Una voce dall'Africa verso il futuro
“Vuole davvero che le legga qualche mio testo? Allora aspetti che vado
a prendere il balaphon.” Werewere Liking sale in camera e torna con un
bagaglio ingombrante. Poi, trovato il luogo giusto per l’intervista, comincia
a montare, pezzo su pezzo, questo strumento che ha concepito come “panafricano”.
La telecamera parte e parte subito anche la sua voce. E uno sguardo intenso per
dolcezza ed energia. Il “testo” per lei non può essere soltanto
scritto, la parola è parola recitata o cantata, è la forza della
tradizione orale con tutte le sue modulazioni. La sera, l’ultima del festival,
con il suo trio sarà lei ad animare, improvvisando, la festa dei volontari
che reggono la macchina organizzativa del Festival di Mantova. L’Africa
che racconta Werewere Liking è lontana dagli stereotipi delle immagini
di tristezza e miseria, è l’altra faccia, quella che guarda il futuro,
quella che si porta ancora dentro i semi della saggezza antica presente nelle
centinaia di popoli. L’immagine del villaggio KiYi si può avere
davanti agli occhi attraverso di lei, una donna quasi senza età che ha
saputo unire le sue qualità artistiche alla vocazione di formatrice e
della sua capacità comunicativa una forza magnetica capace di attrarre
giovanissimi e giovani e di indirizzarli su strade positive.