maggio 2009, Fiera del Libro di Torino
Salwa al Neimi
Intervista di Liana Mistretta
Una riflessione sul corpo e la passione: il corpo deve essere appagato per soddisfare la nostra realizzazione nella vita di tutti i giorni. Da dove nasce questa riflessione?
Quando dico che non ho anima…nella nostra cultura arabo musulmana il corpo è anima e l’anima è corpo, quindi non c’è questa separazione, e nel libro si capisce che il corpo è il mezzo per arrivare alla conoscenza di se stessi, alla conoscenza degli altri e forse anche per arrivare a una sorta di felicità, una sorta di realizzazione intellettuale e fisica
Un libro erotico scritto da una scrittrice araba. Perché tanta sorpresa in occidente?
Il libro è stato una sorpresa anche nel mondo arabo, io ho scritto il libro in arabo e lo shock è stato innanzi tutto nel mondo arabo, ma io ripeto sempre: io non ho scritto un libro erotico! Ho scritto un libro sul sesso nell’antica cultura araba e nella società araba di oggi. Mentre scrivevo non mi è mai venuto in mente che stavo scrivendo un romanzo erotico, e adesso quando sento dire, o leggo negli articoli di un romanzo erotico rido perché il successo del libro nel mondo arabo e in occidente forse si basa su un malinteso, perché io ho scritto il libro in arabo per dire che la lingua araba può raccontare il sesso, l’intimità, le emozioni ma forse anche per distruggere qualche clichè sulle donne e sugli uomini nella cultura araba. Ma veramente non ho mai avuto intenzione di scrivere un libro erotico e quando ho visto la reazione nel mondo arabo, lo shock, e quando ho letto un articolo che diceva “il primo libro erotico arabo per gli uomini e le donne” questa categoria mi ha divertito, ma niente di più.
Da dove è nata questa idea?
Io sono una poetessa e quel che dico in questo libro è quel che ho sempre detto nelle mie poesie e nei miei racconti, ma nessuno legge la poesia! Ho scritto molte poesie veramente sensuali nelle qual parlo del corpo ma credo che la poesia… bisogna essere della star della poesia perché gli altri leggano la tua poesia, così avevo tante idee in testa, tante reazioni su quel che si dice sulla cultura araba, la società araba, le donne arabe, la lingua araba, ecco soprattutto la lingua araba che è la mia specializzazione, l’oggetto dei miei studi, la mia passione, quindi all’inizio pensavo di scrivere un libro sugli antichi testi erotici, un saggio. Ma poi, mi sono detta, come dice il titolo del libro: non bisogna cercare la prova all’esterno delle cose, la prova del miele è miele stesso, allora ho pensato che per raccontare che la lingua araba può parlare di sesso e di intimità tanto ne valeva scrivere direttamente un romanzo che parlava di sesso. Allora ho sovrapposto, ho fatto una sorta di montaggio, tra la vita di questa narratrice, donna moderna, indipendente, realizzata, intelligente, riflessiva, che racconta i suoi amori, la sua libertà, la sua libertà sessuale gli antichi testi erotici arabi, e quindi questo legame tra la libertà sessuale e il retaggio culturale arabo musulmano, ecco secondo me è questo che ha provocato uno shock nel mondo arabo ma anche in occidente. Per me era evidente perché io leggo tutto ciò, erano cose che sapevo, ma credo che questi antichi trattati arabi erotici non siano molto conosciuti, ci si vergogna a leggerli, li nascondiamo, li consideriamo marginali. Ma io sapevo che erano importanti perché scrivevano di rapporti tra uomini e donne segnati da molta libertà, è questo che si trova in tutti gli antichi testi della letteratura araba.
La tradizione dei grandi classici alla quale lei si riferisce comprende testi teologici, giuridici, religiosi. Da questi testi sembra che il mondo islamico in passato sia stato meno sessuofobico rispetto a oggi, è così?Ho scritto il libro per dire che la mia cultura è una cultura di libertà, di tolleranza, perché in questo libro troviamo citazioni di scritti di giuristi, di commentatori del Corano, di grandi saggi in tutti i campi del sapere. Sono scritti di persone che non avevano un ruolo marginale ma che operavano nel cuore del potere e non solo religioso. Sono persone che hanno scritto sul sesso, per esempio Ibn Seriuti, che ha scritto uno dei libri di riferimento, lui era un commentatore del Corano, lui credo abbia scritto diciotto libri sul sesso! Ne sono stati trovati 12, gli altri sono andati perduti, ma allora cosa vuol dire tutto ciò? Vuol dire che si tratta di qualcosa di serio. Certo lui si divertiva anche a scrivere di sesso, ma è un grande saggio, un commentatore del Corano, quindi ciò vuol dire che si tratta di qualcosa di veramente importante. E quel che trovo ancora più importante è che in quel che lui scrive non troviamo mai, MAI, dei giudizi morali. Racconta tutte le storie con leggerezza senza dare mai giudizi, non dice mai questo è HALAL, questo è HARAM, cioè questo è lecito o illecito, no, non lo dice mai, racconta le storie con tutta la leggerezza del mondo e allora quando lo leggiamo rimaniamo sorpresi e quindi, ecco…in fin dei conti ho scritto il libro per raccontare tutto ciò.
