pubblicato il
23 settembre 2008
Gore Vidal: l'inarrestabile
crisi dell'Impero
di Luciano Minerva

Gore Vidal non vive più in Italia da quasi due anni. Fino ad allora
aveva diviso la sua residenza tra la splendida villa di Ravello, sulla costa
amalfitana, e Los Angeles. Ora, alla morte del compagno che ha condiviso con
lui cinquant’anni di vita, è tornato stabilmente negli Stati uniti.
In “Navigando a vista” ha come aggiornato la sua autobiografia di “Palinsesto”,
aggiungendo episodi, osservazioni e curiosità di una vita densissima di
incontri, conoscenze, esperienze. Per lui la politica è una vocazione,
ma forse lo sono anche l’interesse per la storia, l’amore per la
narrativa, per il cinema, il teatro e tutte le forme di comunicazione. Critico
della società, e di quella americana in particolare, lo è stato
sempre; basta offrirgli uno spunto e partono le sue bordate contro la famiglia
Bush, l’impero americano, i modelli culturali prevalenti.
Il suo ultimo libro uscito in Italia, “Il candidato”, parla di
una vicenda di 130 anni fa, e negli Usa è uscito nel 1976. Ma la sua
lettura è come quella di un classico, sempre utile a comprendere la
realtà attuale.
Lo avevamo incontrato due giorni prima dell’11 settembre 2001. Pochi
giorni dopo la sua intervista, lunga e approfondita, sembrava profetica, nella
sua lucidità. Alla Fiera del libro di Torino abbiamo avuto questa nuova
occasione di incontrarlo. Più affaticato, più rapido e caustico
nelle risposte, ha comunque affilato la lama delle sue parole e colpito ancora.
|