pubblicato il
09 dicembre 2008
Ioanna Karistiani:
l'amore per il
greco, la passione per il mare
di Luciano Minerva
Prima di intervistare Ioanna Karistiani, scrittrice di mare, appassionata
delle storie dei marinai, seguo un dibattito sulle lingue del Mediterraneo a
cui lei partecipa al Festivaletteratura di Mantova.
Il suo amore appassionato
per la ricchezza, le radici, la versatilità del suo greco mi colpisce
e mi convince a chiamare subito Eva, un’amica greca che vive in Italia,
e chiederle se le va di tradurre nei prossimi giorni l’intervista che sto
per fare. Perché capisco che l’inglese come lingua-ponte non può dare
tutto. Devo dare la possibilità a Ioanna di esprimersi nella sua lingua,
da un lato, e ai telespettatori di cogliere almeno qualcosa dei suoni, della
musica, del ritmo del greco, quella lingua natale che ama quanto il mare. Il
sì di Eva spiana la strada per l’esperimento.
Così nasce questa intervista trilingue: un po’ macchinosa nel
suo svolgimento, ma efficace nel suo risultato finale: le rivolgo la mia domanda
in inglese, poi la ripeto in italiano per il pubblico televisivo; lei risponde
prima in greco, poi ripete la sua risposta in inglese perché io la possa
comprendere. Dopo tre o quattro domande il gioco diventa un po’ più facile,
e a un certo punto le due risposte cominciano ad essere una ricchezza in più.
Perché la possibilità di ripetere la risposta una seconda volta
le permette di andare un po’ più a fondo. Così in greco
c’è l’essenziale, e in inglese spiega di più. Nel
video ho integrato le due versioni, e così nel testo. Uno dei temi che
Ioanna tocca è quello del linguaggio della tv, generalmente povero,
incapace di arrivare al cuore dei problemi e di chi ascolta. Il gioco di quest’intervista
dimostra che “si può fare di più” e che non è il
mezzo televisivo ad impoverire il linguaggio, ma le scelte di chi lo gestisce
e lo governa.
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