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Alberto Manguel: Chiavi di lettura

Modi di leggere, mondi da leggere

Leggere lettere sulla pagina è solo una delle molte letture possibili. L’astronomo che legge sulla mappa del cielo la posizione di stelle che non esistono più; l’architetto giapponese che legge sul terreno la disposizione da dare alla casa per proteggerla dalle forze del male; lo zoologo che legge le tracce degli animali nella foresta; il giocatore di carte che legge i gesti del compagno prima di giocare la carta vincente; il ballerino che legge le annotazioni del coreografo, e il pubblico che legge i movimenti del ballerino sul palcoscenico; (…) il genitore che legge la faccia del bimbo per scoprirvi i segni della gioia, della paura, della meraviglia; l’indovino cinese che legge gli antichi segni sul guscio di una tartaruga; l’amante che legge alla cieca il corpo dell’amata di notte, sotto le lenzuola; (…) il contadino che legge nel cielo il tempo che farà; tutti costoro condividono con il lettore di libri l’arte di decifrare e tradurre segni.
(da “Una storia della lettura”, Mondadori 1997, traduzione di Gianni Guadalupi)

La scomparsa dello scrittore

Nel rapporto tra scrittore e lettore è implicito un stupefacente paradosso: creando il ruolo del lettore, lo scrittore decreta anche la propria morte, perché una volta finita la stesura del testo, lo scrittore può anche ritirarsi, cessare di esistere. Finché lo scrittore rimane presente, il testo rimane incompleto. Solo quando lo scrittore lo abbandona, il testo assume un’esistenza propria, un’esistenza silenziosa, fino al momento in cui un lettore lo legge. Solo quando un occhio si posa sul testo esso assume una vita attiva. Ogni scrittore dipende dalla benevolenza del lettore.
(da “Una storia della lettura”)

La salvaguardia della specie

In un saggio sul panda, il biologo Stephen Jay Gould scrive che “gli zoo sono passati da istituzioni per mettere in mostra animali catturati a rifugi di conservazione e propagazione delle specie in pericolo”. I festival letterari, le letture pubbliche servono a conservare e propagare gli scrittori. Conservare perché hanno bisogno di comprovare (come confessava Plinio) di avere un pubblico che dà importanza alle loro opere; conservare, in un senso più brutale, perché (a differenza di Plinio) hanno bisogno di essere pagati per il loro lavoro; e propagare perché gli scrittori generano lettori, che a loro volta generano scrittori. Gli ascoltatori che comprano un libro dopo averlo sentito leggere moltiplicano la lettura; l’autore che scopre di non scrivere per l’oblio è incoraggiato da questa esperienza, e scrive ancora.
(da “Una storia della lettura”)

Il nocciolo di Borges

Per Borges il nocciolo della realtà stava nei libri: nel leggere libri, scrivere libri, parlare di libri. In maniera viscerale era consapevole di continuare un dialogo iniziato migliaia di anni fa e che credeva non sarebbe mai finito. I libri risuscitavano il passato. “Col tempo” mi diceva “ogni poesia diventa un’elegia.”
(da “Con Borges”, Adelphi 2005, trad. Giovanni Ferrara degli Uberti)

La felicità nei libri

Ci sono scrittori che tentano di mettere il mondo in un libro. E ce ne sono altri, più rari, per i quali il mondo è un libro. Borges era uno di loro. Credeva, a dispetto di tutto, che abbiamo il dovere morale di essere felici, e credeva che la felicità si possa trovare nei libri , anche se non sapeva spiegare il perché. “Non so dire con precisione per quale motivo sono convinto che un libro ci possa rendere felici” diceva. “Ma questo piccolo miracolo mi riempie di gratitudine”.
(da “Con Borges”)

Il computer di Pinocchio

Le nostre leggi economiche favoriscono il contenitore piuttosto che il contenuto, perché il primo, più seducente, può essere commercializzato con maggior lucro:ecco perché l’economia spinge la tecnologia elettronica. Per venderla, la nostra società ne pubblicizza le due qualità principali: la velocità e l’immediatezza. “Più veloce del pensiero” dice la pubblicità di un certo computer portatile, uno slogan che la scuola di Pinocchio avrebbe senza dubbio condiviso. La contrapposizione è fondata, perché il pensiero richiede tempo e approfondimento, le due caratteristiche essenziali della lettura.
(da “Il computer di sant’Agostino” a cura di Giovanna Baglieri, ed. Rosellina Archinto, 2005)

 

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