di Zouhir Louassini
Un premio importante come il Nonino, al di là di essere una
gran mossa pubblicitaria, è anche una vera occasione per aprirsi al
mondo, vedere gente nuova che proviene da diversi paesi. Bello poter coniugare
la cultura al plurale. Soprattutto in momenti in cui voci anacronistiche si
alzano per difendere ogni tipo di chiusura. A Udine durante i giorni della
premiazione la cosa più interessante era vedere con quale naturalezza
tutti passavano da una lingua ad un'altra senza complessi. L’importante
era comunicare.
Silvia Pérez-Vitoria era, per me, la sintesi di questo spirito. Francese d’origine
spagnola, è vissuta in vari paesi latinoamericani e conosce perfettamente
varie realtà africane. Era gradevole sentirla ragionare sulla realtà contadina
con entusiasmo e speranza. A chi pensa che il mondo rurale sia finito, lei
rispondeva che al contrario “se l’umanità ha bisogno di
credere in un futuro migliore, quello lo può trovare in una dimensione
dove l’agricoltura diventi, o meglio ridiventi, il centro della nostra
logica produttiva”. Il mondo rurale, secondo lei, potrebbe addiritura
offrire delle risposte etiche qualora l’umanità imparasse a difendere
l’unico vero bene che ha: la terra.