Pisa,
22 dicembre 2006
Padre Alex Zanotelli: di ritorno
dall’inferno di Korogocho

Dopo i quattordici anni di Nairobi, di cui dodici nella baraccopoli
di Korogocho, Padre Alex Zanotelli è tornato in Italia
da qualche anno e ha scelto Napoli come il luogo della sua
nuova azione missionaria. Vive nel Rione Sanità, lavora
in particolare con gli zingari rom e gli emarginati, ma ogni
settimana cerca di essere ovunque è possibile, ovunque
si richieda la sua voce e la sua presenza. Dopo la vittoria,
a Napoli, dell’azione contro la privatizzazione dell’acqua
[vedi Speciale
Ambiente], ha portato questa iniziativa a livello
nazionale, dove il 12 gennaio è iniziata la raccolta
di firme per una legge di iniziativa popolare.
L’incontro con Padre Zanotelli non può lasciare
indifferenti. Sei a confronto con idee e pensieri che hanno la
concretezza di una vita vissuta fino in fondo, in fondo all’inferno
che sperimentano quotidianamente i poveri più poveri del
mondo. Sono rimasto per un’ora nella sua casa in verticale,
tre piccole stanze su tre piani accanto al campanile, che nessuno
voleva abitare perché abitata dagli spiriti, dai “monacielli” (“ma
sono monaco anch’io, tra noi ci intendiamo” dice
Padre Alex). Ho osservato i pochi oggetti-simbolo, le fotografie,
i manifesti che ne rivestono le pareti. Quello che più mi
ha colpito sono stati due crocifissi senza braccia, una scultura
di legno grande, all’ingresso, e uno sdraiato su un telo
di stoffa, all’ultimo piano. Da lì è partito
il dialogo-intervista, tra i più intensi che personalmente
mi sia capitato di vivere in questi anni.
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