Allora come mai dopo tanta saggezza del passato oggi il mondo arabo si è ridotto così?
Tutte le civiltà hanno degli alti e dei bassi. C’è stato un
momento in cui la civiltà arabo musulmana, la cultura arabo musulmano, nel periodo in cui scrivevano questi saggi, era al suo apice. Ma poi ci sono stati dei periodi di stagnazione, nei quali non si rifletteva più, non si pensava più, non si scriveva, per ragioni storiche, politiche e così via, fino ad arrivare a oggi, dove tutto è sclerotizzato, non si riflette. Ci dicono tutti che la nostra religione, la nostra cultura, sono in un certo modo, e io non sono un’esperta di religioni, io mi occupo di cultura, quindi posso ben dire che la mia cultura è una cultura libera e che mi ha insegnato la libertà.
Nella tradizione islamica quindi il rapporto tra sesso e religione è visto come una via verso il paradiso, molto diverso rispetto alla tradizione cristiana nella quale il sesso viene visto come peccato o associato solo a finalità riproduttive…
Il corpo nella cultura arabo musulmana è il centro di tutto, il centro del piacere, della realizzazione, il corpo è sempre coccolato, l’hammam per esempio ha un grande ruolo, bisogna sempre essere puliti, c’è grande attenzione per i profumi, lo sport, tutto ciò che mantiene il corpo sempre a posto. Ci sono delle citazioni che dicono: “Bisogna avere una vita sessuale piena, soddisfatta per godere di buona salute”, e quando si parla di sesso, il sesso non è mai legato alla procreazione, salvo che in contesti molto limitati. Il sesso è legato al piacere, e il corpo è al centro di questa cultura. Oggi noi viviamo con le idee del cristianesimo nel quale c’è questa separazione tra corpo e anima, e tutto quel che riguarda il corpo è sporco, è da rifiutare, nascondere, invece tutto quel che riguarda l’anima è nobile. Ma nella cultura araba tutto questo non c’era. Ora c’è invece questa contraddizione importante, perché oggi abbiamo un rapporto molto deformato con la nostra cultura, la nostra religione, un rapporto molto ridotto, viviamo la nostra cultura con le idee degli altri.
Chi è la protagonista del romanzo La prova del miele?
E’ una bibliotecaria, trovo che le biblioteche siano il luogo erotico per eccellenza! E’ una creatura linguistica, perché ha un rapporto molto forte con la lingua, vive tutto attraverso le parole, dice che ha un rapporto vitale con le parole. E’ una donna che lavora, che ha studiato, che legge e che vive nei libri e nelle parole, una donna che ama e che riflette, e quindi racconta…racconta…
Lei scrive in arabo e nel libro dice: l’arabo è la lingua del sesso. Perché?
Nel libro la narratrice dice che l’arabo per me è la lingua del sesso perché lei è araba, ciascuno di noi vive l’intimità nella sua lingua madre, quindi è normale per lei dire questo. Noi arabi quando vogliamo parlare di sesso viriamo subito verso una lingua straniera perché ci vergogniamo a parlare di sesso, del corpo nella nostra lingua, come se non si potesse osare pronunciare certe parole nella nostra lingua! Ma poi queste parole le usiamo per gli insulti, nella vita quotidiana queste parole che tutti si rifiutano di pronunciare, di scrivere, le usiamo poi per insultare. Allora ho cercato semplicemente di scrivere con le parole della mia lingua per ridare forse a queste parole il loro senso innocente e la loro umanità.
Nel romanzo ci sono tante storie di donne, le donne hanno sempre un nome proprio. Ci sono anche tanti uomini, ma questi uomini non hanno mai un nome! Hanno solo degli appellativi: il pensatore, il viaggiatore, lo svelto, perché questa scelta?
