pubblicato
il 15 marzo 2006
Meir Shalev
di Zouhair Louassini
Come iniziare un incontro con una gaffe? Niente di più facile.
A Lucera, a pochi chilometri da Foggia, mi trovo davanti a
Meir Shalev, che alloggia nello stesso albergo in cui l’organizzazione
del festival di letteratura mediterranea ci ha ospitato. Mi
avvicino e la prima frase che mi viene in mente per rompere
il ghiaccio è: “lei assomiglia a Amos Oz”.
Uno sguardo e un gesto di disapprovazione. Per aggiustare il
tiro insisto: “voglio dire fisicamente”. Peggio
ancora.
Situazione imbarazzante salvata del sorriso pietoso della
moglie, Rina, che mi guarda e mi dice: “io avrei detto Bruce
Willis”. Come rifiutare una mano tesa? Riconosco che è vero;
era l’inizio d’una bella amicizia.
Da quel giorno ho imparato: che a nessun autore piace essere
paragonato ad un altro autore, mai, nemmeno fisicamente.
Meglio paragonarlo a Bruce Willis, è meno offensivo, il beniamino
di Hollywood, impavido di fronte ai carri armati del set, anche
se questo per Meir Shalev è solo lo spettro di una guerra
vera in cui è rimasto ferito gravemente… |