pubblicato il
15 novembre 2005
Dominique Lapierre: non basta scrivere
per cambiare il mondo

Ti
guarda e ti parla come se lo conoscessi da sempre. La cordialità e
l'apertura, come si può capire dai suoi libri autobiografici, è sempre
stata il suo forte e la chiave dei suoi successi. La voce, anche nel dialogo
a due, è forte e appassionata, come se avesse di fronte una grande platea
in assenza di un microfono. Così probabilmente trasmette il suo entusiasmo
a chi gli sta vicino. Il dinamismo, che lo fa quasi un uomo senza età,
parte dal centro dell'anima, arriva in superficie e si espande come un'onda.
L'incontro con Lapierre avviene in occasione di uno dei suoi frequenti viaggi
in Italia, un paese che non si stanca di ringraziare. E' appena uscito un
libro che offre una retrospettiva, che racconta un viaggio straordinario
(come tutti
i suoi viaggi), quello in un'Unione sovietica che si apre timidamente, nel
1956, dopo la denuncia di Kruscev dei crimini stalinisti. Del viaggio ci
sono anche
le immagini in pellicola, saltate fuori quasi miracolosamente da un archivio.
Dopo quasi cinquant'anni una memoria, come quelle che lui ha raccolto da
migliaia di persone nel corso degli anni.
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