pubblicato il
4 maggio 2005
Serge Latouche
di Luciano Minerva

La cultura immorale dell'economia
«Rilascia interviste solo la mattina presto o dopo le 18, meglio la
mattina», ci dicono all’ufficio stampa del Festivaletteratura di
Mantova. La sua richiesta sarebbe per le otto, trattiamo per le otto e trenta,
sarà poi lui a chiederci lo spostamento alle nove, anche i più mattinieri
non possono evitare di far le ore piccole travolti dal Festival e dalla vita
della città nei giorni dell’evento che la risveglia. C’è un
tempo dei narratori e un tempo dei saggisti. E’ difficilissimo che chi
lavora di fantasia richieda di essere intervistato la mattina presto. Come
se la mente si risvegliasse più tardi e ai sogni e alla fase del risveglio
andasse lasciato tutto il tempo necessario. Latouche invece è un saggista.
Alto, un aspetto imponente, un bastone che pare portato più per vezzo
o per sicurezza che per necessità, un sorriso disponibile e cordiale
che non cancella l’aria del professore e dello studioso. Non toglierà neppure
per un attimo il berretto con la visiera a coprire la chioma disordinata che
gli avevamo visto nell’incontro con il pubblico. Il suo italiano è abbastanza
ricco e corretto da farglielo scegliere come lingua per l’intervista,
come già per il confronto pubblico. Gli piace, senza esagerare e senza
per questo esaltarsi, essere considerato un anticipatore dei temi e dei tempi,
alla parola ‘profetico’ gli sorridono gli occhi. Perché quando
lui ha scritto L’occidentalizzazione del mondo l’attenzione alla
globalità e alle connessioni tra le culture l’avevano in pochi
grandi maestri.
Antropologo ma non solo, studioso della società nelle sue forme manifeste
e in quei legami invisibili che ne tracciano la struttura, il suo lavoro non
sta solo in quello che scrive personalmente, ma in ciò che sa raccogliere
e coordinare del lavoro e degli studi degli altri, come ha fatto nella rivista
Mauss. Di questa non può fare a meno di ricordare, prima che inizi l’intervista,
il ruolo essenziale di Alfredo Salsano, il direttore editoriale di Bollati
Boringhieri scomparso da pochi mesi, amico fraterno, oltre che grande intellettuale,
di quelli che ti aiutano a leggere la complessità del mondo. E a renderlo
più bello e interessante. |