aggiornato
il 30 maggio 2006
Ryszard Kapuscinski:
Una vita
per raccontare l’Altro
di Luciano Minerva
Per
anni Ryszard Kapuscinski non ha rilasciato interviste televisive.
Non voleva essere riconosciuto, voleva potersi confondere tra
la gente che doveva raccontare. Mescolarsi a loro, comprenderli
fino in fondo ascoltandoli e dando voce alle persone più umili
e nascoste. Nell’ultima fase della sua vita ha scelto
invece di concedere qualche intervista, dopo aver vagliato attentamente
al contesto in cui si sarebbe inserita, perché il contesto
dell’informazione era quello che lo interessava, più del
dettaglio, più del flusso continuo di notizie.
A maggio dello scorso anno Ryszard Kapuscinski è stato a Udine, partecipando
a due eventi: “Vicino lontano”, l’iniziativa legata al Premio
Tiziano Terzani, che con lui aveva avuto una corrispondenza scritta; e la Laurea
honoris causa in traduzione e mediazione culturale che gli è stata conferita
dall’Università di Udine. In quell’occasione abbiamo avuto
la fortuna di incontrarlo per l’intervista che abbiamo proposto in Incontri.
Fortuna perché Kapuscinski era una persona capace di raccontarsi e di
donare la sua esperienza al di là del tempo stesso dell’intervista,
di ascoltare e di dialogare, con un’apertura davvero rara. Fortuna perché sapeva
con le parole giuste, e con la giusta intensità espressiva, andare in
profondo, arrivare al cuore dei problemi e del pubblico destinatario dell’intervista.
La riproponiamo ora che, a 75 anni uno dei più grandi reporter della storia
se n’è andato. Lasciandoci scritti, riflessioni, poesie, fotografie
che resteranno nel tempo, ben oltre il percorso della sua vita.
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