Gavino Ledda: da Padre Padrone alla
Tuttiversità di Luciano Minerva
Ha sessantasette anni oggi Gavino Ledda, ma i capelli nerissimi gliene
nascondono non pochi. Il suo nome, la sua fama sono legati da trent’anni
a Padre padrone, libro da un milione e mezzo di copie in Italia e da quaranta
traduzioni. Il libro è la sua storia, quella del bambino che viene portato
via da scuola in prima elementare, per diventare subito pastore e che dai diciotto
in poi insegue la cultura, la laurea, gli studi, i misteri delle lingue, del
sardo e dell’italiano, con le loro radici. Da quel libro è partito,
e dopo trent’anni di percorsi attraverso racconti e sperimentazioni linguistiche,
a quello tornerà. Per l’intervista ci ospita la casa di Antonella
Nonino e Luca Cendali, il loro splendido “fogolar furlan”, un locale
quadrato con la panca intorno, luogo adatto ai racconti. La premessa all’intervista,
quel momento di conoscenza necessario ad affrontare un autore prima di accendere
le telecamere, quella fase che precede le domande senza anticiparle, quelle in
cui lo scrittore scopre in quale trasmissione si ritroverà, è più che
mai uno studio reciproco. “Vorrei far capire al pubblico chi è lei – gli
dico -, quale sguardo originale offre con quello che ha scritto. Si partirà dai
suoi testi per farla conoscere.” “Allora dovremmo stare a parlare
per una settimana” è la sua prima reazione, quasi di difesa, ma è già un’apertura
al dialogo. E dopo un po’ è lui stesso a dare il via: “Bene,
allora vuol dire che questa sarà una prefazione, poi verrà in Sardegna
e lì faremo un’intervista un po’ più approfondita.
Ma intanto cominciamo.” Si accomoda sulla panca come meglio non potrebbe
e, una risposta dopo l’altra, diventa un fiume in piena.