative. Come ci aiutano le opere degli artisti,
degli scrittori a capire un mondo che cambia così rapidamente?
La mia professione di sociologo è una continua conversazione
con le esperienze umane, è un dialogo che crea risposte:
noi suggeriamo varie interpretazioni, visioni più ampie
che riguardano altri aspetti non visibili dalla semplice prospettiva
dell'esperienza individuale, e diamo una risposta. La nostra
conversazione secondo me avviene con il senso comune: gli uomini
e le donne che vivono in questo tipo di società hanno
bisogno di trovare se stessi, di trovare il senso della propria
esperienza in quello che noi diciamo. Altrimenti è uno
sforzo inutile, i sociologi che parlano con i sociologi perdono
tempo.Se la sociologia si prende così, si capisce che noi sociologi
professionisti non siamo sfortunatamente grandi poeti, grandi
scrittori, non abbiamo il monopolio dell'accesso all'esperienza
umana. Gli scrittori si prefiggono gli stessi nostri scopi. Hanno
perfino alcuni vantaggi sui sociologi, perché non sono
chiusi nelle restrizioni accademiche, non devono attenersi alle
regole, sono liberi di sperimentare questi significati, di cui
qualcuno può essere sbagliato, qualcuno può essere
vero, ma è come essere ostaggi della fede. Alcune idee
sono completamente dimenticate, abortiscono, non colgono nel
segno, altre dimostrano di avere una lunga durata e questo vale
ad esempio per Calvino.Gli sviluppi di quella che io chiamo la "modernità liquida" rendono
le sue osservazioni sempre più rilevanti; prendiamo ad
esempio la sua immagine del barone rampante che non toccava mai
terra e poteva raggiungere così la tranquillità.
Questa è l'anticipazione dell'elite contemporanea globale.
E' esattamente quello che sta accadendo ora. Con immagini molto
potenti e semplici si possono cogliere quel qualcosa, quel processo
che un normale artigiano della sociologia può riuscire
ad esprimere solo in parecchi volumi. Io penso che un buon consiglio
per chi è impegnato in conversazioni sull'esperienza umana
sia quello di essere aperti, disponibili a questi sguardi, alle
interpretazioni sperimentali. Prenda ad esempio le descrizioni
di Italo Calvino delle città invisibili: Aglaura è una
città delle due esistenze. Una è quella che sta
sulla terra, l'altra è nella testa della gente: due realtà differenti
che si scontrano ma nello stesso tempo si influenzano. E' uno
sguardo molto acuto, che dà un'idea del modo in cui la
nostra esperienza si espande nella rete mondiale di Internet,
della televisione, dell'informazione da un lato e dall’altro
nella realtà quotidiana, che non assomiglia molto a ciò che è lì.
O prendiamo la città di Leonia, dove il benessere non
viene misurato dalla produzione di beni che si consumano, come
essi credono, ma dal volume dello spreco, da ciò di cui
si disfano, da ciò che lasciano senza nostalgia, senza
rimpianto, quanto più sono ricchi e potenti. E’ di
nuovo uno sguardo sul rovescio della civiltà, in cui in
ogni fabbrica ci sono alcuni camion che portano i prodotti ai
centri commerciali, e altri che vanno alla discarica. Noi di
solito notiamo i primi, non i secondi. Scriviamo le nostre storie
sul primo genere di camion, ma dimentichiamo i secondi. Tutte
queste sono scoperte molto potenti, sono colpi di genio e per
questo sono molto grato al lavoro fatto dai grandi scrittori.
La cultura, lei scrive, ha perso il suo ruolo critico
e il "pensiero
unico" neoliberale spinge molti ad accettare la realtà come
immodificabile. Cosa ha permesso la diffusione del pensiero unico
e perché non c'è stata una opposizione?
Per questo tipo di pensiero io uso la metafora di una profezia:
questa casa brucierà. Allora prendi taniche di benzina,
la versi sulla casa, le dai fuoco e la casa brucia davvero. Così lavora "la
pensee unique". Da un lato si dice che il principio di base
del pensiero unico è che non ci sono alternative: TINA,
There Is No Alternative. Poi tutti gli strumenti, tutte le possibilità di
creare un mondo davvero alternativo o di fare qualcosa per cambiare,
tutte le regole del gioco, vengono distrutte. Così non
c'è modo di cambiare e questa diventa una profezia che
si autodetermina. La casa brucia, ma la sto bruciando io. Cosa
dice il pensiero unico? Che questo è il solo mondo possibile.
