Azar
Nafisi: Chiavi di lettura
La rivolta nelle pagine
Ogni fiaba offre la possibilità di trascendere i limiti
del presente e dunque, in un certo senso, ci permette certe
libertà che la vita ci nega. Tutte le grandi opere di
narrativa, per quanto cupa sia la realtà che descrivono,
hanno in sé il nocciolo di una rivolta, l'affermazione
della vita contro la sua stessa precarietà. Ma è nel
modo in cui l'autore riracconta la realtà, e ne acquisisce
il controllo dando origine a un mondo nuovo, che questa rivolta
prende forza: tutte le grandi opere d'arte, avrei dichiarato
con solennità, celebrano l'insubordinazione contro i
tradimenti, gli orrori e i tranelli della vita. La perfezione
e la bellezza del linguaggio si ribellano alla mediocrità e
allo squallore di ciò che descrivono. Ecco perché ci
piace Madame Bovary e piangiamo per Emma, perché leggiamo
avidamente Lolita e il nostro cuore si strugge per la sua piccola,
volgare, poetica e sfacciata eroina.
(Da Leggere Lolita a Teheran. Adelphi, 2004, trad. Roberto
Serrai)
Evanescenza dell’io
Adesso che non potevo più pensare a me come un insegnante,
una scrittrice, che non potevo più indossare quello
che volevo, né camminare per strada al mio passo, di
gridare se mi andava di farlo o dare una pacca sulla spalla
a un collega maschio, adesso che tutto ciò era diventato
illegale, mi sentivo evanescente, artificiale, un personaggio
immaginario scaturito dalla matita di un disegnatore che una
gomma qualsiasi sarebbe bastata a cancellare.
(Da Leggere Lolita a Teheran. Adelphi, 2004)
Respirare un romanzo
"
Un romanzo non è un’allegoria " dissi verso
la fine della lezione. " E’ l'esperienza sensoriale
di un altro mondo. Se non entrate in quel mondo, se non trattenete
respiro insieme i personaggi, se non vi lasciate coinvolgere
nel loro destino, non arriverete mai a identificarvi con loro,
non arriverete mai al cuore del libro. È così che
si legge un romanzo: come se fosse qualcosa da inalare, da
tenere nei polmoni. Dunque, cominciate a respirare. Ricordate
solo questo. È tutto; potete andare ".
(Da Leggere Lolita a Teheran. Adelphi, 2004)
In barba ai censori
Più ci ritiravamo nel nostro santuario, più ci
estraniavamo dalla vita quotidiana. Talvolta, mentre camminavo
per strada, mi ritrovavo a chiedermi: “E’ questa
la mia gente, questa la città dove sono nata? E io,
sono davvero ciò che sembro?”
Né Humbert, né il censore cieco arrivano mai
a possedere fino in fondo le proprie vittime, vicine e irraggiungibili
come gli oggetti della fantasia. Possono essere annientate,
ma non costrette alla resa.
(Da Leggere Lolita a Teheran. Adelphi, 2004)
Grazie, Repubblica islamica
"
Dobbiamo ringraziare la Repubblica islamica di averci fatto
riscoprire e, anzi di aver trasformato in oggetti del desiderio
più spasmodica tutte quelle cose che prima davamo per
scontate: si potrebbe scrivere un saggio sul piacere proibito
di affondare i denti in un toast ". " Oh, ma in realtà dovremmo
ringraziarla per un sacco di cose!” Ho replicato. Quell'episodio
memorabile ha segnato l'inizio dei nostri lunghi e dettagliatissimi
elenchi di debiti con la Repubblica islamica: andare a una
festa, mangiare un gelato in pubblico, innamorarsi, tenersi
per mano, mettere il rossetto, ridere in pubblico, leggere
Lolita a Teheran.
(Da Leggere Lolita a Teheran. Adelphi, 2004)
Ostaggi dell’America
L'America, il paese che conoscevo e in cui avevo vissuto tanti
anni, era diventata improvvisamente l'isola che non c'è della
Rivoluzione islamica. L'America del mio passato svaniva, nascosta
dal baccano delle nuove formule. Fu proprio allora che il mito
americano cominciò a impossessarsi dell'Iran. Perfino
chi desiderava la sua rovina ne era ossessionato. L'America
era la terra di Satana e il Paradiso Perduto, l'oggetto di
un interesse ambiguo che col tempo, a sua volta, ci avrebbe
presi tutti in ostaggio.
(Da Leggere Lolita a Teheran. Adelphi, 2004)
[torna
indietro]
|