pubblicato il
4 maggio 2005
Bapsi Sidhwa
di Luciano Minerva

«Siamo in un mondo nel quale sempre di più la
potenza è di per sé giusta, i valori etici e morali sono finiti.
Il mondo non è più regolato dall'onore, non c'è più neppure
la finezza, ma ci si basa sull'ipocrisia, sulla potenza come diritto».
In poche parole, nel rispondere a una domanda sull’11 settembre, Bapsi
Sidhwa esprime forse la motivazione più forte, quella etica, che l’ha
spinta e la spinge a scrivere.
La sua aria mite e il portamento quasi dimesso, così come il tono tranquillo
della sua voce non devono ingannare, le traversie che ha vissuto sono molte,
da quella spartizione dell’India che vide da piccola, e che ha raccontato
mirabilmente, con gli stessi occhi da bambina, ne La spartizione del cuore;
il coraggio di scrivere i suoi libri in inglese in quel Pakistan in cui pochi
osavano farlo; la sfida di mettere al centro di un romanzo i Parsi, il popolo
cui appartiene, ridotto ormai a 120.000 unità nel mondo: la presentazione
del suo libro in Pakistan fu accolta da un attentato; il suo trasferimento
a Houston, con quell’abilità tutta Parsi di ambientarsi in un
Paese nuovo.
Le costanti della sua narrativa sono l’attenzione alla condizione della
donna - La sposa pakistana è il libro che ne ha determinato il successo
internazionale - e la ricerca dei suoi personaggi di come dirigere il proprio
destino per i sentieri molto stretti che la tradizione e le gabbie sociali
lasciano in molte aree del mondo. Grande umanità, racchiusa anche nel
suo sorriso aperto, e tono umoristico e ironico (legato anch’esso al
Dna Parsi) capace di insediarsi tra i drammi della vita. L’intervista
a Bapsi Sidhwa l’abbiamo realizzata a Mantova, nel settembre scorso,
sulle rive del Mincio. |