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Ryszard Kapuscinski: Chiavi di lettura

I FILI CHE CI LEGANO AL MONDO
“È molto difficile capire che ognuno di noi è un essere umano connesso agli altri esseri umani, che dobbiamo immaginarci come figure dotate di moltissimi fili e legami che vanno in ogni direzione; per molti è difficile accettare questa realtà, ecco perché viviamo tante tensioni, depressioni, stress.
Nel mio caso, proprio perché vivevo in questi continenti, ho tentato di far capire attraverso i miei scritti che viviamo un momento di grande rivoluzione, a cui tutti prendiamo parte; e che in primo luogo dobbiamo comprendere la situazione e quindi adattarci ad essa.” (da “Il cinico non è adatto a questo mestiere”)

REALTÀ VIRTUALE
“ Il problema delle televisioni, in generale di tutti i media, è che sono così grandi, influenti e importanti che hanno cominciato a creare un mondo tutto loro. Un mondo che ha poco a che fare con la realtà. Ma del resto questi media non sono interessati a riflettere la realtà del mondo, bensì solo al competere l’uno con l’altro.” (da “Il cinico non è adatto a questo mestiere”)

L’ESEMPIO DI ERODOTO
“ Più che le sorti degli uomini e delle guerre, adesso preferivo analizzare i suoi ferri del mestiere. Come lavorava? Di che cosa si interessava? Come abbordava la gente? Quali domande poneva? Come ascoltava quello che gli raccontavano? Per me si trattava di cose importanti: in quel periodo cercavo di studiare l’arte del reportage ed Erodoto mi pareva un maestro di prim’ordine. Mi intrigava soprattutto il rapporto tra Erodoto e la gente che incontrava: tutto quello che si scrive nei reportage proviene dalla gente e il valore di un testo dipende molto dalla qualità del rapporto io-lui- gli altri. Dipendiamo dagli altri e il reportage è forse il più collettivo dei generi letterari.” (da “In viaggio con erodoto”)

SULLA PROPRIA PELLE
“Non c’è scampo: se si vuole penetrare negli angoli più oscuri, traditori e intatti di questa terra, bisogna essere pronti a pagare con la salute se non con la vita. Le passioni pericolose sono sempre un Moloch pronto a inghiottirci. Qualcuno risolve la situazione con un’esistenza paradossale, vale a dire che appena arrivato in Africa si rintana in un buon albergo, non esce mai dai quartieri bianchi e, sebbene da un punto di vista geografico si trovi in Africa, in realtà continua a vivere in un surrogato d’Europa in formato ridotto. Si tratta di un espediente indegno di un vero viaggiatore e inaccettabile per un corrispondente che deve verificare tutto sulla propria pelle.” (da “La prima guerra del football”)

SEMPRE LA STESSA MUSICA
“ Posso fare una scoperta: le stazioni trasmettono tutte la stessa musica, lo stesso beat, pop, heavy; oppure heavy, pop, beat; oppure pop, heavy, beat, e così via. Se, per caso, oltre alla musica risuonano anche parole, sono invariabilmente in inglese. Una sensibilità d’ascolto nuova, un gusto nuovo, una percezione nuova, impostati su un unico suono , su una stessa tonalità, su un medesimo ritmo.
Sono proprio questa uniformità, questo monopolio, che fanno impressione. Da una parte, abbiamo una ricchezza sempre crescente di mezzi tecnici, di ritrovati elettronici, di fibre ottiche, di satelliti, di compact disc e di laser; dall’altra, l’impoverimento dei contenuti, la monotonia, la noia assordante.” (da “Lapidarium”)

IL CENTRO OCCIDENTALE
“ L’Occidente, vale a dire il centro decisionale dell’umanità, si interessa a una data zona del mondo, a un dato continente solo finché teme che da quella parte possa sopraggiungere una minaccia o un pericolo nei suoi confronti. Così è stato nella seconda metà degli anni quaranta per l’Asia (rivoluzione in Cina, indipendenza dell’India e del Pakistan, inizio della guerra in Indocina), così per l’Africa degli anni sessanta (guerra d’Algeria, rivolta nello Zaire, inizio della lotta armata in Angola) e per l’America Latina dello stesso periodo, quando vi agivano i gruppi di guerriglieri. Poi, appena la questione si rivela inoffensiva e la paura sparisce, il continente che suscitava tante apprensioni perde ogni interesse e sprofonda nell’oblio.” (da “Lapidarium”)

 

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