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pubblicato il 4 maggio 2005

Video
Intervista
2004, Mantova
Approfondimenti
Il testo della nostra intervista
Bio-bibliografia
Rassegna Stampa
Kader Abdolah
di Luciano Minerva



Sul suo viso emergono, a prima vista, i baffi, per quanto sporgono compatti dal profilo, come se il volto fosse cresciuto intorno e non viceversa. Poi la precisione e la decisione dei gesti quando parla, come se a ciascuno volesse dare un preciso significato. La sua abitudine a parlare coi gesti arriva da lontano, dalla sua esperienza di figlio di sordomuto, riversata in tutte le sue sfumature nel personaggio di Ismail in “Scrittura cuneiforme”. Per 34 anni ha intessuto con lui un dialogo ininterrotto, il padre analfabeta riparatore di tappeti, lui sempre più colto e impegnato nella lotta politica contro il regime degli ayatollah, fino alla clandestinità prima e all’esilio poi, con il cruccio di aver perso il dialogo con il padre e il proprio ruolo di interprete con il mondo. “Con centocinquanta gesti riuscivamo a raccontarci il mondo, tutto ciò che succedeva e tutto ciò che sentivamo.” Anche fuori dai microfoni tiene a raccontare brani della sua storia di vita, di come il suo secondo romanzo in nederlandese sia stato un omaggio a suo padre, un modo per farsi perdonare e per tramandare la sua memoria. Kader Abdolah è molto fiero del percorso che ha fatto fin qui, “tutti i figli degli handicappati – dice – hanno bisogno di riscattare la vita del genitore”. E lui in più ha bisogno di liberarsi attraverso lo pseudonimo, di quel nome tanto ingombrante che è lo stesso del suo bisnonno, primo ministro in Iran a cavallo del primo Novecento, fatto assassinare dallo scià. “Mi sono sempre riproposto di diventare un grande scrittore” e accompagna la parola grande con un largo gesto delle braccia. Sa di avere queste due ombre ingombranti e vuole rispondere a questo obiettivo, sostenuto dalle critiche ampiamente positive che hanno incontrato i suoi romanzi. Ricorda l’atteggiamento di un campione sportivo che vuole vincere le Olimpiadi, ben sapendo tutte le difficoltà che avrà davanti. Senza questa determinazione non avrebbe penetrato tutte le pieghe della lingua della sua nuova patria. E’ cosciente che chi vive l’esperienza di vivere dentro due lingue e due tradizioni tanto lontane ha una visione più vasta, e la vuole mettere a disposizione dei suoi lettori.
Per l’intervista a Mantova scegliamo la riva di un rio, che scorre nel centro della città e che a Kader ricorda la sua Olanda. “Conosce Deft?” Chiede a me e subito dopo ad altri che incontriamo. “E’ a cinque minuti da Rotterdam, questo posto somiglia proprio alla città che abito io.”

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