Orhan Pamuk: andare a est guardando
l'ovest di Luigia Sorrentino
Orhan Pamuk, nato a Istanbul 54 anni fa , è il Premio
Nobel per la Letteratuta del 2006. Autore di sette romanzi,
nel 2005 ha subito l'accusa di “manifesta
offesa alla turchità”, quando ha riconosciuto
la Turchia colpevole dello sterminio di un milione di armeni
e 30 mila curdi in Anatolia all'inizio del XX secolo.
Abbiamo incontrato Pamuk in occasione della 52.ma edizione
del Premio Napoli, pochi giorni prima dell'assegnazione del
Nobel.
Napoli e Istanbul sono collegate
da un comune strato di cultura e di tradizione. Entrambe città-regno,
sono, ancora oggi, città costantemente
rivolte verso l’Europa alla ricerca di un'identità libera
dalla tristezza, dalla miseria, dalla decadenza. Le due antiche
capitali conservano un’identità comune che mira
a raggiungere anche la qualità, il successo, dell’occidente.
Molte città, nel mondo, somigliano a Istanbul: tutte quelle
che ne condividono la malinconia,
il disordine, la precarietà, il crollo, da sconfitta
o da povertà. “Vi dirò chi sono”,
scrive Pamuk in Istanbul. E racconta che una volta
disegnava, studiava architettura e sognava di diventare pittore.
Poi
decise di scrivere e di vivere, così, la sua seconda esistenza.