Azar Nafisi
Rileggo, dopo alcuni mesi, la trascrizione dell’intervista
ad Azar Nafisi
e trovo più volte, e scelgo di lasciarla nel testo, la notazione: “ride”.
Questa frequenza di risate nel bel mezzo dell’intervista, e non solo di
sorrisi aperti, è decisamente insolita. Generalmente è tipica di “vecchi
saggi”, capaci di reagire in questo modo schietto e naturale, ad alcune
domande, prima di elaborare la risposta razionale. Personalmente mi è capitato
solo con lo scrittore ivoriano Ahmadou Kourouma, nella sua ultima intervista
televisiva, e con il Dalai Lama, capace però di ridere all’improvviso
anche nel mezzo di rituali sacri. Non me lo sarei aspettato da Azar Nafisi, pur
dopo aver letto il libro che ha fatto conoscere al mondo (“meglio di qualunque
reportage giornalistico” ha detto di recente Salman Rushdie) la condizione
dell’Iran di oggi.