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pubblicato il 4 maggio 2005

Video
Intervista
2004, Pordenone
Approfondimenti
Il testo della nostra intervista
Bio-bibliografia
Dedica a Assja Djebar
Recensione di "queste voci che mi assediano"
Chiavi di lettura
Assia Djebar
di Luciano Minerva




Non sempre gli scrittori sono come te li aspetti, come li hai immaginati leggendoli, come li hai visti in fotografia. Così è, per me, nel caso della scrittrice algerina Assia Djebar. Si presenta con un viso aperto e meno misterioso di quello che appare nelle fotografie, un portamento da cui riconosci chi ha fatto molto sport, una disponibilità al sorriso e all’allegria ben lontana dalla sofferenza dei suoi personaggi e dei suoi scritti. L’abbiamo incontrata a Pordenone, dove per quindici giorni nel marzo scorso è stata al centro di Dedica, un’iniziativa di Thesis e dell’Associazione provinciale per la prosa di Pordenone.

«E’ la seconda volta che sono qui, ma solo ora mi rendo conto di dove sono. Solo adesso capisco di essere a pochi chilometri dal paese di Pasolini e ne sono emozionata. Appena ho saputo della sua morte, ho capito che dovevo fare qualcosa per raccontare come raccontava lui, con lo stesso amore per il dialetto, con la macchina da presa: dovevo descrivere il mio Paese, le donne della mia terra, con l’occhio di chi le conosce da dentro, senza nessuna concessione all’esotismo.» E’ ciò che avrebbe fatto con il film La Nouba des femmes du Mont Chenoua, premiato come miglior documentario al Festival di Venezia del 1979. Ad Assia piace raccontarsi da subito, prima ancora dell’intervista. Tutta al presente, con la sua meraviglia per la scoperta delle sculture di legno del museo di Pordenone, con gli impegni che la assediano, gli articoli da scrivere in albergo per qualcuno che li aspetta da Parigi, il tempo davvero scarso a disposizione prima di partire per New York. E chiede tra il divertito e il sospettoso se non sia anche tu uno degli innumerevoli giornalisti che le faranno quelle domande politiche a cui potrebbe rispondere chiunque, che non si sa perché si facciano agli scrittori e che sono destinate a finire nella marmellata dell’informazione. «No, partiremo dai suoi libri, da quello che ha scritto». «Grazie, allora possiamo cominciare».


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