pubblicato l'18
ottobre 2005
Ann-Marie MacDonald: del
senso tragico dell'umorismo...
di Cristina Bolzani

A vederla parlare colpisce subito l'espressività energica,
gli occhi vivacissimi, ammiccanti, i sorrisi ironici. E quindi
non sorprende scoprire che Ann-Marie MacDonald ha esordito
come attrice teatrale, prima come stand up comedian (gli stessi
esordi di Woody Allen, per intenderci), poi come attrice di
opere classiche; e che ha scritto per il teatro prima di arrivare
ai due romanzi scrittri finora, drammatici. Perché insieme
alla voglia di essere una scrittrice, che risale a quando aveva
più o meno sei anni, in lei c'era il desiderio di esibirsi
davanti a un pubblico, e infatti alla platea mantovana ha rivelato
di essere riuscita nelle due aspirazioni di bambina, diventare
agente segreto (che si riflette nel suo modo narrativo 'investigativo'
di seguire i dettagli per arrivare a una verità) e attrice
comica. Un buon esempio della sua verve ironica si ritrova
nel suo ultimo libro "Buonanotte Desdemona (buongiorno
Giulietta)" - definito dal Village Voice una sorta di "Stratford-upon-Acid" -
dove si diverte a trasformare 'Otello' e 'Romeo e Giulietta'
in commedie. Ma il suo tema ricorrente è la famiglia
vista nei suoi risvolti più drammatici: nei suoi romanzi
il microcosmo famigliare dischiude le più impreviste
aberrazioni. La Mac-Donald è molto critica verso la
famiglia 'nucleare' tipica di alcuni Paesi occidentali, Stati
Uniti in testa. Un modello di cui è esemplare quell'episodio
del film tratto da Le ore di Michael Cunningham in cui Julianne
Moore lascia la sua perfetta casetta anni Cinquanta per non
soccombere alle sue costrizioni. La nostra intervista parte
dalla sua idea dell'infanzia.
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