Nei due anni durante i quali ho scritto questo romanzo, mi sono veramente divertita tanto. E’ stato un regalo! E’ stato come un gioco, mi sono detta: bene, tutti gli uomini non avranno un nome ma solo degli appellativi! Le donne invece hanno dei nomi. E d’altra parte la struttura stessa del libro non ha niente a che vedere con la costruzione di un romanzo tradizionale, non c’è una trama, non ci sono personaggi, a parte la narratrice che è un po’ ovunque, e un po’ forse quello che chiamo “il pensatore”. Tutti gli altri sono dei figuranti. Ma anche in questo mi hanno ispirata gli antichi testi erotici arabi. Ho provato a ispirarmi non solo alla libertà di questi libri ma anche alla loro forma. Per questo molte critiche dicono: non è un romanzo intrigante, con una trama, ma in effetti questo ho voluto fare, ci sono tanti artifici letterari, gli artifici, i trucchi della della scrittura e anche questo fa parte del gioco.
Tra le figure maschili nel romanzo spicca il Pensatore. Lei scrive: tutti abbiamo un pensatore che ci aspetta da qualche parte nel mondo, pronto a rivelarci come siamo…
E’ una fortuna incontrare l’altro, l’altro che riesce una volta, due o tre volte, non so, dipende dalla vita che viviamo, l’altro che riesce a rivelarci a noi stessi. Abbiamo sempre bisogno dell’altro per potere rivelarci noi stessi, vediamo noi stessi soltanto attraverso l’altro. E quando incontro i miei lettori, soprattutto le donne, le donne mi chiedono sempre l’indirizzo del pensatore! Quindi, penso che i lettori e le lettrici abbiamo capito che è molto importante incontrare a un certo punto, nella nostra vita questo “altro”. Lei la narratrice, tutto quel che ha di bello, nella sua storia, nel suo racconto, lo deve al Pensatore.
Il suo racconto non è mai volgare. Si parla di sesso, ma non si parla mai di sentimenti, d’amore. Perché?
E’ stata una scelta. All’inizio lo dico, c’è solo il corpo e così ho cercato di evitare la parola amore. Ma credo che l’amore sia in ogni pagina del libro. In fondo questa è una storia d’amore, e non c’è altra parola per definirla, ma forse a un certo punto si cerca di evitare alcune parole che sono diventate troppo inflazionate. Forse è la parola amore a essere diventata volgare per il modo in cui la si usa, e forse è per questo che lei, la narratrice, che è così sensibile alle parole, cerca di evitare di usarla. Ma credo che in ogni riga del libro ci sia molto amore. L’amore è il sesso e il sesso è l’amore, sono la stessa cosa.
In passato, come si legge nel romanzo, l’educazione sessuale delle ragazze era importante, faceva parte della tradizione. E oggi?
La narratrice, la protagonista dice: non mi hanno mai insegnato niente. Oggi il sesso è cancellato dall’educazione delle ragazze e dei ragazzi. Nei libri antichi ho visto che invece in passato era diverso, per esempio le citazioni che si trovano nel mio libro ci riferiscono che non era solo la madre a dare consigli alla figlia quando stava per sposarsi ma era anche il padre a darle consigli, perché tutti sapevano quanto era importante il sesso e non c’era questo atteggiamento di disprezzo, o l’idea che certe cose si facevano di nascosto, senza parlarne…no, non era così.
Il suo romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 2007 a Beirut con la dicitura: Vietato ai minori. Ma poi in Libano è stato apprezzato perfino da Hezbollah
Il libro in Libano è stato vietato ai minori di 18 anni, una cosa ridicola, poi è stato proibito nella gran parte dei paesi arabi, tranne che nei paesi del Maghreb, Marocco, Tunisia, Algeria, e poi ad Abu Dhabi, anche lì è stato pubblicato. Per il resto è stato proibito quasi ovunque. Ma i lettori e le lettrici che sono furbi, quando amano un libro lo vanno a cercare su internet e lo scaricano da lì gratuitamente. Così, l’anno scorso, quando sono andata in Siria, ho incontrato dei lettori e delle lettrici, soprattutto giovani, che mi hanno fatto vedere le copie che avevano scaricato da internet! E questo mi ha fatto molto piacere. Certo, un libro non cambia niente, il mio è un piccolo libro che comunque ha creato un dibattito, ma ci vorranno ancora tanti libri e non solo libri per fare cambiare le cose.
Un’ultima domanda, che sorge spontanea dopo avere letto il romanzo: Ma la Prova del Miele è un romanzo autobiografico?
Mi sarebbe piaciuto!!! E’ il mio sogno! Ma purtroppo sono solo artifici letterari, cioè, questo tono di confidenza, di confessione, sono nata nella finzione quindi tutto quel che racconto ha un’aria molto vera, ho sempre l’aria di una racconta la verità ma purtroppo non è la verità!
[torna indietro]
|