Finchè c'è libera concorrenza, finchè c'è efficienza,
redditività, e il valore economico è l'unica discriminante
tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato,
finchè quando è così si distrugge la civiltà come
noi la conosciamo, si distruggono le stesse condizioni della
vita umana e poi, dato che uomini e donne, individui e gruppi,
e così via, sono sottomessi senza eccezione a queste leggi
di mercato spietate, intolleranti, per cui ciò che non
ha senso economico va eliminato, si creano le condizioni che
Pierre Bourdieau chiama "precarietà" e perfino
le politiche della precarizzazione rendono più precario,
incerto, vacillante, liquido. E quando le persone vivono in un
mondo così liquido, non osano fare progetti a lungo termine,
perdono la fiducia in se stessi. La civiltà moderna era basata sulla fiducia, prima di
tutto nelle proprie capacità: "Posso fare questo.
Se imparo a farlo, posso farlo". In secondo luogo c'era
la fiducia negli altri, come esseri umani razionali: "Posso
ragionare con loro, posso convincerli e loro faranno esattamente
quello che si dovrebbe fare". E il terzo tipo di fiducia
era quella nella stabilità delle istituzioni. Ciò che
si considera valido oggi, lo sarà anche domani e dopodomani.
Il confine tra comportamento corretto e non corretto resterà tale
anche la prossima volta. Qualsiasi cosa rappresenti, un’abilità utile,
creativa, che acquisisco oggi, rimarrà utile e creativa
anche domani e dopodomani. Tutti questi tre tipi di fiducia sono
scomparsi. E se perdi questa fiducia, credi semplicemente di
non avere alcun controllo sul futuro e questa è un'idea
paralizzante. Le persone che restano paralizzate, e che perciò vivono
a breve termine e non capiscono cosa significa avere un impegno
e dei progetti a lungo termine, non sono in grado di resistere
al pensiero unico. E così il pensiero unico distrugge
tutte le alternative a se stesso.
In questa situazione così liquida, in questo mondo così cambiato,
che cosa si considera ingiusto? Lei dice che l'ingiustizia è una
cosa sempre più visibile, e che fin qui questa coscienza
ha portato alle grandi ribellioni, alle grandi rivoluzioni. Oggi
che cosa non è accettabile come "ingiusto" sul
piano universale?
Quello che si dice attualmente è che il sentimento dell'ingiustizia è primario
e la definizione di giustizia secondaria. Ne consegue che noi
abbiamo l'esperienza di qualcosa che è ingiusto. Una delle
caratteristiche della modernità liquida è questa:
ogni aspetto della vita umana che i nostri genitori e i nostri
antenati consideravano naturale, un verdetto della natura, un
verdetto di Dio, e che era stabilito una volte per tutte, viene
rimodellato come una costruzione artificiale che può essere
cambiata. E per questo è ingiusta e dovrebbe essere sostituita
da qualcos'altro. Il rapporto tra i sessi è un esempio
davvero lampante: la subordinazione delle donne agli uomini era
considerata un verdetto di Dio, si considerava parte della natura
umana, dei geni, non si poteva cambiare. Adesso c'è una
ridefinizione dei ruoli, si considera ingiusto che le donne siano
pagate meno degli uomini, che le mogli si occupino dagli affari
domestici e i mariti del ruolo pubblico. E’ un esempio
ma vale per tutto e porta a un senso di instabilità. Questo
anche perché c'è la percezione di un livello crescente
di violenza nella nostra società, perché il comportamento
di routine è stato sostituito da quelle che io chiamerei
le "battaglie di ricognizione". Le parti in conflitto
cercano di capire quanto possono spingere indietro l'altro, quanto
possono spostare il proprio confine,
il proprio ruolo. Questo rende tutte le relazioni plastiche,
le rende adatte per il tempo presente, e così mette in
crisi i legami, le relazioni. C'è una contraddizione interna:
da un lato ne hai bisogno perché in un mondo liquido hai
bisogno di un sostegno, di amici su cui contare; ma dall'altra
parte hai paura che, una volta fissati questi confini, una relazione,
un'amicizia ti possa ingabbiare, e tu vuoi essere sempre libero
di cercare soluzioni migliori e vuoi restare sempre nella fluidità.
Per dirla in modo grezzo e semplificato, se ogni aspetto della
condizione umana è da agguantare, da rinegoziare, se nulla
si considera acquisito una volta per tutte, l’esperienza
dell’ingiustizia da rimodellare, la percezione del comportamento,
della routine familiare come ingiusto, sbagliato, diventa un'importante
forza dinamica della vita contemporanea, ed è quello che
facciamo sempre. E’ un processo senza fine, ciò che
oggi sembra stabile e non mutevole domani sarà probabilmente
molto molto diverso. Questo ha anche un impatto sullo stile della
politica. Il filosofo americano Richard Rorty distingue la politica
dei movimenti dalla politica per campagne. La politica dei movimenti
segue l'ideale di società perfetta di Leon Battista Alberti.
Sulla strada di questa società perfetta si sono commesse
molte ingiustizie e crudeltà, perché si giustificavano
con lo scopo di raggiungere questa perfezione. Se qualcosa ti
porta un po' più vicino allo stato finale perfetto, tutto
può essere giustificato, si può far soffrire molta
gente: come si dice oggi, ci sono molti effetti collaterali sulla
strada.
