pubblicato il 23 aprile 2009
Eduardo Galeano: Il vizio di fare domande scomode
di Luciano Minerva

Dice Isabel Allende che se dovesse scegliere un libro da portare su un’isola deserta, sarebbe “Le vene aperte dell’America Latina”, di Eduardo Galeano. E’ la storia di un continente visto dal punto di vista dei popoli che hanno subito la “scoperta”, la colonizzazione, la rapina, il depauperamento delle risorse umane e naturali, la riduzione in schiavitù. Quando Galeano scrisse quel suo splendido libro d’esordio, aveva ventinove anni. Da allora la sua scrittura e il suo stile sono cambiati in profondo, ma il suo sguardo, la sua curiosità e la scelta di stare dalla parte di chi ha subito la storia e ne viene ignorato hanno seguito la direzione iniziale. Fino all’ultimo “Specchi. Una storia quasi universale” pubblicato in Italia nel novembre 2008. L’abbiamo incontrato a Mantova, nella redazione di “Piazza Alberti”, con i volontari che preparano il quotidiano del Festivaletteratura.
Non sopportando che nella versione televisiva un’altra voce doppiasse la sua, perché non potrebbe ridare i toni, la musica, le pause, il ritmo della sua narrazione, ha scelto di parlare in italiano.
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