pubblicato il
4 maggio 2005
Wilbur Smith
di Luca Gaballo

Wilbur Smith è forse il narratore di avventura
più fortunato del pianeta. All’età di
72 anni guarda il mondo accoccolato su una pila di romanzi
che hanno scalato le classifiche: 32 volumi ed oltre 120
milioni di copie vendute. Il successo è cresciuto
progressivamente, da 25 anni ogni romanzo vende più del
precedente.
Smith è nato in Rodhesia, nel territorio dell’attuale
Zambia. Il suo tema unico e prediletto è l’Africa.
Anzi, per maggiore chiarezza, l’avventura degli Europei
in Africa, dagli inizi all’apogeo del colonialismo, fino
alla fine del regime dell’apartheid. Si è lanciato
anche in incursioni nel passato remoto, tra i fenici o gli egizi,
ma i suoi eroi sono sempre bianchi; faraoni egizi, sacerdoti
fenici, pirati inglesi, mercanti olandesi, boeri, agenti segreti
americani, consiglieri militari russi, perfino camicie nere italiane
impegnate nella guerra d’Etiopia, insomma chiunque o quasi,
purchè sia bianco e purchè il suo teatro di azione
sia la magnifica, romantica e crudele terra d’Africa...
Al centro delle sue storie c'è sempre un protagonista
che incarna i valori tipici dell'inghilterra vittoriana, sentita
come una dimensione etica fuori dal tempo. E' questo set di valori
chiari, precisi e definiti che si staglia con nettezza su sfondi
cangianti come il mantello di un leopardo, direbbe Smith, a spiegare,
forse, una parte del suo successo.
Difficile per noi capire come mai il Paese in cui Wilbur Smith
vende di più è proprio l’Italia. 15 milioni
di copie già vendute e un nuovo romanzo in libreria che
promette di stracciare i record del passato. Il suo ultimo romanzo,
Il trionfo del sole, è ambientato nel XIX secolo in Sudan
dove le forze del Madhi, una specie di Bin Laden del tempo, assediano
Khartum difesa dal magnetico generale britannico Gordon. Avventura,
colore, violenza, amore, eroismo: ci sono tutti gli ingredienti
del genere, ma quello in cui Wilbur Smith eccelle è la
capacità di moltiplicare gli intrecci e di spingere la
narrazione ad un ritmo in costante accelerazione. La sua scrittura è visiva,
e l’immaginazione grandiosa. Il libro è pieno di
eserciti che si scontrano, di navi che saltano in aria, di città in
fiamme, sullo sfondo del deserto e del grande Nilo. In cambio
del divertimento gli perdoniamo qualche strafalcione storico,
parecchio sciovinismo britannico ed anche una buona dose di maschilismo
politicamente scorretto. Del resto se il suo pubblico è composto
in gran maggioranza da lettori di sesso femminile qualche motivo
ci sarà pure.
|