Diversa è la politica per campagne. Richard Rorty
ci consiglia di combattere ogni singola ingiustizia che incontriamo:
per esempio che gli emigranti messicani in California non abbiano
diritti sindacali e lavorino in condizioni di schiavitù nelle
piantagioni di arance, come lottare per i loro diritti, o come
salvare le foreste svizzere dall'inquinamento impedendo alle
auto il transito per le montagne, come sia possibile ottenere
il riconoscimento legale delle unioni gay, e così via.
Consideriamo queste azioni una ad una, senza necessariamente
pensare se questo porta o no a una società perfetta. Non
vogliamo costruire un mondo perfetto, ma dobbiamo renderlo meno
insopportabile e crudele di come è oggi.
Prima di diventare sociologo lei studiò fisica. Oggi
usa metafore tratte dalla fisica per descrivere la società,
come accade in modernità liquida. Oggi come può essere
letta la rete, sia quella del potere che del contropotere?
Ho usato la metafora della liquidità per una caratteristica
di base dei liquidi fluidi: non possono mantenere una forma da
soli, hanno una coesione interna, un'integrazione, un'attrazione
davvero minima. Così finchè non li metti in contenitori,
in forme esterne, non conservano la stessa forma per molto tempo.
E questa è esattamente la caratteristica della nostra
vita. Non puoi affidarti a qualcosa che conservi la propria forma
finchè non le metti qualcosa intorno. Ricordavo prima
la contraddizione interna nell'idea delle relazioni umane, e
questo si collega agli attuali problemi della rete. Noi parliamo
sempre meno di quella che era la miglior metafora per pensare
alla società quando ero giovane: la struttura. La struttura
suggerisce qualcosa di solido, di rigido, qualcosa che limita.
Devi combattere con forza per romperla, per uscirne. La struttura
ti rende immobile, è un'immagine rigida in cui resti chiuso.
La rete è qualcosa di diverso. La rete è la combinazione
di due processi, la connessione e la disconnessione: è questa
la differenza tra rete e struttura. Nella struttura entri e ci
resti e così finisce la storia. Nella rete hai una facilità relativa
a collegarti a luoghi distanti, ad altri punti della rete, ma
allo stesso tempo, ed è la cosa più importante,
hai la facilità di disconnetterti, puoi spegnere. Molte
informazioni interessanti provengono da ricerche sul metodo dei
giovani di attivare relazioni. Gli appuntamenti via Internet
sono oggi la forma predominante per entrare in relazione con
persone del proprio sesso o dell’altro. Una volta, non
molto tempo fa, c'erano i bar per persone sole, dove si andava
per conoscere, per parlare con gli altri, per stabilire relazioni.
Oggi preferiscono le forme di Internet. Perché? Questa
era la domanda che sarebbe necessario porsi. L’altra cosa
da rilevare è la facilità di digitare "cancella".
Questa è la rete. Il vantaggio della rete è la
facilità di tirarsi indietro: se trovi che è sconveniente,
se sei annoiato, se pensi che l'erba del vicino è più verde
della tua, se pensi che lì ci siano più opportunità,
che non potresti cogliere perché sei stanco e perché sei
legato alla scelta precedente. Questo è il vantaggio della
rete. Due grandi amici, sociologi acuti e originali, Boltanski
e Chiapello, hanno scritto uno studio davvero importante sul
nuovo spirito
del capitalismo. Hanno scoperto che nei colloqui per le assunzioni
quello che i dirigenti valutano è la "connettibilità",
il disporre di una rete. Questo non è il simbolo di una
struttura, non è la riduzione, la costrizione delle scelte,
ma al contrario l'ampiezza delle scelte. Tutto è incompleto,
tutto può essere superato da altro, tutto esiste finchè non
cambi idea.
Non si trova spesso nei suoi scritti la parola "armonia" che
era nelle prime utopie. Non le piace particolarmente?
Sono un po' sospettoso e preoccupato sul concetto di armonia,
sul consenso universale, per esempio Juergen Habermas parlava
di comunicazione non falsata perché gli piaceva e perché secondo
lui portava al consenso universale. Non credo a questo ideale,
non credo che la gente sia felice di questa unanimità,
penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa
nell'azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro
tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell'ingiusto,
e così via. Nell'idea dell'armonia e del consenso universale,
c’è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie,
rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali. Alla fine questa è un'idea
mortale, perché se davvero ci fosse armonia e consenso,
che bisogno ci sarebbe di tante persone sulla terra? Ne basterebbe
una: lui o lei avrebbe tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario,
il bello, il buono, il saggio, la verità. Penso che si
debba essere sia realisti che morali. Probabilmente dobbiamo
riconsiderare come incurabile la diversità del modo di
essere umani, si può essere davvero persone in tanti tanti
modi e questa è una benedizione.
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