Dario Fo: il Nobel dieci anni dopo di Luciano Minerva
Sono passati dieci anni da quando gli fu assegnato il Premio Nobel, anche
se a molti sembrano meno (“Ma davvero? Ma è possibile? Ma sei sicuro?” è spesso
la reazione istintiva). In quest’occasione ci ha rilasciato una lunga intervista
in cui, come spesso accade, un argomento tira l’altro: le polemiche dell’epoca,
il suo essere “pittore professionista e attore dilettante”, come
ama dire, l’ammirazione per il Gesù grande affabulatore, informazione
e disinformazione, la cronaca nera e le morti bianche, lo spazio del compromesso
e inevitabilmente il ruolo del giullare nella nostra società, che oggi,
ad esempio, sta svolgendo tra gli altri Beppe Grillo.
Prima e dopo l’intervista Dario Fo racconta, come un fiume in piena, a
partire dallo spettacolo a cui sta lavorando, che avrà tra i suoi argomenti
il linguaggio e la sessualità. Quando lo incontri sarebbe sempre tutto
da registrare, perché per lui avere davanti una sola persona o una piazza
di diecimila spettatori è pressoché la stessa cosa. La sua natura è quella
di narratore, il suo piacere quello di raccontare e non ci sono intervalli possibili.
Neppure nella sua giornata, piena a 82 anni come lo era a venti.