pubblicato
il 21 dicembre 2006
Wole Soyinka: lezione di dignità

Il tema centrale della vita e della scrittura di Wole Soyinka,
Primo Premio Nobel africano della storia della letteratura, è l’affermazione
della dignità dell’uomo. Un tema che gli leggi
sul volto e in tutta la sua figura, con i capelli bianchi
che gli circondano il viso come una specie di aura. L’esperienza
del teatro (è stato attore, oltre che regista e autore)
gli dà una presenza scenica anche nel semplice stare
in piedi.
Soyinka è stato, come molti intellettuali africani, tra
i militanti delle lotte per l’indipendenza e tra i delusi
dai processi di trasformazione politica che hanno portato l’Africa
in balia di dittatori controllati dalle multinazionali dei paesi
ex-coloniali. Ha creduto nel valore di ideologie che ha visto
sgretolarsi proprio nella gestione del potere. La scrittura,
il potere della parola, è stata la sua forza. Il Premio
Nobel per la Letteratura che gli è stato assegnato nel
1986 è stato il primo vinto da un africano. Da allora
la sua forza e la sua volontà di raccontare, di spiegare,
di denunciare ne ha fatto un punto di riferimento per tutti.
Non a caso è stato per alcuni anni scelto come Presidente
del Parlamento degli scrittori.
Tra dicembre 2006 e settembre 2007 Soyinka è stato in
Italia tre volte. Da ognuna di queste presenze abbiamo ricavato
un’occasione per incontrarlo e conoscerlo meglio.
A Roma, a dicembre 2006 è stato alla Fiera della Piccola
e media editoria, per ricevere il Premio Internazionale Biblioteche
di Roma. Tema del suo incontro con il pubblico, coordinato da
Italia Vivan, docente di letterature africane, è stato
il suo libro più recente, la raccolta di saggi “Clima
di paura”.
A luglio è tornato a Roma, per un incontro all’Università La
Sapienza. In quell’occasione ci ha concesso una lunga intervista.
Il dialogo si è snodato lungo un percorso che dai viali
dell’Università è arrivato fino al Museo
di Arte Classica, dove le copie in gesso di statue greche e romane
hanno fatto da sfondo alle ultime domande, quelle sul suo amore
per la mitologia e sulla relazione tra la letteratura e le altre
arti. L’intervista si conclude con una piccola sorpresa,
questo suo sogno di poter tornare sui banchi di scuola, per continuare
ad apprendere in campi che ancora lo incuriosiscono.
Il terzo documento filmato che proponiamo è l’incontro
conclusivo del Festivaletteratura di mantova 2007. Perchè il
Premio Nobel per la Letteratura Wole Soyinka non si è candidato
alla presidenza della sua Nigeria, come chiedevano a gran voce
molti intellettuali del suo Paese? “Perché la mia
capacità di arrivare a mediazioni e compromessi è molto
scarsa” risponde. Intervistato da Peter Florence, direttore
del Festival letterario di Hay-on Wye, a cui Mantova si è ispirata,
Soyinka parla del rapporto dell’Africa con la lingua dei
colonizzatori, del teatro “universale” (“per
me Arlecchino è uno schiavo scappato dal teatro Yoruba”),
della farsa delle elezioni americane del 2000 (“potevano
chiedere consigli alla Nigeria”) del suo impegno.
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