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14 gennaio 2008
Elsa Osorio
di Luigia Sorrentino

“C’è tanta solitudine in quell’oro./ La luna delle notti non è la luna/ che vide il primo Adamo. I lunghi secoli/ della veglia umana l’hanno colmata/ di antico pianto. Guardala. E’ il tuo specchio.”
Elsa Osorio, scrittrice argentina di fama mondiale, nata nel 1953 a Buenos Aires, legge per noi, nella sua lingua madre, da “La rosa profonda” , una delle più belle poesie di Jorge Luis Borges, “La luna” .
“La luna non è più luna”, dice il poeta, “guardala, è il tuo specchio”. L’hanno riempita anni di pianto, di orrori. Orrori e persecuzioni difficilmente sopportabili, come il genocidio compiuto dai militari in Argentina tra il 1976 e il 1983 contro i propri figli, i desaparecidos, durante il periodo della dittatura militare fascista.
Una ferita incancellabile, come la stessa Osorio racconta nell’intervista, una ferita inferta ai giovani che si opponevano al Regime, ma anche alle Madri, a cui vennero strappati i figli. “Non si può guardare al futuro nascondendo fatti così gravi che sono accaduti nel passato”, spiega la scrittrice argentina da anni impegnata nella difesa dei diritti umani in occasione del suo soggiorno in Italia per il conferimento del Premio Internazionale delle Biblioteche di Roma a lei assegnato per l’anno 2007.
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